
Sei anni di vita dimenticati, sei anni di relazioni, esperienze, evoluzioni, cancellate da un evento apparentemente innocuo: una frana, che colpisce il paesino montano di Vallata, e che provoca una serie di strani eventi. Alcuni abitanti iniziano a manifestare i segni di una misteriosa amnesia, costellata da visioni appartenenti ad una memoria collettiva ben più profonda e radicata.
Memoriae, la nuova serie Rai girata da Cosimo Alemà e Isabella Aguilar, mostra uno scenario distopico eppure fortemente ancorato al nostro presente, puntando l’attenzione sulla forza dei personaggi, e sulle loro scelte. Tra questi c’è Chiara, interpretata da Anna Godina, che dimentica tutti i traguardi raggiunti tornando al punto di origine, a sei anni prima, quando era ancora vittima della droga e suo padre era vivo. L’attrice racconta a FRAMED il lavoro sul personaggio di Chiara: la preparazione, la libertà espressiva sul set e la forza di affrontare il passato.
Memoriae è un progetto con una scrittura ambiziosa e molto diversa da quello che vediamo abitualmente nelle fiction Rai. Cosa ti ha convinto inizialmente e cosa hai pensato entrando in contatto con il personaggio di Chiara?
Quello che mi ha convinto è proprio la scrittura, fin dalla prima fase del provino. La scena del provino era già molto tosta: era il periodo dell’astinenza di Chiara, dove scopriva sul momento di aver perso il padre e di esserselo dimenticata. È una scena cruda per il personaggio, in cui si vedono già tutte le componenti: l’amnesia, l’assenza del padre — che per lei era un riferimento essenziale della vita — e appunto l’astinenza.
Poi, quando ho letto la sceneggiatura, del personaggio di Chiara mi ha colpito tutto; ogni volta che la vediamo nella serie è come se avesse una fase evolutiva di quello che le sta capitando, sempre più difficile da gestire. Mi ha colpito molto la sua solitudine: nonostante sia circondata dalla sua famiglia, è come se costantemente nessuno riuscisse a capire cosa le stia accadendo. Da una parte è estremamente fragile, probabilmente per una forma di sensibilità molto elevata; dall’altra ha una forza potentissima nell’uscire da questo baratro, nel quale è entrata da quando si è trasferita a Milano con il fratello di 18 anni, cadendo poi nel circolo della tossicodipendenza.
Come sei entrata nella parte di una donna che non ricorda e si ritrova vittima di cose che pensava superate, dovendo praticamente ricominciare da capo?
Io preparo i personaggi con un’acting coach, Paolo Antonio Simioni, che fa parte di una realtà che si chiama EuAct . Questo mi dà la possibilità di avere uno spazio creativo in cui poter sperimentare, capire che note suona il personaggio, aprire le maglie del testo e cercare tutte le sfumature, il corpo, le relazioni e il ritmo in totale libertà. Così, quando arrivo sul set, so già quali sono, in questo caso, le possibilità di Chiara e porto delle proposte. Poi, in base a quello che mi chiedono i registi, sono sempre pronta a cambiare anche a seconda delle esigenze della macchina da presa, dell’inquadratura o della fotografia.

In questo caso ti sei sentita libera di portare il tuo sul set?
Assolutamente. Anzi, non farlo sarebbe stato un grandissimo errore. È un ruolo che bisogna portare al limite, avendo il coraggio di estremizzarlo e conoscerne tutti gli estremi. Abbiamo girato in tre mesi, le scene di Chiara sono tutte difficilissime, quindi per me era molto importante arrivare con una conoscenza profonda del ruolo.
Di fatto ciò che le succede è un annientamento totale di quelle che sono state le sue conquiste passate. Sul set mi è stata data questa libertà: io portavo le proposte e poi tra un take e l’altro mi venivano date le indicazioni per raggiungere il risultato voluto.
In un tempo come il nostro, così frenetico, rimanere bloccati in un tempo passato è un trauma. Cosa ha rappresentato per te e cosa ha portato questo personaggio nella tua vita personale?
Viene normale pensare: “Se tornassi a sei anni fa, a che punto della mia vita tornerei?”. Io, ad esempio, sei anni fa ero appena uscita dall’Accademia del Piccolo Teatro di Milano, dove ho passato quattro anni di durissimo lavoro in cui ti viene richiesto di destrutturarti e di apprendere tantissimi strumenti diversi. È stato un periodo tostissimo di cui vado fiera, ma non lo rivivrei mai. Se tornassi indietro con la coscienza di oggi e vedessi tutto quello che ho conquistato in questi sei anni — la mia libertà, la spensieratezza, la felicità e la libertà artistica — ritornare lì sarebbe devastante.
Siamo esseri in evoluzione e le scelte che facciamo in un momento della vita sono quelle che siamo in grado di fare in quel momento. Poi, crescendo e avendo nuove possibilità, cambiamo approccio. Perciò sì, credo sia sempre un trauma tornare indietro.
Come ti sei trovata con Dario Aita nel ruolo di tuo fratello?
Benissimo! Dario è un attore che stimo molto. Fin dalla prima scena che abbiamo girato insieme gli ho detto che apprezzo profondamente il suo saper usare il “contagocce”: non si vede niente della struttura tecnica che ha. Traspare tantissima umanità in tutti i ruoli che fa, ed è anche una bellissima persona, un uomo gentile.
Questa è indubbiamente una serie di genere. È il genere di cose che guardi di solito? C’è qualcosa che ti ha colpito ultimamente al cinema o in TV?
Sì, a me piacciono molto le serie, i film e i testi teatrali un po’ nordici, introspettivi, con linee drammatiche e crude. La mia identità artistica viaggia su queste note. La serie richiama un po’ lo stile di Dark per la fotografia e il ritmo. La scorsa settimana sono andata a vedere L’estranea e mi ha colpito profondamente l’interpretazione di Valeria Bruni Tedeschi: per me è stata una rivelazione, aveva una delicatezza unita a un’inquietudine potentissima e violenta. È un progetto di cui avrei voluto far parte e che è in linea con quello che abbiamo fatto noi.
Gli artisti sono pronti e c’è gente che sta investendo in queste linee di racconto diverse. Bisogna credere che anche lo spettatore sia pronto, perché il potenziale c’è ed è enorme.
Presentata alla Festa del Cinema di Roma 2026 lo scorso 15 ottobre, Memoriae è da oggi disponibile con i suoi primi 6 episodi (per un totale di 12) su Rai Play. Continua a seguire FRAMED anche su Facebook e Instagram.






