
Dan Lin, responsabile della divisione Film di Netflix, lo scorso giugno anticipava che la piattaforma avrebbe cominciato a rifiutare accordi con registi che imponevano il passaggio in sala dei propri film. La presenza nel concorso della Mostra del Cinema di Venezia di un’opera co-prodotta da Netflix come Possible Love sembra quanto mai un’espressione dissociante.
Il film, insignito del Leone d’Argento, è l’attesissimo ritorno di Lee Chang-Dong, tra i più celebrati autori del cinema sudcoreano contemporaneo, assente da sette anni (nel 2019 il suo ultimo film Burning, tratto da Murakami Haruki). L’opera è parte di un ciclo di remake del Decalogo di Krzysztof Kieślowski iniziato la scorsa edizione di Cannes con Parallel Tales di Ashgar Farhadi. E, visti, i nomi finora coinvolti in questo progetto ad altissima vocazione autorale, non si comprende perché stressare gli autori con questa facoltà di rinuncia all’uscita in sala mentre, al contempo, sembra vivo l’interesse per opere di pregio pensate per gareggiare nei massimi festival e, ragionevolmente, uscire in sala.
Ci vorrebbe maggior chiarezza comunicativa, anche per migliorare la percezione di una major che ha visto fischiare il proprio logo all’anteprima mondiale proprio di questo film a Venezia. Quindi, com’è Possible Love? Per rispondere bisogna innanzitutto tenere a mente il punto del decalogo alla base del film, ossia “Non desiderare la roba d’altri”.
I ricchi sono i nuovi parassiti
La coppia composta da lei Mi-ok (Jeon Do-yeon) e lui Ho-seok (Sol Kyung-gu) sta affrontando un momento di crisi a seguito del licenziamento di entrambi dalla fabbrica in cui si erano conosciuti. Lei è riuscita a trovare una nuova occupazione mentre il marito, colpito da una severa depressione, vive una vita da spettro segnata da un trauma.
L’incontro con un’altra coppia dell’alta società, lei Ye-ji (Cho Yeo-jeong) film maker per diletto e lui, Sang-woo (Jo In-sung), brillante operatore finanziario, genererà un legame insolito e sbilanciato. Lee Chang-Dong nel suo ultimo lavoro, Burning, raccontava un triangolo amoroso tra ceti diversi, dove il protagonista vedeva il suo ambiente rurale letteralmente brutalizzato dal suo rivale in amore, a testimoniare un’esibizione del potere in grado di disporre di donne e ambiente dei ceti inferiori.
In Possible Love, invece, l’intreccio è meno complesso e la scrittura ha tonalità più leggere senza rinunciare a note amare. Più che puntare sulla deflagrazione, l’obiettivo è diretto alla ricerca di una nuova serenità (come testimonia uno dei finali più poetici degli ultimi anni). Infatti, questo amore possibile è generato dalla sete di possesso, che si traduce nell’attrazione per cibo di lusso e beni costosi da parte di Mi-ok e di narrazioni avvincenti da parte di Ye-ji. Ognuna delle due donne possiede qualcosa che l’altra anela, da una parte i beni materiali dall’altra una vita vissuta. Ciascuna desidera qualcosa dell’altra e ciò genera un chiaro contraltare a Parasite di Bong Joon-ho, dove i poveri potevano sopravvivere solo allacciandosi ai rubinetti del benessere dell’alta borghesia.
In Possible Love la distanza tra le classi è ancora maggiore, con i ricchi che abitano in un mondo iperuranico e totalmente slegato dal contesto socioeconomico: Sang-woo lavora nella finanza con il fuso orario americano (vive fuori anche nel tempo rispetto al contesto sudcoreano) mentre Ye-ji riempie le sue giornate esplorando il mondo delle classi inferiori con la sua telecamera. Il modo in cui riprende i suoi subalterni è rappresentato dal regista come se fosse un safari nella savana e molto spesso la vediamo riprendere gelidamente scene anche drammatiche. Una donna dalla vita incolore che si ciba della sofferenza vitale della plebe.
Un utilizzo terapeutico del conflitto sociale
Tuttavia, nonostante nel film ci sia un costante accumulo di tensione tra i quattro protagonisti, Lee sembra voler cercare risoluzioni diverse a quelle che lo spettatore potrebbe attendersi. È significativo, ad esempio, come presenti il fatto che i due uomini siano entrambi praticanti di taekwondo e come questa pistola (in questo caso calcio in faccia) di Cechov venga messa in campo. Assolutamente potente è anche una scena di un bagno in mare che racchiude in sé tutto il film, portando sullo schermo il predominio di un personaggio su un altro che si rivela come solo apparente.
Le persone altolocate in Possible Love non hanno alcuno spessore, il potere è solo apparente e basato sulla percezione o sul suono di un campanello. Il conflitto tra le classi si supera mettendo a nudo chi è sopra di noi, ridimensionando i prevaricatori. Le classi subalterne devono imparare a vincere l’invidia e apprezzare i propri risultati e le proprie lotte. Non è, infatti, funzionale a un’efficace risoluzione l’approccio violento, semmai è più utile usare il conflitto per indagare la propria condizione e quella di chi vi si oppone, scoprendo chi tra i due è veramente in grado di combattere per difendere le proprie istanze. L’amore possibile è anche quello che deve unire chi soffre e chi lotta, per ritrovare la luna piena in una notte tenebrosa.
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