Venezia 82. Portobello di Marco Bellocchio. Foto di Anna Camerlingo
Portobello di Marco Bellocchio. Foto di Anna Camerlingo

Venezia 82, i film che abbiamo visto il 1º settembre alla Mostra del Cinema di Venezia 2025

Portobello, Marco Bellocchio (ep. 1-2, Fuori Concorso)

La seconda prova di Bellocchio alla regia di un racconto diviso in capitoli (che sì, è una serie, ma potrebbe essere concepita anche come un lungo film) è un successo già dai primi due episodi mostrati a Venezia 82. Portobello si avvale di uno sguardo così dinamico e coinvolgente da catturare lo spettatore, concentrandosi sul declino di un uomo messo al centro di un processo di distruzione: il presentatore televisivo Enzo Tortora, interpretato da un magistrale Fabrizio Gifuni. Ma prima della deriva ci viene mostrato il successo, la televisione italiana degli anni ’80 quasi come strumento di ipnosi di massa, le meccaniche interne, i numeri, l’essenza dell’essere così famoso da attirare qualsiasi tipo di attenzione, o rancore. La possibilità di muoversi su minutaggi estesi conferisce al regista la possibilità di scandagliare ogni aspetto della storia, restituendo una rappresentazione che non si limita ad un punto di vista, ma ne abbraccia molteplici, incastrandoli in un intreccio carico di ritmo.

Se questo è l’inizio, non vediamo l’ora di proseguire.

Silvia Pezzopane

The Smashing Machine, Benny Safdie (Concorso)

Benny Safdie decide di portare sul grande schermo una storia pressoché sconosciuta, quella del lottatore di arti marziali miste Mark Kerr, per dargli la riconoscenza che merita, ma il risultato finale non soddisfa e non convince pienamente. Molte delle vicende principali che meriterebbero più attenzione vengono affrontate superficialmente, nonostante l’ottima interpretazione di Dwayne Johnson, che spicca sopra tutte le altre.

La drammaticità traspare lievemente all’interno di un racconto colmo, purtroppo, di questo elemento, dando poca risonanza ad una storia che ne merita invece molta. Nel suo complesso, The Smashing Machine risulta quindi un biopic troppo superficiale e poco approfondito, un’occasione, purtroppo, sprecata.

The Testament of Ann Lee, Mona Fastvold (Concorso)

Mona Fastvold dirige un lungometraggio tratto da una storia vera che non ha vie di mezzo, o lo ami, o lo odi. Volutamente anticonformista, The Testament of Ann Lee, è un elogio all’estasi, al credo, alla follia e alla devozione, tutto condensato in due ore di film che spaziano tra musical e dramma.

Visivamente ci si trova davanti ad uno dei film più riusciti della Mostra, con le parti musicali coreografate magistralmente, capaci di infondere ritmo alla storia. La parte drammatica, molto provocatoria, riesce nel suo intento di spiazzare lo spettatore, portandolo a riflettere e a conoscere a fondo una storia ai più sconosciuta, quella della predicatrice Ann Lee, interpretata da un’Amanda Syefried strabiliante e convincente.

Rebecca Fulgosi

Venezia 82, The Testament of Ann Lee, Mona Fastvold (Concorso)

Continua a seguire FRAMED per gli aggiornamenti su Venezia 82 anche su Facebook Instagram.