Ariaferma
Silvio Orlando e Toni Servillo in "Ariaferma" di Leonardo Di Costanzo, Fuori Concorso a Venezia 78

Presentato Fuori Concorso il 5 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, Ariaferma di Leonardo Di Costanzo arriverà nelle sale italiane il 14 ottobre. Il nuovo film del regista de L’intervallo e L’intrusa, vede per la prima volta insieme sullo schermo Toni Servillo e Silvio Orlando in un faccia a faccia intenso e memorabile. Il primo interpreta Gaetano Gargiulo, guardia carceraria, il secondo don Carmine Lagioia, detenuto con un passato di spessore, si intuisce, nella criminalità organizzata.

Si presentano come due mondi opposti, senza nulla in comune e in intrinseco conflitto. Eppure, proprio il conflitto è ciò che Ariaferma rifiuta già dal suo titolo. È un tempo sospeso e compresso, una bolla pronta a scoppiare, che trova tuttavia la formula per rielaborare la sua stessa struttura dall’interno, e resistere.

La ridefinizione del prison movie in Ariaferma

Tutto si svolge all’interno del carcere di Mortana, un luogo immaginario, costruito sul modello di diverse carceri italiane. Una struttura fatiscente e prossima alla chiusura, per il sollievo delle sue guardie carcerarie, tra cui spicca anche un vibrante e spaventoso Fabrizio Ferracane. A causa di una questione burocratica, nel carcere ormai svuotato rimangono 12 detenuti in attesa del trasferimento definitivo. Per facilitare le operazioni di controllo vengono trasferiti tutti nella rotonda centrale, un ottimo stratagemma registico per mantenere l’unità di spazio e al tempo stesso sottolineare la separazione tra agenti e detenuti, osservatori e osservati.

Il regime dello sguardo è infatti centrale nel film e diventa sinonimo di controllo, di potere – con diretto riferimento al Panopticon – anche se continuamente sfidato. Pur senza esplodere mai in vero e proprio scontro, infatti, la tensione tra i due gruppi si percepisce chiaramente e si basa sulla ridefinizione continua dei ruoli convenzionali dentro lo spazio chiuso e claustrofobico del prison movie.

Non c’è sangue, non c’è violenza, non c’è nemmeno un’aperta denuncia socio-politica, anche se sottintesa chiaramente nella messa in scena e nei non detti. Il nucleo di Ariaferma è la creazione di un microcosmo sospeso, in cui a incontrarsi sono soltanto esseri umani, al di là dell’uniforme che indossano o della cella in cui passano le notti. Il colpo da maestro di Leonardo Di Costanzo è quello di affidarne le sorti a due mostri sacri della recitazione, in grado di sublimare una guerra in poche e argute battute.

Abbiamo visto Ariaferma grazie a MyMovies e alla ricca selezione di titoli disponibile nella “Sala web” fino all’11 settembre. Qui il link.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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