Lapo Gresleri - Body and Souls Bietti Fotogrammi - Recensione

Body and Souls. Il corpo nero, #BlackLivesMatter e il cinema afrosurrealistaI tre pilastri del nuovo saggio di Lapo Gresleri sono già chiaramente evidenti nel sottotitolo. Ma di cosa parliamo quando parliamo di corpi neri, BLM e cinema black (afrosurrealista, in questo caso?). Parliamo di un filone artistico, cinematografico e culturale che lungi dall’essere di moda cerca di raccontare una condizione esistenziale e sociale unica nel suo genere.

Come spiega bene Gresleri citando Du Bois, le anime, Souls, che incarnano sono costantemente spaccate dalla doppia coscienza africana e americana. Per quanto provino a entrare nel tessuto sociale statunitense, vengono sistematicamente respinte o costrette a plasmare parti di sé. E veniamo quindi a corpi, Bodies.

Per introdurre il complesso concetto di desiderio nella ripugnanza: invidia, paura, curiosità e appropriazione, che da sempre ricade sugli afroamericani nell’immaginario statunitense, Gresleri parla di tre film nello specifico. Scappa – Get Out, Us e Sorry to Bother You. I primi due dell’ormai celebre Jordan Peele, l’ultimo è invece l’esordio alla regia del rapper Boots Riley.

Body and Souls. Il corpo nero, #BlackLivesMatter e il cinema afrosurrealista. Lapo Gresleri - Bietti Ed.
Body and Souls. Il corpo nero, #BlackLivesMatter e il cinema afrosurrealista. Lapo Gresleri – Bietti Ed.

L’afrosurrealismo in Jordan Peele e Boots Riley

Sono opere caratterizzate appunto dall’uso plastico e metaforico dei corpi neri, intesi come mezzi attraverso cui l’afroamericano fa esperienza della propria natura: ferito, vittimizzato ma al contempo esaltato (Gresleri pag. 42). Contemporaneamente sono esempi recentissimi di afrosurrealismo, termine coniato negli anni Settanta per indicare un immaginario criptico, metaforico, allusivo (Gresleri, p.16). In altri termini sono film che sfruttano, nel caso di Peele soprattutto, gli stilemi dell’horror per raccontare una realtà così assurda da dover essere traslata nell’irreale per essere analizzata (p.17). Sembra un controsenso ma non lo è. Basti pensare all’estremo ribaltamento ironico in Sorry to Bother You, in cui per esempio gli stereotipi sui corpi prendono forma negli Uomini-Cavallo (Equisapiens).

La continuità tra attualità e cinema – #BlackLivesMatter

Nella struttura del suo saggio, infine, Gresleri individua una continuità tra questi recentissimi esempi di black cinema e i più recenti sviluppi del movimento #BlackLivesMatter. Se non altro perché il movimento nasce (nel 2013) proprio dall’urlo contro la violenza che si continua a perpetrare sui corpi neri fuori dagli schermi, nella vita reale. E in parte è vero che l’uccisione di George Floyd, quasi un anno fa, ha finalmente dato la spinta internazionale al movimento, ma era solo questione di tempo prima che diventasse così grande.

Lo sa bene chi ha già colto nella produzione audiovisiva afroamericana degli ultimi anni il seme di questa nuova fase artistica e culturale, di cui dovremmo interessarci maggiormente anche in Europa.

A questo proposito, sia per le sue proposte di analisi sia per l’ottima bibliografia, Body and Souls è un buono spunto da cui partire per approfondire questo discorso. Una lettura agile che condensa alcuni punti focali degli African American Studies per iniziare a educare un nuovo pubblico (italiano) a nuove politiche della rappresentazione.

Body and Souls è già disponibile sia in formato cartaceo che in ebook. È edito da Bietti per la Collana Fotogrammi.

L’autore. Lapo Gresleri è critico e storico del cinema, operatore culturale e docente. Collaboratore esterno della Cineteca di Bologna dal 2009, è autore di saggi, articoli e recensioni pubblicati in volumi e riviste. Da anni si occupa principalmente di cinema afroamericano. Nel 2018 ha pubblicato Spike Lee. Orgoglio e pregiudizio nella società americana (Bietti Heterotopia).

Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies. Tra questi, solo per dirne alcuni, rientrano gli studi post-coloniali, gli studi femministi e quelli etnografici.

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