Emma Stone in Bugonia di Yorgos Lanthimos. Courtesy of Focus Features. Credit: Atsushi Nishijima/Focus Features
Emma Stone in Bugonia di Yorgos Lanthimos. Courtesy of Focus Features. Credit: Atsushi Nishijima/Focus Features

Venezia 82, i film che abbiamo visto il 28 agosto alla Mostra del Cinema di Venezia 2025

Bugonia, Yorgos Lanthimos (Concorso)

Remake del film sudcoreano del 2003 Jigureul jikyeora! di Jang Joon-hwan, Bugonia è una creatura cinematografica che si prende gioco di chi guarda, confondendolo, esasperandolo, torturandolo. Lo fa attraverso la declinazione del genere e attraverso la violenza disarmante di chi ignora la realtà dolorosa, per abbracciare congetture aliene. Ma come andrà a finire? La stessa sottile minaccia crudele di Kind of Kindness si riversa in una sconcertante lettura di una specie destinata ad estinguersi: il genere umano. Così debole, così manipolatorio, servo di dogmi auto-fondati e complotti scovati online.

Le dinamiche di potere (e sottomissione) si consumano tra due indiscussi interpreti, Emma Stone e Jesse Plemmons, disegnando un futuro privo di speranza. E i sorrisi spezzati che Lanthimos ci regala non ci bastano mai.

Jay Kelly, Noah Baumbach (Concorso)

Quando i film sostituisco i ricordi, il cinema si trasforma nella vita e la vita (quella vera fatta di legami) appare come qualcosa di lontano e più complicato. Jay (George Clooney) è un attore sessantenne che passa da un set ad un altro, che ha pochi veri rapporti umani, quasi nessuno, e che si rende conto che da sempre ha preso ciò che desiderava, sacrificando il resto. In un viaggio alla ricerca di una figlia partita per la sua ultima estate prima del college, Noah Baumbach intesse una narrativa ruffiana che attraversa il sottostrato del cinema, tra agenti, uffici stampa, professionisti al servizio di attori, star.

La verità è che non ci stanchiamo mai del potere salvifico e inebriante del cinema, ritrovando Fellini, Allen, e il discorso sull’identità, sempre vivo. Una menzione speciale per Adam Sandler, personaggio chiave, anima emotiva del film.

Jay Kelly. George Clooney in Jay Kelly. Cr. Peter Mountain/La Biennale 2025
Jay Kelly. George Clooney in Jay Kelly. Cr. Peter Mountain/La Biennale 2025

DOM, Massimiliano Battistella (Giornate degli autori)

DOM, il film documentario di Massimiliano Battistella che ha aperto la sezione Notti Veneziane delle Giornate degli Autori, ha una forma visiva che non lascia indifferenti, e una protagonista, Mirela Hodo, che mette in scena, attraverso stretti primi piani e ricordi di una città, Sarajevo, da cui è stata strappata, i suoi traumi. L’Italia e la Bosnia come punti cardinali definiscono salvezza e rimpianti, il materiale di repertorio ricostruisce la sua infanzia lontana dalla famiglia, in un orfanotrofio, dopo l’assedio della città in cui una madre, che non vuole vederla, vive tutt’ora. Lo sguardo aderisce all’intimità del personaggio, commuovendo, senza mai mostrare la guerra ma solo le emozioni, il vissuto di una donna che elabora una ferita insanabile.

Silvia Pezzopane

À pied d’ouevre, Valérie Donzelli (Concorso)

À pied d’ouevre (At Work) è il nuovo film di Valérie Donzelli che racconta le vicende di Paul, un fotografo di successo che decide di abbandonare la sua promettente carriera per dedicarsi alla stesura di libri, sua passione da sempre. Il percorso è però ricco di ostacoli e Paul si interfaccia ben presto con la povertà.

At Work Valérie Donzelli. Courtesy of La Biennale 2025
At Work, Valérie Donzelli. Courtesy of La Biennale 2025

Donzelli porta in scena un lungometraggio che intende essere una critica sociale verso un sistema schiaccia la creatività in favore della semplice e mera produttività, cadendo però nel banale e nella ripetitività. Il protagonista, nonostante le ottime premesse, non è approfondito adeguatamente, fattore che porta di conseguenza la storia a non svilupparsi del tutto, salvo il finale che spezza l’estrema semplicità di un film da cui ci si poteva aspettare di più.

Rebecca Fulgosi

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