
L’Orvieto Cinema Fest 2026 torna dal 20 al 27 settembre 2026 con un ricco concorso internazionale di cortometraggi. Anche quest’anno ve lo raccontiamo su Framed Magazine con una selezione quotidiana di film in programma.
Qui i cortometraggi che abbiamo visto della prima giornata di proiezioni di Orvieto Cinema Fest 2026.
Torta di Rose di Tommaso Diaceri (Italia, 15′)
Prodotto dal CSC – Centro Sperimentale di Cinematografia, Torta di Rose porta lo spettatore in un freddo e austero spazio “familiare”, borghese e candido, fatto di spazi dove Amelia e suo figlio Andrea si scontrano, prima di un compleanno altrettanto austero e composto. Una violenza improvvisa, una piccola insurrezione all’equilibrio forzato, rompe il silenzio e incrina i rapporti, che rimangono tesi fino alla fine del pranzo.
La torta di rose che cresce nel forno è il simbolo di qualcosa che sta cambiando, nella vita del diciassettenne Andrea e in quella di sua madre, che sembra sola e triste, e che nasconde tutto questo dietro un rigido contegno. Una nuova generazione, rappresentata anche dalla cugina del ragazzo (una splendida Agnese Graziani), ha paura di chiedere il permesso, ha paura di alzare la voce, ma lentamente insorge, smuovendo quell’architettura non voluta ma scelta a priori per loro.
Sul finale, la torta preparata da Amelia la riporta a qualcosa, forse il ricordo di compleanni passati, o la semplicità di ciò che rimane uguale per sempre. E mangiarla con suo figlio aggiusta la rottura, alleggerisce le apparenze oscurandole con l’amore tra i due.
Last Shot di Parham Rahimzadeh (Olanda, 17′)
A tutti coloro che hanno dato la vita per la verità. È questa la dedica che si legge all’inizio del cortometraggio Last Shot, mentre ancor prima delle immagini, entra il suono del mare di Gaza. È il 2023 a Rotterdam, Musa è un giovane uomo che riceve in un pacco la macchina fotografica distrutta del fratello Samir e, all’interno, il suo ultimo rullino. In quegli scatti c’è il racconto di uno dei bombardamenti sulla Striscia, già precedenti al 7 ottobre. Una denuncia chiara e forte contro le uccisioni dei giornalisti palestinesi (ormai oltre 200) uccisi dalle forze militari israeliane.
Nel dolore e nella rabbia di Musa, che vorrebbe dare al fratello ormai scomparso almeno l’ultimo riconoscimento di una mostra fotografica ma viene apertamente ostacolato, c’è tutta l’ipocrisia di un Occidente piegato su standard doppi, sulle guerre che si possono nominare e quelle che si preferisce non mostrare.
Quisiera no sentir todo este ruido di Lucila Mariani (Argentina, 14′)
Una notte una donna subisce un aborto spontaneo; compiuto il gesto fatica ad addormentarsi, e ondeggia nella veglia da un punto all’altro di casa. Questo cortometraggio di Lucilla Mariani è un’istantanea di vita femminile, buia e compressa, dove il dolore si sussurra e la vita scorre nell’indifferenza reciproca. Tanto poco il mondo, compreso il suo fidanzato, si cura di lei, tanto lei si chiude in una routine di faccende che hanno come unico obbiettivo quello di uccidere il tempo. Eppure si agitano i rumori della notte, soprattutto quelli dei vicini, mentre la sua ansia cresce e nel finale viene allo scoperto.
La regia mostra una quotidianità stravolta, frenetica, che nasce da questo incidente notturno che ammorba ogni cosa fa. Nel buio famelico della casa, si aspetta l’alba, che quando arriva illumina il vuoto dell’appartamento. L’economia narrativa è fissata su questa quotidianità lenta e quasi nauseante, per la sua estenuante ripetitività; sembra che manchi un vero apice emotivo, anche sottomesso. Persino quando a metà si rende conto di un dettaglio preoccupante legato all’aborto appena avvenuto, tutto torna a tacere in poco tempo.
Puca di Sara Scalera (Italia, 14′)
I calanchi di Palizzi (Reggio Calabria), rocce bianchissime e assolate nella controra, diventano il paesaggio lunare in cui avviene la magia di Puca, cortometraggio di Sara Scalera. Storia di un pomeriggio di estate come tanti, negli anni Ottanta e Novanta, quando il riposo pomeridiano degli adulti costringeva i giochi dei bambini al silenzio e la noia cresceva insieme al desiderio di fuggire, esplorare, inventarsi mondi nuovi. Scalera lo riproduce con la grana della pellicola 16 mm, con colori e pasta che richiamano subito un tempo passato, quello del ricordo.
Puca è la più piccola di tre sorelle. Le maggiori, Lotti e Malibù, escono di nascosto approfittando del sonno dei genitori, ma decidono di portare anche lei, per evitare i suoi capricci. Puca guarda il mondo dei grandi con gli occhi dell’infanzia. Non comprende i sottili non detti, le tensioni e le pulsioni in quell’aria d’estate. Così scappa e balla, corre e fugge. Insegue le sirene e, con la sua innocenza, riporta tutto a un equilibrio che non sapeva nemmeno di aver fatto, per un attimo, tremare.
Dog Alone di Marta Reis Andrade (Portogallo, 13′)
Cortometraggio d’animazione diretto da Marta Reis Andrade, Dog Alone grazie alla sua forma riesce a muoversi tra realtà e fantasia, approfondendo le emozioni della protagonista senza il bisogno di dare troppe spiegazioni, bensì affidandosi alla tecnica elegante e in alcuni momenti quasi fiabesca.
La solitudine porta la protagonista a lasciare la grande città, dove le persone non si riconoscono più, e tutto sembra chiuso e grigio, e l’ambiente che la circonda sembra adattarsi alle sue sensazioni, traslandosi. Quando torna a casa un incontro speciale la porta a ragionare su cosa significhi effettivamente sentirsi a “casa”, e su come i rapporti tra le persone ne definiscano i confini. Un’animazione morbida e avvolgente coinvolge chi guarda in quel mondo, fantastico e terreno, dove anche le ombre raccontano di noi.
FRAMED Magazine è media partner dell’Orvieto Cinema Fest 2025, seguici su Instagram e Facebook. C’è anche il canale Telegram aggiornato quotidianamente per scoprire i cortometraggi in concorso.





