
Parlare d’amore è facile, quasi naturale. Lo facciamo ogni giorno, nelle canzoni, nei film, nei post che scorrono veloci sui social. Lo analizziamo, lo idealizziamo, lo giudichiamo. Eppure, quando l’amore smette di essere concetto e si presenta in carne e ossa le parole sembrano non bastare più. Ci scopriamo fragili, disarmati, confusi. Allora potremmo dire che ci riscopriamo.
Ebbene sì, l’amore anche se ci rende vulnerabili, dà comunque la possibilità di incontrare davanti allo specchio una nuova parte di noi, con la quale prima non ci eravamo mai confrontati.
L’amore è inteso in tutte le sue forme, da quello passionale, a quello tra amici ma anche quello che tra genitori e figli. Ed è proprio questa molteplicità che L’amore, in teoria, il nuovo film di Luca Lucini, esplora, e lo fa attraverso lo sguardo della Generazione Z, che trova nuovi modi di riscrivere il linguaggio dell’amore. Ma l’amore ha davvero un linguaggio? È un sentimento che si impara o che si subisce?
Che sia teoria o pratica, cuore o mente, forse la verità è che l’amore è tutto insieme. Un caos bellissimo che vale la pena vivere, anche solo per un attimo in cui ci sentiamo visti, scelti, amati. Ed è proprio questo tipo di caos che vive Leone (Nicolas Maupas), il protagonista del film.
L’amore, in teoria – La trama
Leone è uno studente di filosofia, gentile, rispettoso e innamorato da sempre della sua migliore amica Carola (Caterina De Angelis). I genitori di lei lo adorano, convinti che la figlia abbia finalmente lasciato un ragazzo poco raccomandabile con cui usciva. In realtà, Leone è solo una triste copertura, mentre Carola continua a frequentare chi vuole.
A causa di questa situazione, Leone si ritrova costretto ai servizi sociali, dopo essere stato accusato ingiustamente di un’infrazione stradale commessa in realtà dal ragazzo di Carola. Durante questa difficile esperienza, Leone incontra Flora (Martina Gatti), un’attivista ambientale forte e libera, di cui si innamora.
Quando sembra aver finalmente dimenticato Carola, lei riappare nella sua vita, costringendolo a confrontarsi con i suoi sentimenti. Ad aiutarlo in questo percorso, oltre ai suoi amici cari e fidati, c’è Meda (Francesco Salvi), un senzatetto che gli insegna la filosofia della vita al di là dei libri. Anche il padre (Francesco Colella), seppur in maniera silenziosa, lo accompagna nella riscoperta di se stesso.
Relazioni 3.0.: Il manuale imperfetto dei legami
Forse ciò che contraddistingue la Generazione Z e le relazioni di oggi è proprio l’imperfezione, e il film arriva come un imperfetto manuale dei legami, dal quale però si impara tanto.
La costante ricerca di etichette e di perfezione porta a rapporti umani difettosi, facili da scegliere quanto da scartare rapidamente. Se prima non si ha una consapevolezza chiara, precisa e definita di sé, di riflesso non la si potrà avere nel rapporto con gli altri, proprio come nel caso di Leone.
Inizia quindi un duplice meccanismo d’azione: Leone conosce se stesso attraverso i legami interpersonali e mette dei punti fermi mano a mano che scopre chi realmente è e cosa desidera.
Gli amici di Leone costituiscono il legame più solido che ha nella sua vita, rappresentano quella forma di amore che non chiede niente ma dà tutto. In questa categoria rientra anche Meda, che non ha bisogno di un tornaconto personale, ma il suo aiuto verso il ragazzo si rivela sempre sincero e costruttivo. Rappresenta una guida, saggia e concreta, che lo spinge ad agire nel migliore dei modi attraverso esperienze di vita autentiche.
Carola è invece il punto di svolta per il protagonista. Dopo anni di amore idealizzato, Leone si sveglia e comprende che Carola non ha niente a che vedere con i suoi valori.
Poi c’è quell’amore che nasce tra due persone che non si somigliano del tutto, come Leone e Flora, con storie e ferite diverse e soprattutto modi diversi di amare. Eppure, c’è qualcosa di profondamente magnetico tra loro, un’intesa che supera le parole, ma che ha bisogno di essere tradotta, decifrata, capita. È quell’amore che mette alla prova, non comodo, ma reale.
L’amore però è anche quello tra un genitore e un figlio, come nel caso di Leone e suo padre. Il rapporto tra i due è inizialmente angoscioso, difficile e conflittuale; il tutto è dovuto alla perdita di una madre, una moglie ma soprattutto un caposaldo della famiglia.
Il lutto ha segnato profondamente l’anima di Leone e suo padre, che faticano ad andare avanti, trascurandosi e perdendosi. Sembrano non sapere più niente l’uno dell’altro. Riuscendo lentamente, però, a condividere il dolore per l’assenza della madre, trovano i codici di una rinascita, in cui il linguaggio dell’amore è quello che riescono a riscrivere. L’amore vero è essere forte, l’uno per l’altro.

Il soggetto è di Gennaro Nunziante, il film è prodotto da Indiana Production e Vision Distribution in collaborazione con Sky e Netflix. Sarà in tutte le sale dal 24 aprile. Qui il resoconto della conferenza stampa del film.






