Sin señas particulares, Apertura TFF 2020

Sin señas particulares – Uno sguardo tutto al femminile sui desaparecidos messicani

Opera prima della regista Fernanda Valadez, Sin señas particulares ha aperto la 38ª edizione del Torino Film Festival all’insegna dello sguardo femminile. Come ha più volte sottolineato il direttore Stefano Francia di Celle, quest’anno si è cercato di valorizzare il più possibile la presenza delle donne nel cinema. A partire dalle registe selezionate fino alla composizione della giuria. In questo senso il film di apertura è ben esemplificativo di questo sforzo, considerando la rara composizione della sua troupe.

Astrid Rondero, per esempio, ha scritto il film insieme alla regista e ne è anche produttrice e montatrice. Claudia Becerril Bulos è direttrice della (bellissima) fotografia, Clarice Jensen è autrice delle musiche. Naturalmente, poi donna è anche la protagonista, Mercedes Hernández, nel ruolo di Magdalena, una madre alla disperata ricerca del figlio al confine con gli USA. C’è quindi una donna a capo di ogni elemento creativo e narrativo che compone il film nei suoi vari aspetti.

Raccontare i desaparecidos dei cartelli

Sin señas particulares nasce dal precedente cortometraggio di Valadez, 400 maletas (2014), 400 valigie. Nel pericoloso percorso verso il confine con il USA, infatti, spesso degli uomini non rimangono che i bagagli, o scarpe. Piccoli oggetti apparentemente insignificanti che, abbandonati, diventano il segno della brusca interruzione di una vita (e della fuga). I desaparecidos in Messico hanno raggiunto un numero probabilmente incalcolabile. Dal 2006, anno in cui l’ex presidente Felipe Calderón dichiarò guerra ai cartelli, ne sono stati accertati oltre 73.000 ma è impossibile avere dati esatti. Si sa solo che molte famiglie hanno cercato anche autonomamente di ritrovare i propri cari e proprio da questo nasce l’idea del film.

Vengo dallo stato del Guanajuato, dove ci sono molti migranti che cercano di andare negli Stati Uniti. Quando ho letto un articolo sui tredici ragazzi rapiti da un autobus ho pensato a quale poteva essere stato il loro destino, e quello di centinaia di altre persone in Messico. Così ho iniziato a scrivere. Da oltre dodici anni siamo in guerra contro i cartelli ed è una guerra che coinvolge qualsiasi tipo di guadagno illecito: tratta di persone, sfruttamento sessuale, commercio di droga. Questi traffici usano le stesse rotte dei migranti.

Fernanda Valadez

Come esprimere una violenza inenarrabile: lo stile del film

Valadez sceglie di non mostrare l’aspetto cruento di questa storia. Il suo film si focalizza sulla disperata e silenziosa ricerca di una madre attraverso paesaggi desolati. La Natura prevale nella sua aspra bellezza, accompagnando un cammino colmo di preoccupazione e sofferenza. L’armonia e la perfezione di alcune immagini create dalla direttrice della fotografia contrastano in maniera evidente con il trauma e il sangue che c’è dietro questa storia.

Eppure è l’emotività, o meglio il susseguirsi di emozioni di Magdalena durante il percorso, il vero centro del film. Non scopriamo cosa sia successo al figlio se non a qualche minuto dalla fine. Per tutto il tempo invece cerchiamo di empatizzare con lei, anche quando si chiude nei suoi inevitabili silenzi, in totale solitudine.

Il male del mondo rappresentato è così acuto e così spaventoso che non può avere nemmeno una forma umana. Nell’estremo naturalismo del film, quindi, ecco che spunta all’improvviso l’ombra del diavolo, comprese corna e coda. Una metafora, ovviamente, e un’allucinazione oltre che un modo per dar forma alle visioni e alle paure più profonde dei personaggi (e del popolo) raccontato.

Sin señas particulares è forse un film in cui è facile perdersi, perché anziché ancorarsi a una trama serrata o un modello “da documentario”, sceglie di operare attraverso suggestioni e percezioni. Ciononostante la sceneggiatura ha ottenuto un importante riconoscimento al Sundance Film Festival, in cui il film ha vinto anche il Premio del pubblico.

Come tutti i film del TFF, anche questo è disponibile su MyMovies per 48 ore, cioè fino alle 14.00 di domenica 22 novembre.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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