Godzilla Minus Zero. Courtesy of Plaion Pictures Italia
Godzilla Minus Zero. Courtesy of Plaion Pictures Italia

Tre anni fa i sismografi cinematografici di tutto il mondo registrarono il devastante impatto commerciale e produttivo di Godzilla Minus One. Ciclicamente in Giappone il mito di Godzilla viene ripreso e ridefinito in cicli periodici noti come “ere”.

In questo caso si trattava del secondo tassello dell’era Reiwa, inaugurata nel 2016 con lo scintillante Shin Godzilla di Hideaki Anno. La prima, aperta dal leggendario Godzilla di Ishiro Honda, fu l’era Showa (1954-1975), seguita da Heisei (1984-1995) e Millennium (1999-2004), fino all’attuale Reiwa. Quest’ultima mette particolarmente in luce le vite umane sconquassate dall’arrivo del mostro, sebbene non inserendole in modo superfluo come nelle coeve iterazioni statunitensi (il Monsterverse). Infatti, al centro viene collocato il rapporto tra questa minaccia colossale e la Storia giapponese/le storie individuali, passate e recenti, in particolare i momenti più dolorosi.

In Shin Godzilla è chiaro il rimando all’incidente nucleare della centrale di Fukushima del 2011, mentre in Minus One l’azione è collocata nel Dopoguerra, con il Paese ancora ferito dallo sgancio delle bombe atomiche. In entrambi i casi l’attacco del mostro diventa l’occasione di vero raccoglimento e di riunificazione di una comunità ancora degente ma vogliosa di unirsi in nome della propria sopravvivenza, fisica e culturale.

Il film è diretto da Takashi Yamazaki (già regista di Minus One), supportato dal medesimo comparto tecnico, con menzione particolare per la colonna sonora poderosa di Naoki Satō, che di fatto ha la presenza di un altro kaiju.

In Giappone Godzilla Minus Zero ha già registrato il miglior esordio di sempre al box office per un film live-action, con 590 mila spettatori e oltre 910 milioni di yen nel solo giorno di debutto. In Italia arriva in sala il 12 novembre con Plaion Pictures.

Torna il Godzilla a misura d’uomo in sindrome post traumatica da stress

Il precedente Godzilla Minus One aveva raccolto enorme consenso di pubblico e critica, ma anche alcune riserve rivolte principalmente al tono melodrammatico e al largo spazio dedicato alle vicende famigliari del protagonista, l’ex pilota kamikaze Koichi Shikishima (Ryūnosuke Kamiki).

Infatti, l’attacco devastante del titanico rettile era direttamente proporzionale alla guarigione interiore del protagonista, che passava dal nichilismo individualista della cultura del suicidio a diventare un tassello nella lotta esistenziale Giappone. Da pedina acefala in una guerra di autodistruzione a ingranaggio della resistenza, grazie anche all’amore per la moglie Noriko (Minami Hamabe).

In Minus Zero, ambientato nel 1949 (due anni dopo Minus One), ritroviamo il Giappone che deve rialzarsi non solo dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e delle due bombe atomiche americane, ma pure dall’attacco inopportuno di Godzilla. E quando si pensava di aver saldato il conto con la sfortuna, ecco che arriva un’altra bestia titanica stavolta dallo spazio, la micidiale viverna Ghidorah (ardita crasi fonetica nipponica tra chimera e idra).

La creatura è apparsa per la prima volta nell’era Showa nel film Ghidorah! Il mostro a tre teste e più recentemente nel film statunitense del Monsterverse Godzilla II – King of the Monsters, ma mai con questa magnificenza. Grazie alle conoscenze accumulate dallo studio di Godzilla, un team di scienziati composto in primis dal biologo Kanji Murakami (Min Tanaka) e dalla meteorologa Makoto Aoyama (Masami Nagasawa) sotto la guida del neo nominato direttore Ufficio Grandi Disastri Kenji Noda (Hidetaka Yoshioka) studia una strategia per eliminare questo rettile sputafulmini.

Se nel primo film il centro dell’azione era il mare aperto, dove andava in scena una caccia al mostro marino dagli echi spielberghiani, qui l’azione si sposterà nell’alto dei cieli, dove le nuvole sono cariche di elettricità. Come se la natura del pericolo chiedesse a un popolo piegato di rialzare la testa per affrontare questa nuova minaccia.

Godzilla Minus Zero - Poster Italiano Ufficiale
Godzilla Minus Zero – Poster Italiano Ufficiale – Plaion Pictures

Prosegue la rilettura umanista e calligrafica della relazione tossica fra Giappone e Godzilla 

Ogni vita conta in questo (per ora) dittico formato da Minus One e Zero, al punto che a ogni attacco dei kaiju segue sempre un bollettino accurato di vittime e feriti, dettaglio decisamente non scontato. Inoltre, la necessità di dare una risposta coordinata a questi mostri titanici richiede il supporto di competenze preziose.

Il contributo di ciascuno diventa essenziale per compiere l’impresa di dare un orizzonte a un Paese straziato da radiazioni e lucertoloni. Questa cura nel rappresentare la componente umana del racconto è opposta a una rappresentazione minuziosa dei kaiju, con una resa visiva impressionante che sicuramente sarà celebrata dall’Academy (già Minus One fu premiato con l’Oscar ai Migliori FX nel 2024). A un’umanità mirabile si oppone una mostrografia scintillante.

Per l’arrivo di Godzilla, però, bisognerà attendere parecchi minuti, dato che la sceneggiatura gioca intelligentemente nello sfruttare la sua presenza-assenza, ingombrante quanto la sua stazza. Inoltre, dopo un primo capitolo di totale conflitto tra nipponici e kaiju, in questo film si intravede la possibilità di stringere un’alleanza involontaria con il mostro: da cataclisma ambulante ad asset strategico.

Godzilla comincia ad assurgere a retaggio culturale giapponese, in opposizione a un creatura aliena piovuta dal cielo come le atomiche. In più, Godzilla è stato generato dai test nucleari nel Pacifico, cosa che lo rende affine ai patimenti di Hiroshima e Nagasaki e ne rafforza la corrispondenza con il Paese che ha distrutto. Inoltre, le speculazioni relative alla sua militarizzazione assicura al film un’anima ancor più pacifista, dove l’umanità sfrutta le proprie conoscenze ed esperienze per la sopravvivenza e non per la mutua distruzione.

Tuttavia, come nel primo film, si indugia più del necessario sulle vicende familiari dei protagonisti Koichi e Noriko, sbilanciando l’equilibrio narrativo soprattutto nel finale. Le ragioni sono chiaramente nel voler elevare emotivamente una storia di riscatto personale e collettiva, ma così facendo a volte non si capisce se si vuole fare un film catastrofico o uno stucchevole dramma da tinello post-bellico. Fortunatamente l’amalgama è sufficientemente bilanciata da rendere superabili queste criticità.

In ogni caso lo spettatore uscirà con la convinzione di aver visto un film catastrofico dove l’individualismo è messo in crisi da due individualità di enorme statura, il tutto a beneficio di un ritrovato senso di comunità e di sacrificio senza distinzione di classi o ceti. 

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7.5
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