
Attrice, insegnante, ballerina: Brunella Cacciuni coniuga passioni e mondi che sembrano non appartenersi, ma che invece hanno contribuito a formarla. Esordisce in televisione nel 2017, appena quindicenne, nel docu-reality Il Collegio, dal 2024 è docente di ruolo in un istituto tecnico del Lazio, contemporaneamente l’abbiamo vista nella serie televisiva trasmessa da Rai 1 iniziata lo scorso 12 gennaio, La preside, al fianco di Luisa Ranieri nel ruolo della coraggiosa preside Eugenia Carfora. Proprio ieri è andato in onda un episodio che vede il suo personaggio, Marita, al centro di una pericolosa relazione tossica, in cui il controllo viene scambiato per amore.
La serie, con la regia di Luca Miniero e presentata in anteprima ad Alice nella Città, porta in prima serata una realtà poco raccontata, dove Eugenia Carfora, la dirigente scolastica di Caivano divenuta simbolo di coraggio e determinazione nella lotta per il riscatto educativo e sociale, è da esempio per ragazze e ragazzi alla ricerca di una direzione, proprio come la giovane Marita interpretata da Brunella Cacciuni.
Cosa ha significato per te far parte di un progetto televisivo come La Preside?
Lavorare ad un progetto del genere per me è stata una grandissima responsabilità, innanzitutto perché La Preside racconta una storia vera, mette in scena una realtà complicata, era possibile anche ricevere dei riscontri negativi per questo. Però è stata un’esperienza meravigliosa, ho conosciuto un’attrice del calibro di Luisa, che per me è sempre stata un esempio, un punto di riferimento. Mi è sempre piaciuta molto in tutte le cose che ha fatto e quando ho scoperto che era lei la preside sono rimasta sconvolta; durante i provini non lo sapevo ed è stata una sorpresa enorme. Avevo aspettative molto alte che non sono state per niente deluse, anzi, sono state confermate tutte. Rapportandomi con lei sul set ho trovato una professionista che mi ha sempre incoraggiato, e al tempo stesso una persona umile, alla mano.
Ho avuto scene abbastanza forti con Luisa e devo dire che mi sono subito sentita accolta. Con il resto del cast poi ci siamo divertiti tantissimo, c’era un clima tranquillo e disteso in cui abbiamo riso e scherzato insieme ma ci siamo anche confortati a vicenda nei momenti no, che in quattro mesi consecutivi di riprese ci sono stati. Pur lavorando duramente, nelle scene corali specialmente, dove avevamo ritmi serrati, ci siamo sostenuti.
Cosa significa per te portare in una serie Rai in prima serata un personaggio come Eugenia Carfora, e con lei le storie dei suoi studenti?
Credo sia importante, anche perché non tutti conoscono questa storia, sicuramente noi l’abbiamo raccontata in forma romanzata ed è giusto che sia così, però è bene che anche fuori dalla Campania arrivi un messaggio del genere. Napoli, ma soprattutto la provincia di Napoli, come Caivano, viene vista sotto l’occhio della camorra, della criminalità organizzata; cose che sì, purtroppo sono un aspetto di Napoli, ma non tutto, quindi far conoscere all’Italia che ci sono persone come Eugenia che mettono tutta la loro forza e la loro energia in una causa del genere credo sia significativo.
In più col fatto che il cast sia corale, con molti ragazzi e ragazze, la serie potrebbe arrivare ad una fetta di pubblico che non con tutte le serie Rai si riesce ad abbracciare.

Che riscontro state avendo dal pubblico?
Bello, bellissimo. La prima puntata ha fatto il 27% di share che è una cosa folle, ci aspettavamo un bel riscontro ma non a questi livelli. Lo ritrovo anche nei messaggi che molti ragazzi ci hanno inviato, io poi cerco di leggerli tutti, su Instagram, sui social, sono contenta di vedere le persone che apprezzano il nostro lavoro, ma soprattutto la storia che abbiamo raccontato.
