After Hours til Dawn Tour 2026, Milano - The Weeknd
After Hours til Dawn Tour 2026, Milano - The Weeknd

Toronto, 24 luglio 2011, Abel Tesfaye canta per la prima volta davanti a un pubblico pagante. Seicento biglietti, venduti solo di persona in un negozio di abbigliamento in centro. Sold out in novanta minuti. La città è curiosa di sapere chi è il fenomeno che si nasconde dietro il successo del mixtape House of Balloons. Fino a quel momento, infatti, The Weeknd è solo voce, non ha volto, non ha identità.

Flashforward: 24 luglio 2026, 15 anni dopo. Abel Tesfaye per la prima volta canta a San Siro. Per pura coincidenza è proprio la sera in cui siamo anche noi al Meazza e ci piace pensare che l’emozione nel suo sguardo sia anche per questo speciale anniversario.

Cos’è l’After Hours til Dawn Tour 2026

L’After Hours til Dawn Tour 2026 arriva a Milano dopo oltre 20 date in Europa e prosegue ancora a Francoforte, Varsavia, Londra, Madrid e Lisbona, prima di concludersi in autunno in Asia. Si tratta però di un tour attivo dal 2022, in quanto parte di uno storytelling integrato e stratificato dei tre album: After Hours, Dawn FM e Hurry Up Tomorrow.

Già tre anni fa, infatti, quando ancora la trilogia era ferma al secondo capitolo, vi avevamo raccontato la tappa di Madrid:

Dal 2023 a oggi qualcosa di radicale è successo nella vita dell’artista. La perdita della voce durante un concerto a Los Angeles è stata il motore che ha ispirato i brani di Hurry Up Tomorrow, ma soprattutto la consapevolezza di voler concludere per sempre l’esperienza di The Weeknd come percorso artistico.

L’ultima data del tour coinciderà, perciò, con la morte figurata della maschera e del nome d’arte, per lasciare posto a qualcos’altro.

Ecco perché questo After Hours til Dawn Tour è uno straordinario addio. E come tale va letto anche nella sua struttura narrativa, teatrale oltre che musicale, che è parte essenziale dell’esperienza.

Il palco dell’After Hours til Dawn Tour

Immaginate di percorrere le scale strettissime e alte dei corridoi esterni di San Siro per poi, improvvisamente, trovarvi di fronte all’imponenza di una metropoli futurista in rovina (tra le cui macerie si nascondono le postazioni del batterista Ricky Lewis e del chitarrista Jason Mercurio). Tra la distopia e il cyber-punk.

Un solo ledwall, enorme, è la soglia – dietro il palco principale – attraverso cui si entra e si esce dal mondo creato dallo show. L’ombra di un uomo intrappolato, Abel Tesfaye stesso, prova a disperatamente a trovare una via d’uscita. Alla sua base, The Weeknd lo guarda e lo ascolta, si tende verso di lui. E qui inizia lo spettacolo.

Il palco, tuttavia, non si limita a una curva dello stadio, occupa l’intero prato, estendendosi nella forma di una croce simile a quella che The Weeknd porta spesso al collo (anche sulla copertina di Starboy). Nel corso delle due ore di spettacolo, infatti, canterà in cinque punti diversi, avvicinandosi il più possibile al pubblico.

Al centro, come negli anni precedenti, un’opera dell’artista giapponese Hajime Sorayama si impone dall’alto dei suoi 12,9 metri (40 piedi). È l’opera d’arte più grande mai commissionata per un concerto. Per fare un confronto, la precedente statua usata nel tour 2023, quella argentata, era alta esattamente la metà. Adesso Tesfaye le arriva poco sopra la caviglia.

Sexy Robot (questo il suo nome) ruota su se stessa su un solo piede e lancia fasci di luce laser verde dagli occhi. Il suo movimento, però, non è casuale. Segue costantemente The Weeknd con lo sguardo, per ferirlo, per spaventarlo, per ascoltarlo. E per guidare noi, il pubblico, indicandoci sempre da che lato si trova l’artista su un palco così grande.

Tra i fan, inoltre, si è diffusa la convinzione che, come le precedenti opere di Sorayama realizzate per il tour, anche questa sia modellata sulle fattezze di Bella Hadid, storica ex dell’artista a cui sono dedicate alcune delle più belle e più note canzoni.

AHTD: un tour come rito di passaggio, o un funerale

La scaletta è densissima per due ore esatte di show: 40 titoli, non tutti eseguiti integralmente (come Faith), inclusi gli intermezzi di Until We’re Skin & Bones (da Hurry Up Tomorrow), Professional (da Kiss Land) ed EVA, un brano che campiona la celebre sigla dell’anime Neon Genesis Evangelion (A Cruel Angel’s Thesis). Nella scelta di The Weeknd c’è tutto, passato, presente e futuro.

