Venezia 82, The Voice of Hind Rajab, Kaouther ben Hania (Concorso)
Venezia 82, The Voice of Hind Rajab, Kaouther ben Hania (Concorso)

Venezia 82, i film che abbiamo visto il 3 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia 2025

The Voice of Hind Rajab, Kaouther ben Hania (Concorso)

Niente di costruito, niente di finto. The Voice of Hind Rajab è uno spaccato di realtà crudele e pressante, qualcosa che ormai è impossibile ignorare e che ha il bisogno di essere notato. Tratto da una storia vera, scritto e diretto da Kaouther Ben Hania, il lungometraggio racconta dell’uccisione di Hind Rajab, una bimba palestinese di 6 anni, a seguito di un attacco israeliano nella striscia di Gaza.

Non servono le immagini della tragedia per descrivere il dolore. Bastano le urla, i silenzi, le richieste di aiuto strazianti, la voce spaventata di una bambina che diventa simbolo di coloro che, da quasi due anni, sono vittime di un sistema corrotto e negazionista. Non si tratta di pornografia del dolore, ma di un grido che ha necessità di essere ascoltato. The Voice of Hind Rajab sceglie di raccontare la sua storia così, con i reali audio delle chiamate di quel giorno, 29 gennaio 2024, che ad oggi grazie alla potenza del cinema si fa portavoce di un movimento e di una protesta impossibili da ignorare.

In the Hand of Dante, Julian Schnabel (Fuori Concorso)

Forse uno dei film più tormentati, soprattutto per quanto riguarda la sua produzione iniziata ormai 17 anni fa, In the hand of Dante di Julian Schnabel vuole raccontare tutto ma non dice quasi nulla.

Schnabel tenta costantemente di creare parallelismi e connessioni tra quella che è stata la storia di Dante e la stesura della Divina Commedia, e la vita di Nick Tosches, uno scrittore che tenta di recuperare parti del manoscritto originale. Il risultato è un film estremamente provocatorio ma contemporaneamente grottesco, che diventa, mano a mano che procede, quasi una parodia di sé stesso. Le connessioni, troppo forzate e molto spesso prive di un senso logico, contribuiscono a creare un risultato mediocre e per nulla d’impatto. Medesima situazione accade con i personaggi, per nulla approfonditi e troppo caricaturali, e con la sceneggiatura, che non riesce a prendere una via concreta.

Duse, Pietro Marcello (Concorso)

Ritiratasi dalle scene da quasi dieci anni, Eleonora Duse è arrivata ormai alla fine della sua carriera, ma ancora fatica ad accettarlo. Con la fine della Grande Guerra e l’ascesa del fascismo, la Duse sente il bisogno di tornare sul palco un’ultima volta per cercare di trovare un senso a quelli che sono i suoi ultimi anni di vita.

Diretto da Pietro Marcello, Duse è un lungometraggio che parla di ossessione, rabbia, rassegnazione, speranza e accettazione. È la storia di una donna che riesce a trovare felicità sono nel suo lavoro, il teatro, l’unica cosa che è in grado di farla sentire viva anche quando tutto intorno a lei sta crollando. Un racconto che, nonostante l’estrema drammaticità, riesce a far trasparire un ritratto onesto e sincero della sua tormentata protagonista.

DUSE – Valeria Bruni Tedeschi and Fanni Wrochna (Credits Erika Kuenka)

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Rebecca Fulgosi
Mi chiamo Rebecca, classe 2000 e ho una passione smisurata per il mondo della settima arte. Studio alla facoltà di Beni Culturali con il sogno di diventare critica cinematografica, perché guardare film è una delle cose che mi riesce meglio. Il mio genere preferito è L’horror insieme ai cinecomic di cui sono appassionata sin da piccola. Tra i miei film preferiti: "La La Land", C’era una volta a ...Hollywood", "A Star is Born", "Jojo Rabbit" e "Titanic". Le mie serie preferite, "American Horror Story" e "La casa di carta".