Cosa hai pensato del tuo personaggio quando lo hai letto per la prima volta e come l’hai portato nella serie?
Avevo avuto un assaggio del mio personaggio durante i provini, ma solo dopo ho capito come si sarebbe sviluppato e come la sua situazione fosse fortemente drammatica. Ho cercato di tirare fuori al meglio ciò che Marita potesse provare, cercando di scavare a fondo dentro di me, anche se, per fortuna, non mi sono mai trovata in questa condizione. Marita è un po’ abbandonata a sé stessa, e ho fatto di questa cosa una chiave per dar vita al personaggio.
Ti sei confrontata con qualcuno che magari aveva vissuto quella situazione?
Sì ho cercato di confrontarmi su un argomento tanto delicato come l’esperienza di una relazione tossica con una serie di conoscenze, persone vicine a delle mie amiche, che hanno affrontato una cosa del genere e mi è servito molto.
Ho però anche cercato di fare mio il personaggio, cercando di comprendere Marita, che vive una realtà molto complicata, quella di Caivano, e che non avendo nessun punto di riferimento si aggrappa a questa storia, a questo ragazzo, perché è l’unico che le dà attenzioni, attenzioni sicuramente sbagliate, ma comunque attenzioni. All’inizio crede che tutta questa cosa sia normale, è innamorata di Antonio, crede che lui sia a sua volta innamorato di lei, però comunque ad un certo punto, anche grazie all’aiuto della preside, inizia ad aprire gli occhi e capisce che non è amore.
Tu vivi l’ambiente scolastico sia sul set che nella vita reale, come riesci a conciliare queste due dimensioni?
Ho iniziato a insegnare l’anno scorso, però poi ho dovuto mettere in pausa il mio lavoro di insegnante per girare la serie, perché a livello di tempistiche non era proprio possibile portare avanti le due cose insieme.
Ho sempre tenuto questo lavoro da parte e appena ho terminato di girare, a giugno, sono rientrata a scuola e ho continuato a fare gli scrutini finali, gli esami di riparazione, sono stata comunque presente per i ragazzi, anche se non li ho seguiti tutto l’anno. Adesso che sono tornata a scuola con loro sono entusiasti della serie; mi chiedono come continuerà la storia, cosa succederà, sono molto curiosi.
Il fatto che non abbia abbandonato il tuo lavoro a scuola è collegato all’amore per l’insegnamento?
Certo. Fin quando posso cerco di portare avanti sia il lavoro di insegnante che la recitazione. Credo che la scuola non serva solamente a trasmettere conoscenza, sapere, nozioni, ma anche ad aprire gli occhi ai ragazzi su tanti aspetti, magari facendogli scoprire un interesse, una passione, e questo è ciò che mi ha attirato di questo mondo, anche perché poi sono vicina agli studenti a cui insegno, a livello di età, le quinte hanno 19/20 anni e io ne ho 23, quindi li capisco bene.
Un’altra tua grande passione è la danza: riesci a portarla avanti nonostante gli altri tuoi impegni?
Da un annetto sono ferma con la danza, ma per riuscire a mantenermi comunque in allenamento i pomeriggi, a casa, mi faccio le mie lezioni. Sicuramente non posso, un po’ per via della serie, un po’ per gli impegni con la scuola, allenarmi come prima, ma dedico la mia oretta e mezza al giorno a questo. La danza è una cosa che voglio portare avanti, non intendo lasciarla, anche perché sono stati tanti anni di sacrifici. Il mio sogno più grande è di fare un film sulla danza. Il cinema e la danza sono le due passioni che mi accompagnano da quando ero piccola, per le quali ho investito tanto tempo, energie, risorse.
Ci sono film che in questo senso ti hanno cambiato la vita?
Il cigno nero con Natalie Portman: un film importante, che mi è piaciuto tanto.
Recentemente c’è invece un film che ti ha colpito?
Sicuramente Diamanti di Özpetek, con questo cast completamente al femminile, mi è piaciuto molto.
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