Si inizia con Baptized in Fear, Open Hearts e Wake Me Up, tre brani in fila dall’ultimo album Hurry Up Tomorrow. Tre brani che, raccontano di una paralisi emotiva (Baptized in Fear), di una progressiva apertura alla vita e del desiderio di innamorarsi di nuovo di tutto, nonostante la paura e le cicatrici (Open Hearts) e della decisione consapevole di svegliarsi dal torpore e dall’annebbiamento, con l’intenzione di lasciare un segno. In Wake Me Up lo dice chiaramente al primo verso: “All I have is my legacy”.

È un perfetto blocco iniziale, soprattutto perché The Weeknd lo esegue indossando fisicamente una maschera nera e inespressiva che lascia libera solo la bocca per cantare. Lo sguardo, invece, resta del tutto coperto da due punti luce rossi e inumani.

Prosegue così anche per il quarto brano, attesissimo in ogni live: After Hours, dall’omonimo album. La sua personale discesa in un inferno synth-pop. E poi ancora Starboy, Heartless e Faith.

È sull’allegoria del testo di Faith (“And I feel everything//I feel everything from my body to my soul”) che The Weeknd toglie la maschera. E si conclude il primo atto del concerto.

Giù la maschera: cosa significa il mask-off nel live di The Weeknd

La musica si interrompe e The Weeknd resta immobile al centro del palco principale. Cinque, dieci, venti secondi. E più il tempo passa, più il pubblico si fa sentire, entusiasta. Lo stadio intero sa già cosa sta per succedere: il momento del mask-off è tanto simbolico quanto fisico e tangibile. Da un lato è The Weeknd che fa spazio ad Abel. Dall’altro è l’artista che apre effettivamente gli occhi di fronte alla folla in delirio che ha davanti e che la maschera gli ha impedito di vedere chiaramente fino a quel momento.

Anche per questo l’impatto del muro di gente di San Siro, pieno fino al terzo anello, è stato travolgente, soprattutto la sera del 24 luglio, la prima delle tre notti al Meazza (a Milano The Weeknd ha venduto tre date sold out, per un totale di 165.000 spettatori). L’hanno dimostrato anche gli occhi lucidi e sorridenti di Tesfaye e quella singola parola che è stato in grado di pronunciare, prima di riprendersi dall’emozione: «Wow!».

Tutti in piedi per il secondo atto di AHTD

Tolta la maschera, si balla, si canta, si salta. Si entra a far parte del concerto con il proprio corpo. Arrivano quindi Cry For Me e Saõ Paulo, ma anche Take My Breath e Sacrifice (con un meraviglioso assolo di chitarra di Jason Mercurio). E ancora How Do I Make You Love Me?, I Can’t Feel My Face, Lost in the Fire, Often, Given Up on Me e I Was Never There. È interessante come, pur alternando brani appartenenti a progetti ed “ere” diverse, The Weeknd riesca a trovare un filo conduttore, musicale, prima che tematico. Al punto che le transizioni da un brano all’altro diventano parte dell’esperienza stessa del concerto.

Ancora più significativo è il fatto che lo stadio non smetta nemmeno per un attimo di cantare, anche quando in scaletta compaiono brani meno conosciuti, mai pubblicati come singoli.

Fuoco e fiamme: una produzione spettacolare

Esattamente a metà di After Hours til Dawn Tour c’è un altro passaggio obbligato per, come chi scrive, conosce a memoria i tempi degli ultimi live di The Weeknd: il fuoco a ritmo di The Hills. E gli effetti pirotecnici avanzati sono solo una minima parte di ciò che rende il concerto un effettivo spettacolo, forse il più complesso in circolazione per scenografia, regia, light design e produzione. The Weeknd stesso ne è l’ideatore e direttore artistico, insieme al direttore creativo La Mar Taylor.

The Hills The Weeknd Live a San Siro
The Hills The Weeknd Live a San Siro

Nella complessa coreografia dello show, The Weeknd non si muove da solo. È accompagnato dalle Stargirls, un corpo di ballo femminile con il volto coperto da una maschera dorata e il corpo e il capo avvolti in un lungo abito rosso. Sacerdotesse del rito, a loro è affidato l’inizio dello spettacolo, in quanto sono le prime a solcare il palco, stringendo in mano dei fumogeni scuri. Nel corso del concerto non seguono sempre Tesfaye, danzano anche a distanza, a un ritmo ipnotico, lasciando spesso che sia la telecamera a inquadrarle sul maxi ledwall. La loro presenza diventa così ancora più inquietante e possente, ma non distoglie l’attenzione dall’artista sul palco, la completa.

Sul ledwall, inoltre, non arrivano semplicemente le immagini grezze in diretta. C’è una regia precisa, una costruzione narrativa, attraverso la scelta delle inquadrature e i movimenti di macchina, che fa del maxischermo una parte integrante della scena e dello spettacolo in sé.

One of the Girls, la rivincita di The Weeknd

Lo spettacolo prosegue con l’ospite fisso delle tappe europee, Playboi Carti che oltre ad aprire il concerto con un suo set di nove canzoni ritorna sul palco per cantare Timeless e I’d Rather Lie insieme a The Weeknd. È anche il momento in cui Sexy Robot gioca e interagisce di più, inseguendo i due artisti con il suo sguardo laser.

