Venezia 82. Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch. Credits Frederick Elmes Vague Notion
Venezia 82. Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch. Credits Frederick Elmes Vague Notion

Venezia 82, i film che abbiamo visto il 31 agosto alla Mostra del Cinema di Venezia 2025

Father Mother Sister Brother, Jim Jarmusch (Concorso)

Per la sua prima volta al Lido, Jim Jarmusch mette in scena un lungometraggio antologico diviso in tre episodi, seguendo tre storie tra loro differenti, legate però da un filo conduttore comune: i legami familiari. Il cuore di Father Mother Sister Brother lo si ritrova nella sua messa in scena e nel modo, estremamente delicato ma d’impatto, in cui i temi principali vengono affrontati e approfonditi. 

Se gli amori e le amicizie vengono scelti, la propria famiglia viene assegnata e, seppur nella maggioranza dei casi, ogni dinamica familiare sembri unica nel suo essere, nella realtà non è così; piccolezze e dettagli all’apparenza di poco conto, collegano le intime esperienze dei protagonisti del lungometraggio, creando un mosaico umano potente, che invita lo spettatore ad interrogarsi e riflettere su ciò che ci lega l’uno all’altro, e di quanto la propria famiglia sia lo specchio della propria identità. 

Il mago del Cremlino, Oliver Assayas (Concorso)

Tratto dal romanzo di Giuliano da Empoli, Il Mago del Cremlino è il nuovo lungometraggio diretto da Olivier Assayas che intende essere una riflessione su quella che è la politica moderna, oscurata da una patina di cinismo, inganni e oscurità ben nascosta. Ciò che intende essere una critica, finisce però con il diventare un lungometraggio con un’identità poco chiara e non delineata, sia nel caso della sua storia che dei suoi personaggi. 

Il personaggio di Paul Dano, Vadim Baranov, è privo di una caratterizzazione efficace e convincente, finendo con l’essere una mera caricatura di una figura fittizia. La struttura del lungometraggio, diviso in sezioni ben precise, non è un elemento che giova, e contribuisce a creare un film privo di carisma e poco provocatorio.

Il Maestro, Andrea Di Stefano (Fuori Concorso)

Ricercare la perfezione nella maggioranza dei casi non porta a nulla di buono, anzi, crea un circolo vizioso dalla quale è sempre più difficile uscire.

Con il suo nuovo lungometraggio Andrea Di Stefano indaga proprio quello, e lo fa portando in scena una storia che contrappone due figure diverse ma complementari: una giovane promessa del tennis e il suo maestro, ormai finito in malora. Il Maestro invita a liberarsi dai propri schemi mentali e dagli schemi imposti dalla società, che discrimina gli imperfetti in favore di un mondo sempre più fittizio, dove non è permesso nemmeno una volta sbagliare. Ma è proprio lì, forse, che risiede il cambiamento maggiore.

Rebecca Fulgosi

Il quieto vivere, Gianluca Matarrese (Giornate degli Autori)

Una faida familiare avvincente come una tragedia greca, un dissidio insanabile tra due donne appartenenti alla stessa famiglia che, come eroine sofferenti di una narrazione che potrebbe essere eternamente contemporanea, si fronteggiano tra carabinieri, denunce, e parenti. Ad essere incredibile è che la famiglia in questione sia proprio quella del regista, Gianluca Matarrese, che conferma la sua innata capacità di conciliare il vero alla fantasia, i fatti accaduti ad inserti che sfiorano il magico e l’ancestrale.

Il quieto vivere diventa così un documentario ma anche una lettura emblematica dei rapporti umani, in cui i sentimenti più nascosti provocano incomprensioni, solitudini, e tutto si consuma tra cene di Natale e zie accigliate per un qualcosa destinato a minare dall’interno qualsiasi armonia. Dall’inizio alla fine, non riusciamo a staccare gli occhi da quel conflitto solo apparentemente lontano da noi, ma in realtà violentemente radicato in ogni famiglia, come un veleno risalente all’alba dei tempi.

Silvia Pezzopane

Il quieto vivere di Gianluca Matarrese

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