Julia Roberts e Luca Guadagnino durante la conferenza stampa di After the Hunt. Foto di Jacopo Salvi. Courtesy of La Biennale Foto ASAC
Julia Roberts e Luca Guadagnino durante la conferenza stampa di After the Hunt. Foto di Jacopo Salvi. Courtesy of La Biennale Foto ASAC

In un modo o in un altro, After the Hunt (al cinema ad ottobre) susciterà una serie di riflessioni che porteranno chi lo guarderà a scandagliare le sfumature dell’umano in merito alla questione del potere. Un potere voluto, conquistato, difeso in qualsiasi modo. I personaggi del nuovo film di Luca Guadagnino, ognuno con la propria etichetta sociale e culturale, da punti di vista diversi portano in scena la loro verità e la responsabilità personale su una serie di questioni che probabilmente non hanno soluzioni.

Nel tentativo di far emergere qualcosa di “vero”, il regista mette lo spettatore nella condizione di chiedersi cosa sia giusto,
in un impianto narrativo in cui le luci sono pochissime e le ombre affollano i rapporti e le relazioni. «È interessante scoprire cosa ci si porta dietro senza saperlo, anche le bugie» dice il regista durante la conferenza stampa alla Mostra del cinema di Venezia del 29 agosto. E prosegue il suo discorso parlando del desiderio, di ciò che si vuole, descrivendo dei personaggi che «vogliono» e che non sono disposti a «rinunciare».

Julia Roberts per la prima volta a Venezia con Guadagnino

A sottolineare l’esigenza primaria della creazione di un confronto attorno alle tematiche del film è Julia Roberts, che nel film è una professoressa di Yale al centro di quello che viene definito un thriller psicologico, ma che rispecchia con maggior accuratezza la lettura filosofica di uomini e donne del presente, che del presente subiscono dinamiche e bugie.

«Stiamo rappresentando queste persone in questa epoca, non stiamo facendo dichiarazioni, ecco cosa è incredibile del film, non so se ci saranno controversie ma sfidiamo le persone che guarderanno After the Hunt a esporsi. La parte più emozionante per noi è la discussione che verrà dopo» ha detto in conferenza stampa l’attrice.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.