
Venezia 82, i film che abbiamo visto il 27 agosto alla Mostra del Cinema di Venezia 2025
Ghost Elephants, Werner Herzog (Fuori Concorso)
L’incantesimo narrativo di Werner Herzog spinge lo sguardo oltre l’immaginabile e l’ancestrale, alla ricerca di enormi elefanti fantasma: chi segue il loro percorso risale alle origini di una specie, ne sogna i movimenti, le tracce, e non vuole realmente trovarli, ma averne la suggestione come qualcosa di magico ed eternamente vivo, anche dopo la fine dell’umanità stessa. La ricerca è vita, ai confini del mondo, dove acqua, terra e pelle parlano una lingua fatta di schiocchi. Il documentario si rivolge al magico, il magico diventa scienza.
Orphan, László Nemes (Concorso)
Il linguaggio cinematografico torna a plasmarsi con le scelte visive di László Nemes, e diventa soffocante, insofferente. Il protagonista, Andor, è un bambino vittima della Storia e di scelte non sue, che non comprende fino in fondo. Vediamo tutto attraverso lo sguardo di un protagonista eccezionale, che amplifica la percezione di un’inadeguatezza rabbiosa, coinvolgente. Gli orrori della guerra, le ingiustizie e la nostalgia di qualcosa in realtà mai provato forgiano una personalità da scoprire, ed elaborare anche dopo la fine del film.
Silvia Pezzopane
Mother, Teona Strugar Mitevska (Orizzonti)
La sezione Orizzonti della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, che già promette di essere ricca di sorprese, si apre con Mother, lungometraggio diretto da Teona Strugar Mitevska, dedicato alla figura di Madre Teresa di Calcutta interpretata dall’attrice Noomi Rapace.
Anticonvenzionale, eclettico e, per certi versi, dalle tinte rock, Mother è un lungometraggio che mette in luce un lato diverso della celebre figura di Madre Teresa, preferendo accentuare debolezze e fallacie, creando così un ritratto più umano e inedito. Noomi Rapace si trasforma completamente e si reinventa, in un lungometraggio che fa della sua figura la chiave per la propria comprensione. Mitevska porta in scena un’opera che si distingue (e che conquista) proprio grazie alla sua imprevedibilità, in grado di mantenere alta l’attenzione del proprio pubblico.

Il rapimento di Arabella, Carolina Cavalli (Orizzonti)
In concorso nella sezione Orizzonti, Il rapimento di Arabella è il secondo lungometraggio da regista per Carolina Cavalli, che torna al Lido di Venezia a distanza di tre anni dalla sua opera prima Amanda. Con Benedetta Porcaroli, Il rapimento di Arabella racconta la storia di Holly, una giovane ancora alla ricerca della propria identità, e Arabella, una bimba di 8 anni, decisa a scappare di casa e che trova proprio in Holly il pretesto per compiere questa fuga.
Commedia nera che mescola elementi umoristici a tinte più cupe, Il rapimento di Arabella sorprende e conquista proprio grazie a questa mescolanza ben bilanciata. Con una storia che racconta di un rapimento decisamente anticonvenzionale, il lungometraggio intende volutamente portare lo spettatore a riflettere su una questione di notevole rilevanza, la costante ricerca della propria identità, e lo fa attraverso due sguardi generazionali giovanissimi ma distanti e differenti: quello di Holly e quello di Arabella.
Rebecca Fulgosi
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