Shakespeares Globe- Isango Ensemble production of VENUS AND ADONIS
Shakespeares Globe- Isango Ensemble production of VENUS AND ADONIS directed by Mark Dornford-May. Courtesy of - Spoleto Festival dei Due mondi

Il Festival dei Due Mondi di Spoleto torna per la 69ª edizione dal 26 giugno al 12 luglio con un palinsesto ricco di prime assolute, eccellenze mondiali e giovani talenti. E con l’obiettivo di far dialogare opera, musica, danza, teatro e arte sul tema delle “Radici”.

Il programma si articola in 17 giorni, 100 performance, di cui 7 prime mondiali e 9 produzioni originali per il Festival, con più di 1000 artisti provenienti da 27 Paesi.

L’obiettivo e il tema del 69° Festival dei Due Mondi

La nuova direzione artistica di Daniele Cipriani si impegna, sin dal tema scelto, “Radici”, a guardare al futuro ripartendo dalle origini. Al centro di questo bilanciamento tra storia e contemporaneità c’è la convinzione che il valore esperienziale della cultura risieda nella condivisione, nella sua capacità di far dialogare le arti, gli artisti e i fruitori: il cartellone, pur vantando un profilo di altissimo pregio, si apre al grande pubblico e all’esigenza di un’arte accessibile, di cui gli spettatori possano sentirsi parte integrante.

L’obiettivo è rendere Spoleto un ecosistema culturale vivo e condiviso, che chiede e offre partecipazione: un luogo in cui le radici continuano a generare futuro e in cui il Festival torna a parlare alla città e al mondo con la stessa intensità. Anche da questo motivo deriva l’impegno di ricostruire una nuova geografia culturale e urbana: ripartire dalle radici significa anche riscoprire quelle di quei luoghi storici che ora tornano al centro della kermesse. Oltre al Teatro Romano, a Piazza Duomo, al Teatro Caio Melisso, l’arte arriverà anche in luoghi meno frequentati come il Giardino di Palazzo Campello, il cortile della Rocca Albornoziana e la Basilica di San Salvatore, patrimonio UNESCO che riapre al pubblico dopo dieci anni. A rinforzare l’idea di un festival diffuso e accogliente, si aggiunge il nuovo ritmo della programmazione: grandi spettacoli anche nei giorni tradizionalmente meno frequentati, il ritorno dell’opera lirica inaugurale prodotta dal Festival, il forte slancio internazionale, la presenza di performance in più lingue, l’inserimento di progetti che estendono l’esperienza del Festival ben oltre il momento della rappresentazione.

L’inaugurazione e i principali eventi musicali

L’inaugurazione, il 26 giugno, vedrà in scena Vanessa in un nuovo allestimento prodotto dallo stesso Festival in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna e la Fondazione Teatro Petruzzelli. L’opera che valse a Barber il Pulitzer rivive sul libretto di Menotti, con la regia di Leo Muscato e la direzione – al suo debutto italiano per l’opera – della sudcoreana Sora Elisabeth Lee, alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, insieme al Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto.

Il palinsesto musicale si apre e si chiude con due Maestri indiscussi del panorama internazionale. Yannick Nézet-Séguin (direttore musicale del Metropolitan Opera di New York e della Philadelphia Orchestra, protagonista del Concerto di Capodanno ‘26 a Vienna) guiderà la London Symphony Orchestra e la pianista Yuja Wang in una versione di Rachmaninov e Prokof’ev; il concerto finale di chiusura, il 12 luglio, sarà affidato al Maestro Gianandrea Noseda, con la Filarmonica Teatro Regio Torino.

Accanto al repertorio classico e ai progetti di musica sperimentale il Festival affianca, in uno spirito più pop, anche lo spettacolo esclusivo di Mika, MIKA Symphonique, in programma il 30 giugno, e quello di Arisa il 9 luglio.

Il teatro

Alla prima assoluta del Platonov di Čechov viene dato il compito di inaugurare il palco della prosa: il nuovo adattamento contemporaneo è allestito dal regista e fondatore dello Schaubühne di Berlino Peter Stein. Di tutt’altro genere è la parabola esistenziale del protagonista di Educazione sentimentale, la pièce di Ivan Cotroneo in prima assoluta con Giuseppe Fiorello che riflette sulla formazione e la crescita emotiva maschile; mentre la dissacrante commedia nera di Dan Fante Don Giovanni e il suo pitbull, indaga le criticità della famiglia americana di fine millennio, riattualizzando la vena disincantata dell’autore di Chiedi alla polvere. Il mondo della fantasia accompagna il debutto della compagnia norvegese-statunitense Wakka Wakka che con Dead as a Dodo – pièce dalle tinte burtoniane – conduce gli spettatori in un viaggio irriverente tra ossa e scheletri, mettendo l’innovazione a servizio dell’immaginazione; l’universo del mito trova invece una nuova dimensione con il tributo a Eschilo Eumenidi Oreste è salvo firmato da Serena Sinigaglia e con Venus and Adonis, la rilettura della storia di Venere e Adone da parte della compagnia sudafricana Isango Ensemble.

La letteratura trova posto con l’omaggio a Beckett dei #SIneNOmine della Casa di reclusione di Spoleto e con la prima europea dell’audace adattamento del Kohlhaas di Heinrich von Kleist – produzione Brighton Festival in coproduzione con il Festival dei Due Mondi di Spoleto – diretto da Omar Elerian che vede protagonista l’attore nigeriano Arinzé Kene.

La sezione dedicata alla danza si apre invece sulle coreografie della prima europea di This is Rambert, lo spettacolo con cui la compagnia di danza contemporanea più longeva del Regno Unito celebra il suo centenario in un trittico di espressioni: dal gesto collettivo di (LA)HORDE con Hop(e)storm al movimento metaforico di Emma Evelein con Gallery of Consequence fino alle nuove connessioni relazionali e ritmiche create da Bobbi Jene Smith.

A celebrare un altro centenario, quello di Robert Rauschenberg, sono la Trisha Brown Dance Company e il Merce Cunningham Trust, che in Dancing with Bob rendono omaggio all’interdisciplinarietà dei linguaggi artistici con una performance tra danza e arti visive, con le coreografie di Trisha Brown e Merce Cunningham.

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