cultura norrena media
Assassin's Creed Valhalla

La cultura delle popolazioni del Nord Europa ha avuto molto successo negli ultimi tempi. Tutti, chi più chi meno, siamo venuti a conoscenza dell’esistenza dei norreni attraverso le storie di Thor, le serie televisive come Vikings, i videogiochi come il recente Assassin’s Creed Valhalla.

Spesso nei media contemporanei vediamo utilizzate le rune per scopi magici e sono proprio questi simboli ad aver attirato l’attenzione nel pubblico. In qualche modo ne rimaniamo affascinati, ma conosciamo a fondo il loro uso? Come venivano utilizzate? Nella contemporaneità la materia mitologica norrena è stata oggetto di innumerevoli storie, basate sulle leggende che sono arrivate fino a noi. Per esempio in Vikings si nota subito il fortissimo legame che la comunità ha con gli Dèi, ed era effettivamente così. I miti degli Dèi non erano percepiti come delle “storie” fini a sé stesse, erano veri, impregnavano la vita quotidiana dei vichinghi e fungevano come modelli. Sono un corpus di conoscenze che ci fanno capire come concepivano la vita, la morte e la battaglia.

Ma ancora di più ci affascinano i loro “oggetti”: famosissimi i corni in cui bevevano l’idromele, le iscrizioni runiche, le case lunghe, l’abbigliamento. Un fatto risaputo è che i vichinghi tenessero molto alla cura personale. Nel Discovery Tour del gioco di Assassin’s Creed Valhalla vengono mostrati sia gioielli sia pettini usati dai vichinghi, indice di una cultura raffinata, ben lontana dall’immagine spesso “rozza” che abbiamo di loro.

Proseguiamo andando un po’ più a fondo, riprendendo alcuni degli elementi più famosi della loro cultura: le rune e alcuni oggetti che hanno segnato la storia dei paesi scandinavi.

Le rune: usi e significati

Il runico fu la principale forma di comunicazione utilizzata in queste terre. Come molte lingue ha vissuto diverse fasi di sviluppo: il nordico runico (dal II/III sec. d.C al VIII sec. d.C), il nordico vichingo (dal IX-XI sec. d.C), infine il nordico classico o norreno (tra XII e XIV sec. d.C). In quest’ultima fase si inizia a mettere per iscritto la tradizione orale. Il “norvegese” letterario è quindi una ricostruzione della lingua che usavano le antiche popolazioni nei secoli precedenti.
Il termine “rùn” significa “segreto” o “mistero”. Fu il linguista Ludvig Wimmer, autorevole studioso che trattò la runologia, a scriverne l’alfabeto. Raccolse moltissimi dati che hanno permesso uno studio più approfondito di questi simboli.  

Affrontiamo i significati di alcune rune, per poi passare al modo in cui venivano usate dalle società nordiche e ad alcune antiche iscrizioni rimaste. Abbiamo la prima runa: Fehu, significa “pecora” ma anche “denaro”, poi Uruz che significa “acqua”, þurisaz significa “gigante”, Ansuz significa “Dio”, Raidho significa “cavalcata” o “viaggio”, Kenaz significa “fiaccola”, c’è anche la variante Kaunan che vuol dire “ulcera”. 

La runa rappresenta il suono fonetico ma può anche significare una parola che inizia con quella lettera: “Fehu” per esempio, si utilizza per la “F”, ma il solo simbolo rappresenta anche un sentimento o un oggetto. Come fa una lettera a significare due cose così diverse? L’uso delle rune era anche magico, non aveva la funzione di essere un semplice alfabeto. Esistevano infatti gli Erilaz, ossia i maestri di rune (termine antico per indicare poi lo “jarl”, la carica militare norrena), che avevano la funzione di usarle e interpretarle per usi magici. La ripetizione di una runa che significa, per esempio, “soldi”, vuole augurare prosperità alla persona a cui si dedica. Ma le rune erano usate anche per augurare avvenimenti ben peggiori che non è necessario specificare in questo articolo, seppure facili da intuire. 

Le iscrizioni runiche: le monete e i Corni di Gahellus

Passiamo, infine, ad alcune affascinanti iscrizioni runiche. L’iscrizione qui mostrata è chiamata bratteata di Skrydstrup, in Danimarca, datata dal 400 al 650 d.C. nella fase protonordica. Si tratta di una moneta che ha il rilievo solo da un lato. Le monete avevano un uso ornamentale oppure apotropaico (per allontanare l’energia negativa). L’iscrizione significa “Laukar alu” (laukar si traduce con “aglio”): l’aglio teneva lontana l’energia negativa. La parola “alu” è misteriosa, forse si può connettere con la “birra”, cioè “ol”. Oppure “alu” può indicare il nome dell’amuleto in questione.

Moneta DR BR42. Museo Nazionale di Danimarca
Moneta DR BR42. Museo Nazionale di Danimarca

I corni di Gahellus sono tra le testimonianze più suggestive lasciate da questa civiltà, siti nello Jutland meridionale in Danimarca, datati nel V secolo d.C. Venivano utilizzati per bere, la foto ne è solo una ricostruzione, sono i soggetti di importantissime leggende danesi, di cui ancora oggi la nazione va molto fiera. Questi corni, infatti, diventeranno il simbolo del romanticismo scandinavo.

Si conclude qui questo breve approfondimento sulle popolazioni del Nord su cui gli studi sono molto ampi, sfaccettati e affascinanti. Non è un caso che i media moderni abbiano sfruttato la storia e la mitologia di queste popolazioni, che contengono elementi narrativi molto utili da riutilizzare e riadattare in nuove storie e nuovi universi.

Continuate a seguire FRAMED per contenuti simili. Siamo su Facebook, Instagram e Telegram per saperne di più.

Giulia Arcoraci
Nata a Milano il 05/05/1997, laureata in Scienze dei beni culturali e ora studentessa della magistrale in scienze storiche all’Università di Pavia. Il museo è la mia seconda casa, mastico cultura da quando sono bambina. In particolare sono appassionata di arte (principalmente arti extraeuropee), storia, videogiochi e anche un po’ di cinema. Cerco di vivere al meglio la vita culturale di Milano, senza perdermi mostre d’arte o altri eventi. Credo nell’importanza della storia come memoria, un continuo monito a non ripetere gli errori del passato, oggi spesso sottovalutata, mi occuperò di mantenerla viva attraverso la scrittura. Dai miei lavori potrete aspettarvi professionalità, qualche strambo aneddoto storico e, perché no, tante mostre d’arte!