Avatar: Fuoco e Cenere. Varang (Oona Chaplin) in 20th Century Studios' AVATAR: FIRE AND ASH. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2025 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Il terzo capitolo della saga diretta da James Cameron che ha rivoluzionato il cinema nel terzo millennio, Avatar: Fuoco e Cenere (Avatar: Fire and Ash) esce nelle sale italiane il 17 dicembre 2025.

Un terzo atto mastodontico, intriso d’azione e spiritualità, che prende tutto quello che ci ha emozionato e affascinato dei primi due capitoli e lo amplia ed esplora.

Nessun conto è saldato

Nel continuare la storia direttamente da dove finiva Avatar: La Via dell’Acqua, Cameron mostra le conseguenze dello scontro ingaggiato tra gli umani della RDA e il popolo del mare del clan Metkayina.

La morte di Neteyam (Jamie Flatters) è un lutto che ancora affligge la famiglia Sully, soprattutto Lo’ak (Britain Dalton), ancora inviso al padre per la sua insubordinazione agli ordini, che si accusa della morte del fratello. Mentre Jake Sully (Sam Worthington) rimane dubbioso sul suo sanguinoso ruolo di unificatore delle tribù per la guerra totale dei Na’vi contro gli umani, Neytiri (Zoe Saldaña) persiste, salda, nel suo odio.

Miles Quaritch (Stephen Lang), ormai malvisto ai suoi superiori per i suoi fallimenti precedenti, decide di provare una strada diversa, alleandosi con il popolo della cenere del clan Mangkwan comandato da Varang (Oona Chaplin). Sembrano quasi loro i veri protagonisti di questo terzo capitolo, insieme ai giovani Spider (Jack Champion) e Kiri (Sigourney Weaver). Il primo miracolosamente troverà il modo di respirare l’aria di Pandora senza bisogno di indossare una maschera filtrante. La seconda invece riuscirà a riconnettersi alla grande madre Eywa, scoprendo di più sulle sue origini e sui suoi poteri.

Kiri (Sigourney Weaver) in 20th Century Studios’ AVATAR: FIRE AND ASH. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2025 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Il disegno divino di Cameron

Nella sua durata di tre ore e un quarto, il film si mostra nettamente bipartito. La prima parte è un viaggio avventuroso e spirituale di tutti i membri della famiglia Sully e dei suoi nemici, che ballano una danza mortifera e continua che esplode nella seconda parte del film. La catarsi della visione di Avatar: Fuoco e Cenere raggiunge infatti un climax sconvolgente nello scontro finale. Un’ora di battaglia epica dove regia, musica, fotografia e tecnologia risuonano con una forza persuasiva tale da folgorarci.

La maestria registica di James Cameron si dispiega in uno scontro armato che riecheggia quello del primo film, ma che mostra anche la distanza siderale che tecnica ed estetica hanno percorso da quel lontano 2009. L’abilità visiva e visionaria, dimostrata con i precedenti capitoli, si eleva qui al suo apice massimo. Simon Franglen, tornato a comporre le musiche per Avatar, incornicia ogni scena con una tensione vibrante pronta a esplodere in violenza sanguinaria o spirituale, soprattutto per quanto riguarda i molti combattenti disseminati lungo il film.

Avatar: evento o confessione?

James Cameron ha dedicato a questo progetto gli ultimi venticinque anni della sua vita. Tramite questa saga ha portato alla luce i temi che più gli stanno a cuore come essere umano, dal bisogno di comprensione e unione tra i popoli, alla cura e il rispetto per il pianeta dove si vive.

È altresì vero che ogni volta che sta per essere rilasciato un nuovo capitolo di Avatar, il potenziale pubblico trattiene il fiato fino all’uscita in sala. Perché questi film chiedono, esigono la visione in sala, nel buio della condivisione e della magia. Questi film pur portando avanti una poetica personale e condivisibile, nel contempo rinverdiscono l’amore per l’evento cinematografico, per il “sistema-cinema”. La caratura epica di tali opere non può essere sprecata per schermi piccoli e qualità infime. Cameron, dimostrandosi un innovatore senza precedenti, si ritrova anche a essere un inguaribile romantico e tradizionalista, affermando con la sua saga epico-fantascientifico il primato della visione in sala su tutti gli altri modi possibili di esperire un film.

Riscoprirsi guerrieri…

Il primo capitolo raccontava la scoperta e la rivoluzione. Era la storia di una rivolta indigena finita bene, ambientata in nuovo mondo da cui alla fine veniva cacciato via l’oppressore imperialista e capitalista. E soprattutto era una nuova e dirompente esperienza cinematografica. Ma quella rivoluzione non era destinata a essere definitiva.

Il secondo film raccontava la perdita e la resistenza. La famiglia Sully perdeva la propria casa e poi addirittura uno dei suoi membri. Nel contempo si ritrovavano a fare i conti con la vastità di Pandora, con la perdita delle proprie origini e con un nuova situazione bellica, più grande e pericolosa della precedente. Era un film più intimo, e predisponeva le basi ideologiche di uno scontro aperto e feroce destinato a esplodere in questo terzo capitolo. Avatar: Fuoco e Cenere racconta la fede e la guerra.

