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Il finale che vale tutta la prima stagione

Si intitola “La profezia” l’ultima puntata della prima stagione della serie cult Buffy, e racchiude il senso della vita e della morte, oltre a un prorompente femminismo che rinnega (per certi versi) il ruolo della Final Girl.

Sto riguardando Buffy voracemente, su Amazon Prime, annegando nella nostalgia di dettagli che mi ricordano l’adolescenza e la consacrazione di un amore per il filone dark-gotico e per i vampiri con le loro dannazioni. Ci sono puntate che ricordo scena per scena, comprese le acconciature sfoggiate al Bronze per rimorchiare tra un ballo e l’altro Angel, altre che adoro ripassare come un sussidiario televisivo che mi ricorda com’è vivere sopra la bocca dell’inferno nel 1997.

In particolare c’è una puntata di cui voglio parlare, ed è un bisogno che ho sentito subito dopo averla finita. Si tratta del finale della prima stagione, che mi ha colpito perché si fa portatore di ancestrali significati metafisici, veicolandoli attraverso un percorso di crescita.

Chi l’ha detto che non si può salvare il mondo in abito da sera?

Posso innanzitutto dirvi che potreste guardare semplicemente la prima e l’ultima puntata della prima stagione per capire il senso della serie. Mentre il pilot risulta veramente low budget e ancora incerto nel dare definizioni forti dal punto di vista caratteriale ai personaggi, il finale ha le idee chiare, e dà il via a ciò che verrà dopo.

Nel mezzo, 10 puntate in cui l’ironia di Buffy e dei suoi amici è fondamentale e si inscrive in una serie prevalentemente teen. Il finale di stagione “rinnega” un po’ il non prendersi troppo sul serio tipico della cacciatrice e della sua gang: l’osservatore Rupert Giles, l’intelligente Willow, Xander, che fa battute a raffica, e la petulante Cordelia. Per non parlare della presenza del vampiro Angel, ma partiamo dall’inizio.

I protagonisti della prima stagione di Buffy

Le delusioni dell’età adulta: parte prima

Fino a questa particolare puntata Buffy e i suoi amici sono molto uniti, uno per tutti e tutti per uno; ma quest’uno in particolare è proprio l’avvenente cacciatrice di 16 anni temuta e venerata dai suoi stessi compagni. In particolare da Xander, ragazzo pieno di sarcasmo che usa come scappatoia al suo non essere abbastanza virile o vincente (perdonatemi se inizio ad adottare un gergo proprio dei corridoi scolastici con gli armadietti metallici, ma sono gli anni ’90 e siamo in un liceo). Vuole finalmente rivelare i suoi sentimenti a Buffy, il tutto mentre la terra trema perché Il Maestro, demone vampiro relegato nel sottosuolo, sta per riemergere.

Il sentimento nei confronti della ragazza non è però corrisposto. Il rifiuto si allunga come un’ombra sugli equilibri adolescenziali delle puntate precedenti. Xander deve fare i conti con un fallimento e Buffy con la consapevolezza che nulla sarà come prima. Fin qui è normale amministrazione, probabilmente Hilary Duff ha recitato momenti simili.

Ma non dimentichiamo che Buffy è una giovane biondina che la mattina dà i due di picche ai ragazzi e la notte trucida i vampiri.

La profezia

Prima di andare “a caccia” la ragazza entra in biblioteca, dove il suo osservatore (protettore e guida) sta confabulando con Angel, il vampiro dal cuore tenero innamorato di lei. Inavvertitamente capta una profezia per cui i due si stanno arrovellando: quella secondo cui Buffy la notte seguente affronterà il maestro e morirà. Sembra che tutto stia per crollare, e i problemi tra i banchi siano il ricordo di una perdita di tempo. La cacciatrice, finora forte, impavida, ha paura. Vorrebbe scappare dalle sue responsabilità, rimanere ferma nel momento presente senza affrontare mai l’esito drammatico.

Signor Giles, ho soltanto 16 anni e non voglio morire.

