
Dopo un eccellente debutto al box office americano, Primetime di Lance Oppenheim arriva nelle sale italiane il 15 ottobre, distribuito da I Wonder Pictures che oggi presenta il secondo trailer del film.
Nel cast, accanto a Robert Pattinson (Odissea, The Drama – Un segreto è per sempre, Dune – Parte Tre, The Batman), che alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stato celebrato per la sua interpretazione, Merritt Wever (Birdman, Storia di un matrimonio), Skyler Gisondo (Superman, Booksmart, The Social Dilemma) e la cantautrice Phoebe Bridgers. Fra i produttori del filmanche Ari Aster.
Cosa racconta Primetime
Nel 2006 il giornalista Chris Hansen si prepara a fare la storia della televisione con To Catch a Predator, il controverso format che, attraverso operazioni sotto copertura e telecamere nascoste, smaschera in diretta tv predatori sessuali colti sul fatto. Mentre il programma diventa un fenomeno nazionale e il suo conduttore un’icona del pubblico, il confine tra informazione, giustizia e spettacolo si fa sempre più ambiguo e il cortocircuito fra cronaca, intrattenimento e voyeurismo televisivo sempre più insostenibile.
Robert Pattinson è lo straordinario protagonista di un dirompente racconto sul potere dei media, la spettacolarizzazione del male e la vertigine del successo televisivo.
Come lo racconta
Primetime, oltre a volersi concentrare sul programma televisivo di Hansen, intende dare molto spazio anche a Chris Hansen stesso. Lance Oppenheim decide di non dipingerlo come paladino di una causa morale, ma lo presenta come una figura più ambigua. Sospeso tra un senso di missione quasi forzato, un elevato senso di narcisismo e un bisogno di controllo, Chris Hansen diventa vittima del sistema televisivo, che lo rende il suo perfetto prodotto: un uomo che denuncia l’ossessione americana per l’esposizione pubblica, ma che al tempo stesso se ne nutre, trasformando la giustizia in un format da prima serata.
L’ambiguità di Hansen viene inoltre mostrata anche nel suo lato privato. Il presentatore, infatti, sposato e con due figli, tradisce la moglie Mary Joan (Anna Faris) e, una volta scoperto, viene ricattato e minacciato: meccanismo molto simile a quello che accade nel suo To Catch a Predator. Hansen, abituato ad avere il controllo e a dirigere il racconto, si ritrova improvvisamente dall’altra parte della telecamera, con ambedue la sua sicurezza professionale e la sua vita privata incrinate: da osservatore onnipotente a vittima del suo stesso sistema.
Qui la recensione completa di Rebecca Fulgosi.






