Small Axe - Red, White and Blue - credits: Prime Video

Small Axe è la serie antologica firmata da Steve McQueen e in uscita su Prime Video

Steve McQueen si dedica apertamente alla politica e lo fa attraverso una forma nuova e per lui inusuale: la serialità. Nonostante la lunga carriera anche come videoartista nei corto- e medio-metraggi, infatti, Small Axe rappresenta un vero e proprio debutto per McQueen nel format seriale. Naturalmente, però lo fa a modo suo, scegliendo una narrazione antologica, in cinque episodi separati tra loro e visibili in qualsiasi ordine. Ad accomunarli è appunto la visione politica, l’attivismo della e per la blackness in un momento storico in cui esso si è fatto essenziale. Il titolo fa infatti riferimento al proverbio “If you are the big tree, we are the small axe” (Se tu sei il grande albero, noi siamo la piccola ascia), un inno alla resistenza e alla lotta, reso celebre dall’omonima canzone di Bob Marley.

La serie della BBC sarà disponibile anche su Prime Video. Da oggi, prima negli USA e poi in Europa (Italia compresa), un episodio a settimana. È stata comunque già presentata in vari festival, compresa la Festa del Cinema di Roma, dove abbiamo avuto modo di vederne una parte.

Small Axe- Red, White and Blue

Ogni episodio ha una sua storia e un protagonista diverso. Qui ci soffermiamo in particolare su Red, White and Blue, che coinvolge principalmente John Boyega. Boyega è un attore molto giovane ma già trasversale. Si è fatto conoscere attraverso il ruolo di Finn nella trilogia sequel di Star Wars, ma lo abbiamo visto anche in un ruolo più politico in Detroit di Kathryn Bigelow. Chiunque abbia seguito, tuttavia, le proteste sorte in tutto il mondo dopo la morte di George Floyd, ricorderà Boyega per il discorso durante la manifestazione Black Lives Matter di Londra. Ve lo riportiamo qui, dal canale YouTube di The Guardian, proprio perché è un momento che definisce la sua carriera, in cui cioè si espone in maniera irreversibile.

John Boyega, Black Lives Matter Londra

Boyega dice chiaramente che forse, dopo questo discorso, nessuno sarà disposto più a dargli un ruolo né a Hollywood né nel resto nell’industria cinematografica che conta. Al di là dell’appoggio ricevuto poi da molti registi, Steve McQueen lo “anticipa” includendolo nel suo progetto apertamente politico. È necessario ricordare, comunque, che Steve McQueen, nonostante l’Oscar per 12 anni schiavo, non è affatto sovrapponibile a Hollywood. Innanzitutto perché, come Boyega, è britannico.

È la Gran Bretagna, infatti, il luogo centrale di tutti gli episodi, come sono black brit (britannici di origine africana o caraibica) i protagonisti.

Red, White and Blue

Rosso, bianco e blu sono innanzitutto i colori della Union Jack, la bandiera simbolo di unità nazionale. In quanto tale dovrebbe essere anche simbolo di un’identità condivisa, ma sappiamo bene che nelle società multietniche la realtà è molto più complessa della retorica. L’episodio inizia infatti con due poliziotti in divisa che bloccano e tentano di perquisire un bambino, in uniforme scolastica. Il padre si avvicina immediatamente, denunciando a gran voce l’abuso di potere. È la prima lezione che impara il piccolo Leroy Logan, quando subito dopo il padre aggiunge: Sono io l’unica autorità di cui hai bisogno.

Circa dieci anni dopo, negli anni Ottanta, Leroy è un giovane ragazzo idealista, che in fondo crede nella nobile professione del proteggere e servire. Vuole cioè diventare un poliziotto, nonostante sia nero e il padre sia fortemente contrario. Leroy sceglie un’altra autorità, superiore al padre, per il bene comune. Così facendo però diventa un emarginato nella sua stessa famiglia e nella sua comunità, è visto come un traditore che passa dalla parte degli oppressori. A lungo cerca di convincere tutti, ma soprattutto se stesso, di voler agire per cambiare il sistema dall’interno. Sarà la sua stessa esperienza a porlo di fronte alla più grande disillusione, quella di un mondo che non può essere cambiato dall’idealismo di un singolo. Frustrato, e ormai consapevole, trova conforto nell’unica persona che gli sembrava aver perso per sempre. Il padre, infatti, con tutta la fierezza di cui è capace, gli dice semplicemente:

Sometimes I think the earth needs to be scorched and replanted. So something good could come with it.

[Credo che a volte la terra debba essere bruciata e ripiantata, cosicché possa nascere qualcosa di buono]

Un invito a non arrendersi, a non lasciar cadere la piccola ascia con cui Leroy stava cercando di cambiare il mondo.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies. Tra questi, solo per dirne alcuni, rientrano gli studi post-coloniali, gli studi femministi e quelli etnografici.

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