
Il secondo giorno della Mostra del Cinema di Venezia ha visto il ritorno del regista Noah Baumbach in Concorso con il film Jay Kelly, in arrivo in alcune sale selezionate dal 14 novembre e su Netflix dal 5 dicembre.
Scritto da Baumbach e dall’attrice Emily Mortimer, il lungometraggio vede nel cast George Clooney, nel ruolo del protagonista Jay Kelly, Adam Sandler, Laura Dern, Greta Gerwig, Riley Keough, Alba Rohrwacher ed Emily Mortimer.
Jay Kelly, alla ricerca della propria identità
Arrivato al termine delle riprese di uno dei suoi innumerevoli film di successo, l’acclamato attore Jay Kelly (Clooney) si ritrova al centro di una profonda crisi d’identità che lo porta a riflettere su innumerevoli aspetti della sua vita, tra cui il suo rapporto con la famiglia e con la fama, l’eredità che lascerà alle generazioni future, il suo passato e il suo presente.
Durante un rocambolesco e improvvisato viaggio per l’Europa, Jay Kelly, insieme al suo fidato manager Ron (Adam Sandler), si ritrova così in una crisi esistenziale che lo porterà a scoprire per la prima volta chi è veramente.
Identità, performance, realtà e finzione. Sono questi i temi cardine che Noah Baumbach, come da lui dichiarato anche in conferenza stampa, ha deciso di affrontare in Jay Kelly, presentandoli attraverso diverse sfumature, senza mai disgiungerli, proprio perché l’uno non esisterebbe senza l’altro, e viceversa. Nell’epopea che intende essere, Jay Kelly li mette in discussione costantemente, presentandone varie interpretazioni, senza mai dare per scontato nulla, ma soprattutto senza mai dare una sola chiave di lettura possibile.

Il cuore del racconto lo si ritrova nei protagonisti: Jay Kelly e il suo manager Ron. Sono due facce della stessa medaglia e due personaggi che, inconsapevolmente, si ritrovano ad affrontare un viaggio che li mette a confronto per la prima volta con il loro Io più profondo e sopito. Tra i due, però, Baumbach punta i riflettori sul tormentato Kelly, la cui vita e le cui azioni si ripercuotono su coloro che lo circondano, sia in ambito lavorativo che in ambito famigliare. Kelly è un uomo a pezzi, distrutto, arrivato alla fine della sua carriera (secondo lui) e anche alla fine della sua vita, perché resosi conto che la sua ambizione ha molto spesso surclassato ciò che davvero contava davvero nella sua esistenza.
Jay Kelly e l’eccesso di sfumature
Nonostante l’intento di Baumbach sia chiaro e ben presentato, la formula utilizzata non sempre risulta efficace. Il punto debole maggiore lo si ritrova infatti nella sovrabbondanza di personaggi, che rendono il risultato finale un mosaico frammentato proprio come il suo protagonista. In particolar modo Liz, assistente personale di Jay, interpretata da Laura Dern, risulta piatta e poco approfondita, con qualche leggero accenno al suo passato che in molti casi confonde lo spettatore.
Ulteriore punto debole è l’arco narrativo dedicato al rapporto tra Kelly e le sue figlie, Daisy (Grace Edwards) e Jessica (Riley Keough). Tormentato e turbolento, specialmente con Jessica, il legame tra Kelly e le ragazze viene inizialmente presentato come punto cardine della storia, per poi ridursi a uno dei numerosi temi che la storia desidera approfondire e affrontare, senza però riuscire nel suo intento.
In breve
Jay Kelly, nel suo complesso, è un film che riesce a coinvolgere, soprattutto grazie all’umanità e all’empatia che traspaiono dal suo protagonista, e ai temi affrontati, sempre più attuali in un mondo in costante cambiamento. I lati negativi presenti, come la scarsa attenzione ai personaggi secondari della storia, sono però numerosi e a fatica riescono a essere ignorati.
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