Simone Bozzelli. Orvieto Cinema Fest. Foto di Enrico Lunetti
Simone Bozzelli. Orvieto Cinema Fest. Foto di Enrico Lunetti

Simone Bozzelli, regista di Patagonia, presentato in concorso al 76° Locarno Film Festival e ora disponibile in streaming su RaiPlay, ha fatto parte della giuria dell’ottava edizione di Orvieto Cinema Fest guidata dalla Presidente, Daria D’Antonio, con Simone Bardoni, direttore artistico di Concorto Film Festival. Il festival si è concluso lo scorso 28 settembre, dopo una grande partecipazione da parte del pubblico.

Bozzelli, che ha spaziato negli anni dal cortometraggio, Mio Fratello, Loris sta bene, Amateur, J’ador e Giochi, al videoclip, come I Wanna Be Your Slave dei Måneskin, vincitore dell’MTV Music Award 2022 per Best Alternative Video, ci ha raccontato la sua esperienza da giurato.

Com’è stata l’esperienza di far parte della giuria di un festival così giovane e soprattutto con una selezione di grande qualità?

​Sono d’accordissimo, la selezione dell’ottava edizione di Orvieto Cinema Fest è stata meravigliosa. È difficile e strano per me ritrovarmi in una giuria. Faccio film e il primo passo dopo aver concluso è quello di to submit il mio film a quella che potrebbe essere una giuria o un comitato di selezione. Di solito sono io quello che aspetta un esito in questo senso. Fondamentalmente, per me, come giurato, la premiazione è il momento meno interessante, la parte più bella è vedere “lo spettro” della selezione, soprattutto la temperatura, quello che sta succedendo nel mondo dell’audiovisivo e del cinema, ovviamente.

Quindi secondo te in eventi del genere si riscontra una sorta di fil rouge che ti fa vedere dove si sta dirigendo il cinema?

​Secondo me è una cartina al tornasole, e non solo per forza ottimistica, in altri festival ad esempio ho visto dei corti ancorati a dei gusti narrativi estremamente vecchi, che non guardano al futuro, altre volte, invece, vedo delle cose così nuove che mi sembrano aliene e ne voglio sapere di più.

Ti è successo quest’anno qui a Orvieto?

Sì, assolutamente, ci sono stati due o tre colpi di fulmine.

A cosa stai lavorando in questo periodo?

​Sto lavorando al nuovo lungometraggio, in questo momento siamo in sceneggiatura. Ed è stata lunga, perché passo tantissimo tempo su quello che è il soggetto e soprattutto sulla scalettatura. È il momento a cui mi dedico di più. La sceneggiatura è abbastanza agile, anche perché ne abbiamo parlato talmente tanto prima che è uscita spontaneamente. Siamo a metà, ma ovviamente, come ti ho detto, anche il resto è scritto sotto forma di scaletta. Dovrò iniziare a submit, la devo mandare a dei comitati per farla valutare, affinché diano dei fondi etc. Si è sempre sotto un’eterna giuria.

Hai raccontato tempo fa in un’intervista che lavorare in pellicola ti indirizzava meglio nel ruolo di regista e ti responsabilizzava molto; il tuo prossimo lungometraggio sarà in pellicola?

Mi piacerebbe, vorrei farlo. Devo capire anche, però, se è economicamente fattibile, altrimenti mi farò venire in mente qualcosa, qualcosa che faccia sì che chi vedrà il mio film dirà che è un film alieno.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.