
Presentato nella Selezione Ufficiale, e quindi in gara per il Leone D’Oro, The Testament of Ann Lee è il nuovo film diretto da Mona Fastvold, che ne firma la sceneggiatura insieme a Brady Corbet (in gara lo scorso anno con The Brutalist). Nel cast Amanda Seyfried, Thomasin McKenzie, Lewis Pullman, Stacy Martin, Tim Blake Nelson e Christopher Abbott.
Rivisitazione di una leggenda (s)conosciuta
Fine XVIII secolo. Ann Lee (Amanda Seyfried) è la seconda di otto figli e, sin da bambina, sente un forte legame spirituale con Dio e con la Chiesa, ma fatica a trovare una corrente religiosa che riesca a soddisfarla pienamente. Dopo una vita fatta di sacrifici e disgrazie, una su tutte la morte dei suoi quattro figli, Ann Lee fonda un proprio culto religioso: gli Shakers. Dopo aver trovato un considerevole numero di seguaci fidati, Ann Lee parte alla volta dell’America per poter espandere il suo credo, ma ben presto le cose si faranno più complicate del previsto.
Primo musical di Venezia 82 e soprattutto primo film davvero divisivo della Mostra, The Testament of Ann Lee è uno di quei lavori che per poter essere compresi al meglio necessitano di più visioni ma, già dalla prima, riescono a lasciare senza parole, sia nel bene che nel male. La forza del lungometraggio risiede nella sua storia e nella sua protagonista; si tratta infatti di una rivisitazione (non pienamente verificata in tutte le sue parti) in chiave musical della vita di una delle leader religiose più influenti del diciottesimo secolo che, grazie alle proprie forze, ha saputo scuotere e cambiare un sistema principalmente patriarcale.
Ann Lee non conosce pace, è inquieta sin da piccola, tormentata costantemente da particolari visioni, e con il costante desiderio di trovare un posto nel mondo che si sappia adattare alla sua irrequieta personalità. La svolta arriva quando si rende conto che quel posto deve essere in grado di crearselo da sola in ciò che più la conforta: la religione. Con la fondazione del movimento degli Shakers (ad oggi completamente estinto), Ann Lee trova il suo scopo e coniuga il concetto maschile del Messia nella sua persona, identificandosi nella seconda venuta di Cristo, che non solo è uomo, ma è anche donna.
The Testament of Ann Lee, punti deboli e punti di forza
Elogio all’estasi, oltre che alla follia, al desiderio di giustizia, alla trascendenza e alla devozione, The Testament of Ann Lee smuove e provoca, sia in senso buono che in senso cattivo.
Girato interamente in pellicola, il lungometraggio colpisce per la fotografia che cattura paesaggi sconfinati e atmosfere tipicamente ottocentesche, ma è grazie alla colonna sonora e alle interpretazioni che l’opera di Fastolvd riesce a lasciare il segno. Amanda Seyfried, interprete di Ann Lee, dimostra ancora una volta tutta la sua bravura portando in vita un personaggio criptico e radicale, un’icona, seppur a suo modo, del femminismo religioso. Le sequenze musicali, i cui testi provengono dalle reali preghiere scritte dalla donna, sono registicamente e visivamente impeccabili, costituendosi come uno degli elementi più efficaci dell’opera.
Nonostante la presenza di numerosi lati positivi, l’opera non è esente dai lati negativi. La divisione tripartita del lungometraggio permette da un lato di conoscere la storia nella sua interezza, ma dall’altro, complice la durata del film, non permette di approfondirla come si deve, risultando superficiale in alcuni punti che dovrebbero essere chiave per un’efficace comprensione. Un altro punto a sfavore riguarda i personaggi secondari; se quello di Ann Lee è coerentemente in linea con quanto si racconta, gli altri protagonisti della storia, soprattutto William Lee (Lewis Pullman) e Mary (Thomasin McKenzie), ossia il fratello e la fidata discepola di Ann, non sono approfonditi e mantengono una caratterizzazione blanda e inesistente.
In breve
The Testament of Ann Lee è un’opera realizzata volutamente per dividere e per scuotere i suoi spettatori, discordante ed estremamente originale. Se da un lato è un lungometraggio ricco di caratteristiche positive, come la fotografia, la colonna sonora e la sua protagonista, dall’altro lato non è esente da aspetti negativi, che non fanno altro che aumentare il sentimento di discordia presente in chi è profondamente scettico in merito al risultato finale.
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