Francesco De Gregori ospite di Hollywood Party. Foto di Silvia Pezzopane
Francesco De Gregori ospite di Hollywood Party. Foto di Silvia Pezzopane

Lo scorso 10 marzo, in diretta dalla Sala M di via Asiago, Francesco De Gregori è stato protagonista di Hollywood Party nella versione “Factory” del lunedì. Non è la prima volta che il cantautore si trova ai microfoni della trasmissione cult di Radio Rai 3 dedicata al cinema, ma per questa puntata speciale, a cinquant’anni dall’uscita di Rimmel, ha raccontato ai conduttori Steve Della Casa e Claudio De Pasqualis i suoi film del cuore, quelli che hanno influenzato il suo rapporto con la musica e con i vari cambiamenti della sua vita, lasciando in lui un segno importante.

La musica e il cinema

E qualcosa rimane, fra le pagine chiare, fra le pagine scure, e cancello il tuo nome dalla mia facciata e confondo i miei alibi e le tue ragioni, i miei alibi e le tue ragioni.

Rimmel, Francesco De Gregori

Le note di Rimmel hanno introdotto gli ascoltatori in un percorso musicale e cinematografico con brani e film scelti proprio da Francesco De Gregori, dalle parole di Death Is Not the End, il brano firmato da Nick Cave nel 1996, a un brano da La Dolce Vita di Federico Fellini.

«La Dolce Vita ebbe un impatto sulla morale dell’epoca, l’avrò visto a quattordici, quindici anni, e ho scoperto le potenzialità del cinema di diventare non soltanto racconto o immagine, ma di andare a scavare dentro sentimenti, dentro pieghe della società e dell’uomo, della donna», racconta Francesco De Gregori, spiegando come da lì in poi comprese che il cinema aveva il potere di affondare la lama non solo con i western o con i film comici.

Quell’incontro ha fatto avvicinare il cantautore ad una tipologia di cinema che ha continuato ad amare per tutta la sua vita. «L’anima di spettatore che sento di possedere è quella dei film che una volta di sarebbero detti “impegnati”, una parola scomoda, e anche brutta da sentire, che però identifica bene il tipo di arte che amo di più».

Francesco De Gregori ospite di Hollywood Party. Foto di Silvia Pezzopane

Il viaggio attraverso il cinema narrato da Francesco De Gregori si concentra su film che sono specchio di cambiamento, come Blow-Up (1966) di Michelangelo Antonioni e The Boys in the Band (Festa per il compleanno del caro amico Harold, 1970) di William Friedkin; opere coraggiose, concentrate su tematiche nuove, a tal proposito De Gregori spiega: «In quel periodo ero una spugna nell’assorbire tutto ciò che di nuovo stava circolando nel mondo delle idee, era un periodo che poi è stato definito rivoluzionario, e nella cultura giovanile in qualche modo lo è stato». Nel tempo queste storie si sono trasformate in materiale per scrivere, per creare canzoni, come nel caso diretto di Trevico-Torino – Viaggio nel Fiat-Nam di Ettore Scola, che ispira la canzone Pablo, contenuta in Rimmel.

In un certo tipo di cinema venivano spezzati i nessi logici, De Gregori torna su Fellini ma per parlare di 8 e mezzo e spiegare come fosse possibile farlo anche nella musica: «Alice è una canzone che non ha nessi logici, è figlia del cinema, anche nelle canzoni può esistere un primo piano, un piano lunghissimo o un piano sequenza».

Qui è possibile recuperare l’intera puntata. Continua a seguire FRAMED anche sui social: ci trovi su FacebookInstagram Telegram.

Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.