Julia Roberts e Andrew Garfield in After the Hunt di Luca Guadagnino. Courtesy of Amazon MGM Studios/La Biennale 2025
Julia Roberts e Andrew Garfield in After the Hunt di Luca Guadagnino. Courtesy of Amazon MGM Studios/La Biennale 2025 Photo Credit: Courtesy of Amazon MGM Studios © 2025 Amazon Content Services LLC. All Rights Reserved.

Venezia 82, i film che abbiamo visto il 29 agosto alla Mostra del Cinema di Venezia 2025

After the Hunt, Luca Guadagnino (Fuori concorso)

Misterioso e ammaliante, il nuovo film di Luca Guadagnino è una lettura di anime che nascondono segreti e in cui la ricerca, ma soprattutto la stabilità del potere, è una priorità. Morbido e incantatore nello stile visivo, si costella di interazioni problematiche e questioni senza una vera risposta. La professoressa di Yale, Alma (Julia Roberts), viene coinvolta in un caso di molestie sessuali ai danni di un collega, ma anche di un amico. Nulla è come sembra perché chiunque nasconde ciò che ne potrebbe mettere a repentaglio la sua vita. In alcuni momenti, però, ciò che sembra più importante per il contenuto si scioglie nella forma, perdendo il focus, nascondendosi.

Denti da latte, Mihai Mincan (Orizzonti)

Alina ha 10 anni e, prima di scomparire, si arrabbia con sua sorella Maria, per non aver buttato l’immondizia al suo posto. Promette però anche di tornare a giocare dopo averlo fatto. Dopo poco Maria, la più piccola di casa, diventa protagonista di una ricerca forsennata e di una famiglia che rimane mutilata, inquieta, e che lentamente si sfalda. Nella Romania del 1989 l’immaginazione dei bambini prende il sopravvento sulla realtà dei fatti, le parole dei grandi competono con le illusioni dei più piccoli, e la scomparsa crea una voragine, che settimana dopo settimana modifica le abitudini, sedimenta la memoria. Il film diretto da Mihai Mincan è una lenta deriva, che si contamina al sogno, pur rimanendo ancorato al silenzio più vero.

No Other Choice, Park Chan-wook (Concorso)

Ispirandosi al romanzo di Donald E. Westlake The Ax, Park Chan-wook dirige No Other Choice: una commedia nera che prende un uomo qualunque, soddisfatto del suo lavoro e innamorato della sua famiglia, e lo porta alla deriva della disperazione, licenziato, insoddisfatto e ostinato a riemergere a qualsiasi costo. Il quadro sociale dipinto dal regista è drammatico e contemporaneamente esilarante, il protagonista (Lee Byung-hun) rispecchia insicurezze, idiosincrasie e controsensi di un uomo contemporaneo prigioniero della sua idea di capofamiglia e di quella di eccellenza. Il risultato è un film con un grande ritmo che non perde mai di vista la parte più oscura dell’animo umano, sovrapponendola a una irresistibile componente di follia.

Silvia Pezzopane

Lee_Byung-hun in No Other Choice, Park Chan-wook. Courtesy of La Biennale 2025
Lee_Byung-hun in No Other Choice, Park Chan-wook. Courtesy of La Biennale 2025

Rose of Nevada, Mark Jenkin (Orizzonti)

Mark Jenkin dirige George MacKay e Callum Turner in un lungometraggio drammatico dalle tinte thriller che spiazza e confonde lo spettatore, trasportato all’interno di un mondo narrativo che prende ispirazione dalla poetica di David Lynch.
Un ritmo volutamente lento, soprattutto nella prima parte, è il punto forte di Rose of Nevada che crea la sua storia tassello per tassello, lentamente, permettendo a chi guarda di familiarizzare con una storia che ha bisogno di essere capita e recepita proprio in questo modo.

MacKay e Turner convincono con due interpretazioni degne di una storia ricca di suspence, rendendola di conseguenza ancora più credibile. La colonna sonora, il montaggio e la pellicola in 16mm aggiungono fascino al lungometraggio, che riesce a intrigare e agganciare il pubblico per tutta la sua durata.

Rebecca Fulgosi

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