Subito dopo arriva un altro momento che, come spesso capita nei live, si è imposto dal basso, diventando un rituale molto atteso dai fan. In scaletta (siamo al 25° titolo) è compresa infatti One of the Girls, traccia tratta dalla miniserie HBO The Idol e cantata, originariamente, anche da Jennie e Lily-Rose Depp. The Idol, in realtà, rappresenta uno dei più dolorosi fallimenti di The Weeknd. Insieme al film Hurry Up Tomorrow (che porta lo stesso titolo dell’album) resta a memoria del mancato passaggio dal successo musicale a quello televisivo e cinematografico. Un sogno che Abel Tesfaye nutre da sempre, ispirandosi al percorso rivoluzionario di Michael Jackson e all’influenza visuale che il Re del pop ha avuto a livello mondiale.

Il pubblico, però, ha trasformato un insuccesso in una dichiarazione d’amore. Il momento di One of the Girls, infatti, è quello in cui il concerto si ferma per il tempo di un ritornello e il microfono passa dall’altra parte: uno stadio intero canta per The Weeknd e non viceversa. Senza base, senza musica, senza indicazioni. E non si perde mai nemmeno una nota in questo momento magico.

L’ultimo atto, i grandi successi

Si avvicina l’ora dei saluti e non può che essere sulle note dei grandi successi e dei cavalli di battaglia di questo tour. Si inizia con Out of Time, più volte definito dallo stesso The Weeknd come il suo brano preferito degli ultimi anni. I fan che fanno a gara per la transenna sanno che, per ricevere il microfono direttamente dalle mani di Tesfaye bisogna posizionarsi tra la passerella e il Palco B, perché proprio per questa traccia sarà lui a scegliere una fortunata a cui affidare il ritornello (meglio se stonata, perché Abel si diverte moltissimo).

Il pubblico più attento avrà notato anche le numerose, anche se brevi, pause di questo show. Sono quelle dei già citati intermezzi in cui The Weeknd si ferma per bere e riposare la voce, intenzionato a non ripetere più le condizioni che l’hanno portato a perderla qualche anno fa. L’ultimo intermezzo è Stargirl Interlude, in cui l’attenzione è catturata interamente dall’opera di Hajime Sorayama per il suo gran finale. Il robot fa l’ultimo giro su se stesso, illuminato da un romantico gioco di luci, come a salutare il pubblico sulle note della sua canzone.

Il live prosegue poi con grandi classici e qualche fan favourite: I Feel it Coming, Die for You, Is There Someone Else?, Wicked Games e Call Out My Name, prima di arrivare al climax di The Abyss.

The Abyss, una storia d’amore con i fan nata su Instagram

Il 27 marzo 2020, una settimana dopo l’uscita dell’album After Hours, The Weeknd avvia un video in diretta Instagram. La telecamera inquadra solo il soffitto ma è l’audio la parte essenziale. Si sentono le prime note di una nuova canzone e un testo che subito entra nella memoria dei fan. È Hold My Heart, che cinque anni dopo sarebbe diventata The Abyss.

Un percorso che attraversa l’intera ultima trilogia musicale di The Weeknd e che la conclude con un climax intenso. Un brano che, senza mai nominare l’abisso da cui prende il titolo, ne descrive ogni anfratto solo attraverso la musica. E un beat drop da cantare a squarciagola.

La regia stessa dello spettacolo dedica un momento speciale a questo brano (lo vedete nelle foto sopra). Le Stargirls, infatti, si posizionano tutte sul palco principale. Con un unico movimento, a scatto, il gruppo si separa in due metà, per permettere a The Weeknd di percorrere le scale su cui si trovano e fermarsi dietro di loro, esattamente al vertice di questa geometria. Da qui inizia a cantare la seconda strofa del brano, in un crescendo a cui il pubblico risponde con la voce di circa 55.000 persone a sera.

Nulla supera questo momento nel live, è la scintilla di The Weeknd alla sua massima potenza.

A presto, Abel

L’ultimissimo blocco dopo la struggente The Abyss è di nuovo di festa. Save Your Tears, perché anche su addio imminente si può sempre ballare; House of Balloons, con i palloni gonfiabili che volano sul parterre, per ricordare da dove tutto ha avuto inizio 15 anni fa. Infine Moth to a Flame, l’esplosione totale di musica, corpo, fuoco e giochi pirotecnici. Conclusa con l’autografo finale, sulla telecamera che l’ha inseguito per l’intero show.

The Weeknd firma - San Siro Milano (C) Valeria Verbaro
La firma di The Weeknd – San Siro Milano (C) Valeria Verbaro

Questo lunghissimo tour fa da rito funebre a quindici anni di carriera, ma anche a quindici anni di vita complessa, vissuta fino a estremi pericolosi. Adesso una nuova serenità, però, si affaccia sul volto di Tesfaye. La differenza sul palco, rispetto a soli tre anni fa, è evidente anche nel modo in cui si lascia andare, sorride, piange, scherza e gioca con il pubblico.

The Weeknd ha ormai attraversato la soglia. Abel Tesfaye invece non sa ancora – o non vuole ancora dirci – in quale direzione andrà. Fino ad allora, aspetteremo.

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