Ed è qui che ci rendiamo conto che in fondo è soltanto una ragazzina, ma destinata ad un futuro dal quale non può fuggire. E lo capiamo non da questa affermazione, ma perché la sera seguente, guarda caso, ci sarà il ballo scolastico.

Le delusioni dell’età adulta: parte seconda

A fare i conti con questo secondo step che avvicina sempre di più i protagonisti alla maturità emotiva sono Cordelia e Willow, che si recano a scuola di sabato mattina in cerca di alcuni loro compagni. Le due li troveranno massacrati e morti in aula video. Per la prima volta i cadaveri che vediamo sono studenti e lo shock delle ragazze denota un brusco passaggio verso un’età adulta fatta anche di crudeltà e morte, capitata a loro coetanei. Il superamento dell’ingenuità adolescenziale è rappresentato dall’immagine macabra del cartone animato che continua ad andare su una TV che ha lo schermo imbrattato di sangue. Willow è particolarmente sconvolta, perché conosceva bene quei ragazzi e l’idea che qualcuno si sia addirittura divertito ad ucciderli la pone di fronte ad una crudeltà mai provata. In questo caso si tratta di vampiri ma, come fanno spesso i film horror, non è che una metafora per l’oscurità umana.

Infine, fare i conti con la propria morte

Ci siamo, Buffy indossa un vestito bianco fluttuante come una sottoveste ma invece di recarsi al ballo della scuola si lascia condurre verso l’antro del Maestro. Armata di balestra Buffy è una Final Girl che ha bypassato le caratteristiche di remissività: indossa una giacca di pelle e va incontro al suo destino. Mixando lo stile delle eroine di Scream al fascino di connotazioni estetiche dei film horror degli anni ’80 (come Carrie), affronta lo scontro. Anche il titolo originale, Prophecy Girl, richiama quegli scenari teorici, sviluppati proprio all’inizio degli anni ’90.

Intanto i due uomini della sua vita, l’amico Xander e l’innamorato Angel, superando i loro contrasti, si uniscono per andare a salvarla. Si muovono un po’ troppo tardi però: al loro arrivo la ragazza è morta, riversa a pancia in giù in una pozza stantia con i capelli bagnati e il vestito stropicciato. Ma Xander, lo stesso ragazzo rifiutato il giorno prima, è ormai un uomo e facendole una respirazione bocca a bocca la fa rinvenire. Final Girl dei miei stivali, direte voi, dato che stava aspettando un uomo per riprendersi. E invece non è che un pretesto per dimostrare che con l’aiuto degli altri anche le cattivissime profezie possono essere superate. Didascalico e a tratti nonsense, ma efficace.

Una nuova Buffy

Il Maestro intanto sta scagliando mostri di ogni genere su Sunnydale, senza prevedere di dover combattere ancora con la cacciatrice. Ma Buffy non ha solo superato la morte, ma ne è uscita rinvigorita, più forte e sicura di sé. Aver contemplato l’ipotesi di una fine eterna l’ha resa ancora più viva. E con i tratti della donna non più sedicenne, riacquista anche la sua ironia.

Ribalta la profezia, sceglie il suo destino, e annienta il demone. Infine, accogliendo e riconoscendo la figura paterna, Rupert Giles, ritrova il suo sorriso, ammettendo di aver avuto “una giornata infernale”. Il gruppo di amici lascia la biblioteca (che poco prima pullulava di mostri) per andare ad una festa nel loro locale preferito, e lasciandosi alle spalle la morte va incontro a una nuova fase dell’esistenza.

Buffy dimostra che fare i conti con la morte l’ha resa più forte, e che si può essere una donna potente anche indossando un abito che sembra lingerie. In 40 minuti la ragazza attraversa un’odissea di ostacoli prima di approdare all’autoaffermazione di sé, supera ogni complicazione non senza qualche cicatrice. È una Final Girl, sì, ma fino ad un certo punto. Ed è una protofemminista, anche, ma sempre con equilibrio. Il finale di stagione ci mostra un rito di passaggio, enfatizzato ma necessario. Per questo credo che Buffy sia una delle serie più rivoluzionarie e interessanti degli ultimi 30 anni.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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