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Oscar: nuovi e rigidi criteri di eleggibilità al Miglior Film

Oscar, nuovi criteri Best Picture - credits: web

Ogni anno la stagione degli Oscar diventa la vetrina di accese discussioni sulla carenza di una rappresentazione adeguata e inclusiva nel sistema mediale e culturale statunitense. È una questione tanto importante quanto urgente, anche se ancora non si è trovato un modo unanime per affrontarla. Si è cercato di risolvere il problema quantitativo allargando il bacino dei membri dell’Academy con diritto di voto, ma senza risolvere il problema alla base, ossia nelle possibilità produttive. Adesso invece, l’Academy cambia tutto, introducendo delle regole essenziali per candidare i film al titolo di Best Picture.

Queste nuove direttive entreranno definitivamente in vigore dalla 96a edizione, quindi nel 2024, ma fino ad allora se ne terrà comunque positivamente conto per le nomination. Sembrano regole apparentemente assurde e troppo rigide, ma a bene vedere sono anche l’unico modo efficace per rivoluzionare il sistema dall’interno, verso nuove abitudini di fruizione. Senza un’iniziativa del genere, infatti, l’industria tenderebbe a mantenere gli stereotipi e le visioni dominanti, simbolo di un controllo culturale. Vediamo insieme di che si tratta.

Nuovi standard da Oscar: Standard A – Rappresentazione

Sarà solo ed esclusivamente la categoria del Miglior Film a presentare nuovi criteri di eleggibilità, le altre rimarranno immutate. Saranno quindi quattro i nuovi standard a cui adattarsi. Lo Standard A riguarda la rappresentazione in senso lato, nei temi e nelle narrazioni. Per ottenere il riconoscimento è necessario che il film abbia almeno UNO di questi requisiti:

A1: Protagonista o non protagonista significativo non caucasico. Per esempio: asiatici, Latinx, afroamericani, hawaiani, nativi americani o dell’Alaska o delle isole del Pacifico, nordafricani, medio-orientali ecc.

A2: Il cast in generale composto almeno al 30% di membri di gruppi solitamente poco o mal rappresentati: donne, LGBTQ+ e persone con disabilità cognitiva o fisica ecc.

A3: La trama deve includere significativamente i gruppi solitamente poco rappresentati (vedi sopra).

Standard B – Team creativo e di progettazione

Il film deve rispettare sempre almeno UNO dei seguenti criteri.

B1: Leadership. Almeno due caporeparto (Casting, Fotografia, Costumi, Scenografia ecc) devono appartenere a gruppi sotto-rappresentati e almeno uno deve appartenere a gruppi etnici non caucasici (vedi sopra).

B2: Altri ruoli chiave. Almeno sei membri della troupe, compresi gli assistenti o l’aiuto regia, devono provenire da gruppi etnici sotto-rappresentati.

B3: Composizione generale. Almeno il 30% della troupe deve comprendere membri di gruppi sotto-rappresentati (vedi sopra).

Standard C – Opportunità e accesso all’industria

I film devono rispettare ENTRAMBI i requisiti.

C1: Apprendistati e tirocini retribuiti per membri di gruppi sotto-rappresentati (donne, LGBTQ+, persone con disabilità). Almeno due per ogni produzione.

C2: Opportunità professionalizzanti per membri di gruppi sotto-rappresentati.

Standard D – Sviluppo del pubblico

Per ricevere lo standard D il film deve rispettare un unico criterio. Sarà necessario includere nei progetti di marketing e promozione anche esperti appartenenti a gruppi sia etnici sia sociali sotto-rappresentati.

Una scelta obbligata

Sicuramente questi criteri generano molti dubbi sui limiti imponibili all’arte, ma bisogna ricordare il motivo per cui si sono resi necessari. Il sistema statunitense forma professionisti di altissimo livello attraverso film school prestigiosissime, a cui accedono cittadini appartenenti a ogni gruppo sociale ed etnico. Anzi, attraverso la cosiddetta affirmative action, una parte dei posti disponibili nelle scuole di formazione è destinata già in partenza a membri di categorie sotto-rappresentate. Il problema è che poi l’industria si chiude a imbuto, impedendo una vera e propria opportunità di lavoro a chi non rispecchia il sistema di valori dominante. Si è cercato in ogni modo e con pochi risultati di abbattere le barriere degli Oscar, così bianchi, maschili ed eteronormativi, tanto che adesso non può stupire più questo passaggio alle “maniere forti”. Vedremo che tipo di mutamento comporterà nella prossima offerta cinematografica.

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Tag:, , Last modified: 9 Settembre 2020
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