M. Il figlio del secolo. Foto di Andrea Pirrello

Su Sky e NOW si conclude il 31 gennaio, con gli ultimi due episodi, la serie Sky Original M. Il Figlio del Secolo, per la regia di Joe Wright e con protagonista un eccezionale Luca Marinelli.

Presentata all’81ª Mostra del Cinema di Venezia nella sua interezza e tratta dall’omonimo romanzo di Antonio Scurati (vincitore del Premio Strega nel 2019 e bestseller internazionale, edito da Bompiani), M. Il figlio del Secolo è sicuramente il prodotto più originale, rivoluzionario e sovversivo del panorama seriale recente. Frutto di una ricerca di linguaggio ed estetica, racconta l’ascesa al potere di Mussolini grazie a un grande lavoro collettivo di cast, maestranze e tecnica.

«Con M. Il figlio del Secolo siamo arrivati a un altro punto di svolta, anche se con contenuti completamente diversi ovviamente”. Così Nils Hartmann, Executive Vice President Sky Studios per l’Italia, definisce l’arrivo di un cambiamento decisivo per la serialità, segnato da un progetto produttivo che ha richiesto coraggio, e che permette di confondere i confini tra serialità e cinema con un grande racconto.

Il risultato, così contemporaneo, eppure fedele alla Storia e a ciò che realmente è stato, non sarebbe stato possibile senza lo studio accurato svolto sugli spazi, le scenografie, gli ambienti in cui il Duce cresce, e con lui la sua figura politica.

La serie vanta le scenografie di Mauro Vanzati (Patagonia, Anni da cane, Anna), che compie un lavoro di grande ricerca per restituire l’atmosfera storica ma anche quella emotiva dei personaggi e del periodo di terribili (e temibili) cambiamenti. Ci ha raccontato la sua esperienza sul set e le aspettative su ciò che M lascerà al pubblico.

La contemporaneità in un period drama

A partire dalla visionarietà della regia, M. Il figlio del Secolo si configura come un’opera in cui contemporaneità e passato riescono a danzare in una sconcertante messa in scena che ha il coraggio di mostrare anche i riflessi del presente, risultato di tutti gli errori del passato.

«Conoscevo i film di Joe Wright, per cui mi aspettavo un’idea forte di regia, ma non avrei mai pensato che il suo progetto avesse questa direzione. In realtà già dal primo incontro è stato tutto abbastanza chiaro, Joe mi ha mostrato e raccontato un suo moodboard, e ho capito che aveva già tutto chiaro in mente: il suo lavoro era molto preciso e dettagliato, la sua visione aveva già una forma ben delineata. Mi ha portato subito nel suo mondo, dal primo momento, rendendo tutto un po’ più semplice», racconta Mauro Vanzati, per spiegare anche quanto la serie rientri sì nel genere period drama, ma risulti al contempo violentemente attuale.

«M è un period drama, ma con un linguaggio molto moderno e incisivo. Non c’è mai stata la volontà di tradire l’epoca, e abbiamo lavorato sempre in modo rispettoso, ma abbiamo piegato l’immagine alle esigenze narrative, spesso utilizzando l’estetica artistica propria di quel momento storico: penso alle avanguardie artistiche, al futurismo, all’espressionismo».

M. Il figlio del secolo, Sky. Foto di Andrea Pirrello, scenografie di Mauro Vanzati

Non la copia della realtà ma del momento storico

Dove la regia realizza un mash up visivo che passa da Dziga Vertov a Howard Hawks, un collage in cui il dinamismo è al centro di tutto, la ricostruzione storica dialoga con la forma dell’immagine: le inquadrature di Wright si inclinano, spezzano l’equilibrio, riflettono l’instabilità di una conquista politica portata avanti con grossolana violenza e incauta sete di potere.

Qui si inserisce la cura delle scenografie: «Abbiamo affrontato la costruzione dell’immagine con molta libertà, in modo sempre creativo», prosegue Vanzati. «Ad esempio il backlot, la ricostruzione del quartiere Bottonuto di Milano, dove ha inizio la storia: siamo partiti da una documentazione precisa ma lo abbiamo progettato in modo tale da accentuarne caratteristiche che avrebbero valorizzato l’atmosfera di quel momento della serie, in una maniera quasi espressionista. La richiesta di Joe era di non fermarsi alla copia della realtà, ma di pensare all’immagine del film fortemente connessa all’arte di quel momento storico, e ai suoi risultati estetici».

L’impatto estetico si percepisce soprattutto negli ambienti più identificativi, soprattutto gli interni della casa di Margherita Sarfatti o quella di D’Annunzio: «Siamo, come sempre, partiti da una documentazione precisa, per poi decidere la strada migliore da prendere per rendere gli ambienti immediatamente espressivi, in modo che fossero funzionali al racconto del personaggio. Nel caso di casa Sarfatti abbiamo tradito la realtà, scegliendo di darle uno stile preciso, che rispettasse il periodo ma non la geografia, essendo uno stile viennese, che si sposava però molto bene con l’idea di farne un luogo dove le avanguardie più importanti del momento confluissero, quasi a trasfigurare l’ambiente con un’estetica futurista, in un continuo gioco di pattern diversi, movimento e contrasti di colori».

M. Il figlio del secolo, Sky. Foto di Andrea Pirrello, scenografie di Mauro Vanzati

Il lavoro collettivo alla base del successo di M

Il lavoro collettivo dietro alla serie è forse il grande motore che ne ha decretato il successo. «È assolutamente vero, è un lavoro collettivo, si percepiva la volontà di seguire una direzione comune, una partecipazione forte, decisa, e tutta la troupe ha lavorato duramente per realizzare l’idea di Joe nel migliore dei modi possibile, muovendosi quasi come una unica entità. Anche in preparazione abbiamo stabilito una comunicazione fitta e intensa, condividendo documentazione, progetti e idee, coinvolgendo tutti i reparti costantemente».

Nel giorno della conclusione della sua messa in onda non solo M è tra le serie più viste in Italia, ma inizia a ottenere riscontri anche all’estero. Alla domanda sulle speranze circa la ricezione sul pubblico, Mauro Vanzati risponde: «Spero che faccia parlare, discutere, che apra una dibattito, che faccia pensare soprattutto. È una storia che tutti più o meno conoscono, ma forse è un modo di rileggerla, di ricordarla, di porre l’attenzione su dinamiche e motivazioni che hanno provocato gli eventi che conosciamo. Bisogna ricordarsi che è una storia recente, parliamo di 100 anni fa, e che la memoria è fondamentale per costruire una coscienza critica, in un momento in cui, invece, pericolosamente, la storia sembra ripetersi».

Qui la recensione di M. Il figlio del Secolo.

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M. Il figlio del Secolo è prodotta da Sky Studios e da Lorenzo Mieli per The Apartment, società del gruppo Fremantle, in co-produzione con Pathé, in associazione con Small Forward Productions, in collaborazione con Fremantle, CINECITTÀ S.p.A..

Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.