Dragon Age Absolution. Netflix
Dragon Age Absolution. Netflix

Dragon Age Absolution è la nuova serie animata di Netflix, disponibile dal 9 dicembre e realizzata da Dog Culture House sotto supervisione di Bioware, creata da Mairghread Scott.

La serie è ispirata alla saga videoludica di Dragon Age, iniziata nel lontano 2009. Tra i doppiatori in lingua inglese troviamo alcuni nomi noti nel mondo videoludico come Kimberly Brooks (Mass Effect) e Ashley Burch (Horizon: Zero Dawn).
La serie è ambientata dopo gli eventi rappresentati nel terzo titolo della saga di videogiochi, Dragon Age Inquisition, uscito nel 2014.

La trama ruota intorno ad un nuovo e inedito oggetto: il Circulum Infinitus. Un artefatto che nelle mani sbagliate può diventare pericoloso, i protagonisti dovranno riuscire a prenderlo, intraprendendo un’avventura che porterà l’elfa protagonista (Miriam) ad affrontare il proprio passato e le proprie vicende personali.

Dragon Age Absolution: una serie adatta a tutti o solo ai fan?

Dragon Age è una saga di giochi di ruolo ambientata in un mondo fantasy e medievale immaginario che strizza l’occhio sia a Tolkien sia a Dungeons & Dragons. Come tanti universi del genere abbiamo guerrieri, maghi e diverse “razze” (elfi, nani, umani e qunari).

All’interno dei videogiochi di norma si interpreta un (o una) protagonista che verrà coinvolto in una serie di avvenimenti storici e politici e che dovrà fare di tutto per fermare le minacce che incombono sul Thedas (termine che indica il continente immaginario in cui si ambienta la saga).

Nel corso dei diversi titoli ci alleeremo e ci scontreremo contro diversi personaggi e fazioni, stringeremo amicizie, legami e anche relazioni amorose, essendo inoltre una delle saghe che più tiene alla rappresentazione e all’attivismo LGBTQIA+.

Essendo la serie d’animazione Netflix strettamente legata ai tre videogiochi, chi non ha mai giocato un titolo di Dragon Age potrebbe ritrovarsi confuso diverse volte. Lungo gli episodi vengono nominate organizzazioni e anche personaggi dando per scontato che lo spettatore conosca le vicende dell’Inquisizione (presente nel terzo titolo videoludico) e alcuni termini e nozioni (come per esempio l’uso della magia del sangue e del lyrium).

Non significa che la storia non sia perfettamente comprensibile anche da chi non ha giocato, perché in realtà pur non conoscendo diversi elementi si riesce comunque a comprendere tutto, nonostante ciò è necessario aver prima fatto queste premesse, così che gli spettatori ne siano coscienti. Dragon Age Absolution potrebbe essere, in realtà, una buona occasione per tanti che vogliono provare ad avvicinarsi alla saga videoludica, essendo che i primi due titoli sono perfettamente giocabili su PC (anche se non è di ultima generazione).

Il comparto visivo e la scrittura dei personaggi

La serie è composta di sei puntate da mezz’ora, forse un po’ poche per riuscire a scoprire e ad approfondire tutti i vari personaggi. Molti di loro (come Miriam e Roland o Miriam e Hira) già si conoscono e sono legati da vicende ancora da scoprire. Non vediamo come e dove si sono conosciuti e questo serve ad accrescere la curiosità.

Probabilmente la serie non era stata pensata per essere eccessivamente lunga, così gli sceneggiatori hanno cercato di racchiudere in sei puntate un’avventura che, tutto sommato, nel suo piccolo funziona. Apprezzabile è lo sforzo che è stato fatto per rendere la storia coerente e funzionale alla trama del videogioco, l’inserimento dell’Inquisizione è stato fatto in modo che tutto risulti plausibile, a prescindere dalle scelte fatte dai videogiocatori nel terzo titolo.

Proprio come nei videogiochi vedremo diverse razze: qunari, elfi, umani e un nano (Lacklon). La serie lascia sicuramente spazio alle relazioni e ai legami, rimanendo fedele alla controparte videoludica: un aspetto che da sempre è molto apprezzato dai fan di Bioware (la casa di sviluppo canadese che ha lavorato a Dragon Age). Non mancheranno anche i momenti comici, soprattutto con le scene dedicate alla qunari Gwydion.

La trama risulta ben gestita e soddisfacente, crescendo in particolare verso la fine. Il “cattivo” della storia, l’antagonista, è interessante: mosso da sentimenti e disillusioni personali, come spesso accade anche nelle storie dei tre titoli videoludici, cerca di aggrapparsi ai ricordi desiderando con tutte le forze che il passato ormai lontano possa diventare di nuovo realtà.

Passando all’animazione, questa risulta fluida e ben gestita anche nelle scene più concitate dei combattimenti. Lo stile visivo dei disegni potrebbe piacere oppure no, a seconda dei gusti personali, c’è da dire che per una serie videoludica come Dragon Age che tratta tematiche adulte (storie tragiche, schiavitù, abusi psicologici e fisici ecc) ed è anche piuttosto violenta, forse uno stile meno “cartoonesco” sarebbe stato più apprezzabile e adatto.

Conclusioni: una serie che ha ancora molto da dire

In conclusione, Dragon Age Absolution è un’ottima serie per chi, da fan del videogioco, vuole provare l’emozione di vedere animato un mondo che ha imparato ad amare ormai da tanti anni. I rimandi a personaggi ed eventi della saga infatti saranno momenti davvero interessanti per gli appassionati.

Tuttavia, come già specificato, si consiglia la visione anche ai neofiti, soprattutto se amanti del genere fantasy medievale, con l’inserimento di magia, intrighi politici ed entusiasmanti battaglie.

Se la serie e il mondo fantastico in cui è ambientata catturerà la vostra attenzione, è di certo doveroso recuperare la saga videoludica, dove (vi assicuriamo) potrete vivere una storia che non dimenticherete tanto facilmente e dove sarete voi a fare la differenza, decidendo le sorti del Thedas. Il finale rimane aperto, dovrebbe essere scontato che prosegua in una seconda stagione ma, al momento, non ci sono notizie ufficiali.

Dragon Age Absolution. Netflix

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Giulia Arcoraci
Nata a Milano il 05/05/1997, laureata in Scienze dei beni culturali e ora studentessa della magistrale in scienze storiche all’Università di Pavia. Il museo è la mia seconda casa, mastico cultura da quando sono bambina. In particolare sono appassionata di arte (principalmente arti extraeuropee), storia, videogiochi e anche un po’ di cinema. Cerco di vivere al meglio la vita culturale di Milano, senza perdermi mostre d’arte o altri eventi. Credo nell’importanza della storia come memoria, un continuo monito a non ripetere gli errori del passato, oggi spesso sottovalutata, mi occuperò di mantenerla viva attraverso la scrittura. Dai miei lavori potrete aspettarvi professionalità, qualche strambo aneddoto storico e, perché no, tante mostre d’arte!