E tornare a combattere uniti

Il popolo Na’vi, e tutta la famiglia Sully, devono fare i conti con la propria sopravvivenza e con il disegno che ha riservato loro Eywa, la Grande Madre. Gli abitanti di Pandora sono quasi tutti dei fedeli che credono nella connessione e nella comprensione, e che trovano la loro forza in sé stessi e in un disegno più grande di loro che li ha plasmati, accolti e guidati.

Gli umani di Avatar invece sono quasi tutti ciechi, incapaci di comprendere la grandezza del mondo che hanno di fronte (o che hanno lasciato), la sua bellezza, e la saggezza del disegno creatore che ha generato tutto e che li contiene. Ma a sconvolgere noi spettatori c’è soprattutto il nuovo popolo della cenere, rappresentato dal clan Mangkwan guidato da Varang. Pur essendo dei Na’vi, sono un’orda sanguinaria di persone ferite e tradite da Eywa stessa. Sono incapaci di perdono nei confronti della Grande Madre e di sé stessi: per questo sono un popolo votato alla distruzione, alla morte.

Una vera fiamma di nichilismo che si lega ai sogni capitalistici e colonialisti degli umani. Tutto quello che si può sfruttare va consumato fino ad essere ridotto in cenere.

Zoe Saldaña as Neytiri in 20th Century Studios’ AVATAR: FIRE AND ASH. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2025 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Visioni e piani

Vari eventi che accadono, e su cui mi riservo di tacere, sono legati dai temi della fede e dell’accettazione sociale e personale. Non solo sia Jake che Neytiri devono riscoprire sé stessi dopo il profondo dolore derivatogli dalla perdita delle loro casa e del loro primogenito, ma loro famiglia deve riscoprire i legami che li unisce e fortifica.

Cameron ha diviso il potere di Jake Sully, e lo ha ripartito tra alcuni dei suoi figli. Lo’ak eredita dal padre il potere della persuasione e le abilità guerriere, mentre Kiri scopre il suo dono di poter comunicare con Eywa e con la sua creazione, cioè Pandora e i suoi abitanti di ogni specie, come fece Jake durante la battaglia finale del primo film. Nel film a brillare sono però soprattutto due coppie opposte tra loro in tutto: Kiri e Spider da un lato, e Varang e Quaritch dall’altro.

Kiri, nel suo essere in profonda connessione con Eywa, si oppone a Varang, che invece rigetta ogni connessione con la Grande Madre e mira soltanto alla distruzione totale di tutto il creato. Spider invece rappresenta la parte umana mai dimenticata di Jake, che in questo film torna a manifestarsi. Il ragazzo umano si lega a Kiri, come Quaritch si lega a Varang, diventando così i poli storici e filosofici opposti della storia.

Spider, il futuro e il passato della saga

Il ragazzo umano, figlio di due padri, di due marines radicalmente opposti e nemici tra loro, è il vero l’ago della bilancia di questo nuovo film. Non solo per quello che si è visto dal trailer, ovvero per la sua capacità di respirare l’aria di Pandora senza bisogno di una maschera. Spider rappresenta la parte migliore di entrambi i guerrieri che lo hanno generato e cresciuto, e il vero tramite tra il mondo e la cultura dei Na’vi e quella degli umani. Ma è anche l’anello che lega Quaritch e Jake in un rapporto strano e morboso.

Attraverso il percorso di Spider in questo film noi vediamo i due ex umani ripercorrere la loro strada di odio e dovere che li ha portati ai lati opposti della guerra, diventando ibridi Na’vi, pur rimanendo legati in modo indissolubile. Cameron ha reso Quaritch uno specchio distorto di Jake, una sorta di Anti-Cristo di Pandora, che finisce con il condividere il suo sentiero di guerra con il popolo della cenere, l’unico che rifiuta la connessione con Eywa e quindi con il mondo stesso dei Na’vi. Ma è comunque il padre biologico di Spider…

In breve

Pandora non è mai stato così vivo e fascinoso. Questo terzo capitolo brilla con una ferocia e una grazia leggendaria, investendo lo spettatore con dei sentimenti potentissimi e delle scene d’azione mirabolanti, per tecnica ed estetica.

Assaltate i cinema e guardate il miracolo compiersi ancora un volta per mano di James Cameron. Avatar: Fuoco e Cenere esce nelle sale italiane il 17 dicembre.

Varang (Oona Chaplin) in 20th Century Studios’ AVATAR: FIRE AND ASH. Photo courtesy of 20th Century Studios. © 2025 20th Century Studios. All Rights Reserved.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8,5
Francesco Gianfelici
Classe 1999, e perennemente alla ricerca di storie. Mi muovo dalla musica al cinema, dal fumetto alla pittura, dalla letteratura al teatro. Nessun pregiudizio, nessun genere; le cose o piacciono o non piacciono, ma l’importante è farle. Da che sognavo di fare il regista sono finito invischiato in Lettere Moderne. Appartengo alla stirpe di quelli che scrivono sui taccuini, di quelli che si riempiono di idee in ogni momento e non vedono l’ora di scriverle, di quelli che sono ricettivi ad ogni nome che non conoscono e studiano, cercano, e non smettono di sognare.
avatar-fuoco-e-cenere-james-cameron-trama-recensionePandora non è mai stato così vivo e fascinoso. Questo terzo capitolo brilla con una ferocia e una grazia leggendaria, investendo lo spettatore con dei sentimenti potentissimi e delle scene d’azione mirabolanti, per tecnica ed estetica.