Venezia 82. A House of Dynamite. Rebecca Ferguson as Captain Olivia Walker in A House of Dynamite. Cr. Eros Hoagland/Netflix © 2025.
Venezia 82. A House of Dynamite. Rebecca Ferguson as Captain Olivia Walker in A House of Dynamite. Cr. Eros Hoagland/Netflix © 2025.

Venezia 82, i film che abbiamo visto il 2 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia 2025

Ammazzare stanca. Autobiografia di un assassino, Daniele Vicari (Venezia Spotlight)

Il terrore del sangue mal si accorda ad una carriera già avviata da assassino, per questo il destino di Antonio Zagari (Gabriel Montesi) sarà molto diverso da quello degli altri membri della sua famiglia. Un padre violento e feroce, boss calabrese ormai cittadino lombardo (interpretato da un incredibile Vinicio Marchioni), un fratello costretto ad abbandonare molto presto la sua innocenza da ragazzo, e una “famiglia” fatta di membri della ’ndrangheta, pedine intercambiabili e uomini disperati.

Lo sguardo dell’autore dell’autobiografia che ha ispirato il film guida l’intera narrazione, che in un primo momento è attraversata da una sottile ironia che fa venire i brividi, e rende diverso un tipo di racconto solitamente prevedibile e scandito dai soliti elementi. Vicari realizza un gangster movie che, tra pistole e rivalse, cerca di tirare fuori l’essenza di un protagonista che si ribella a ciò che per lui era stato scritto. Peccato che nella seconda parte del film non tutto funzioni come nella prima e quel carattere maldestro che rendeva così umani i personaggi scompaia per lasciare spazio a qualcosa di più classico. In generale Ammazzare stanca è la prova riuscita di un altro modo di leggere la realtà della criminalità organizzata, e funziona sia dal punto di vista registico che da quello, non scontato, degli effetti visivi. In più ha un grande cast.

Silvia Pezzopane

A House of Dynamite, Kathryn Bigelow (Concorso)

Diretto da Kathryn Bigelow, che torna dietro la macchina da presa dopo 8 anni dal suo ultimo lavoro, A House of Dynamite è un thriller politico dinamico e ricco di tensione, il cui tema principale è quello della minaccia nucleare. Sceneggiato da Noah Oppenheim, sceneggiatore ed ex giornalista, il lungometraggio di Bigelow intende riflettere sulla precaria condizione del mondo e della politica contemporanea, e si concentra su quanto tutto possa cambiare nel giro di pochi minuti.

Raccontato da tre punti di vista diversi ma complementari, A House of Dynamite non concede nemmeno un attimo di tregua; corre frenetico con il desiderio di provare a raccontare le emozioni, le ansie e le paure di chi occupa posizioni di vertice, lasciando ugualmente trasparire una nota di umanità, dimostrando quindi che, nonostante tutto, questa è pur sempre presente.

L’étranger, François Ozon (Concorso)

Tratto dall’omonimo romanzo di Camus, L’étranger di Francois Ozon è un film che, pur provandoci, non riesce a convincere completamente. Dalla regia e fotografia impeccabile (realizzata in bianco e nero), sono troppi i momenti in cui il lungometraggio rimane superficiale, non approfondendo del tutto temi centrali alla storia, come la morte, il senso di giustizia e la concezione del protagonista nei confronti della vita e del senso di vivere. Meursault, il protagonista della vicenda, nonostante sia il motore principale della storia, sembra osservarla da fuori e da lontano, e la sua caratterizzazione è quasi totalmente assente. Dalle premesse interessanti, L’étranger sembra essere nel suo complesso un mero esercizio di stile.

Dead Man’s Wire, Gus Van Sant (Fuori Concorso)

Tratto da un’impressionante, ma soprattutto ingiusta, storia vera, Dead Man’s Wire, il nuovo film di Gus Van Sant, si incentra sulle estreme azioni di Tony Kiritsis che, nel 1977, sentendosi profondamente tradito dalla banca che gestiva il suo mutuo, decise di prendere in mano la situazione facendo suo ostaggio per tre giorni Richard Hall, presidente della Meridian Mortgage Company.

Van Sant dipinge un ritratto crudo di una delle vicende poliziesche più tortuose del secolo scorso, concentrandosi per tutta la durata del racconto solo ed esclusivamente sul rapimento e sui negoziati tra Kiritsis e la polizia. Bill Skarsgard, nei panni di Tony, ruba la scena riuscendo a far trasparire perfettamente dal suo personaggio la rabbia e la follia che lo contraddistinguono. La regia, che dosa momenti di suspense a momenti più emotivi, crea allo stesso tempo un film dal ritmo serrato e dalla struttura definita, in grado di tenere chi guarda immerso completamente nella vicenda.

DEAD MAN’S WIRE – Bill Skarsgård and Dacre Montgomery (Credits Stefania Rosini) 

Rebecca Fulgosi

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