Antonio Maria Castaldo. Foto GdA
Antonio Maria Castaldo. Foto GdA

In Re minore, presentato come fuori concorso in apertura del programma Venice Production Bridge della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, è il cortometraggio scritto e diretto da Antonio Maria Castaldo e Gianluca Grazini che, ambientato nei giorni successivi al terremoto dell’Aquila del 2009, mette in scena l’elaborazione del lutto di Alberto, vigile del fuoco che durante i soccorsi vede riemergere un trauma mai superato.

Un’opera importante, che racconta di una città che non si è mai ripresa del tutto, e di un lavoro, quello del vigile del fuoco, in cui l’ineluttabilità degli eventi si fa tessuto dell’esistenza stessa, e l’accettazione di essa è un processo complicato, ma necessario per continuare a svolgerlo al meglio.

In Re minore è scritto e diretto a quattro mani; tu e Gianluca avevate le stesse esigenze “narrative” o vi siete trovati a conciliare due visioni diverse?

Non è la prima volta che lavoro con Gianluca (Grazini, ndr.), avevamo scritto insieme il corto precedente, Gli elefanti (2024, ndr.), che devo dire è andato molto bene, già quella è stata una prova importante, la scrittura: scrivere insieme è una delle esperienze più belle che possano fare due amici che si vogliono bene. Tra me e Gianluca c’è una grande amicizia, molto leale, ma soprattutto non siamo in competizione.

Quando abbiamo deciso di realizzare In Re minore ci è sembrato naturale andare fino in fondo nella realizzazione del progetto insieme; il cortometraggio precedente lo avevamo scritto entrambi e lui, nascendo attore, aveva interpretato uno dei ruoli, mentre io avevo curato la regia. Questa è la sua prima regia e, da un punto di vista operativo, sul campo, la mia esperienza è ovviamente maggiore di quella di Gianluca, ma anche lì è emerso l’elemento della non competizione, ci siamo dati invece sostegno a vicenda. Non so se sia una questione di complicità d’animo, ma credo proprio di sì, non abbiamo avuto nessun tipo di visione contrastante, e abbiamo in qualche maniera messo a disposizione il meglio del nostro carattere.

Un aspetto che colpisce del corto è il lavoro sulla fotografia, soprattutto il colore: cosa volevate comunicare con l’aspetto estetico?

Le indicazioni che abbiamo dato al direttore della fotografia sono state relative soprattutto alle luci e alle ombre, volevamo che quando il protagonista fosse “sotto” ci fosse un’atmosfera quasi spettrale, mentre invece che sopra le macerie ci fosse l’idea della luce. È un po’ la poetica del corto: In Re minore racconta il dolore ma anche la speranza, è il riassunto della vita, e noi abbiamo deciso di rappresentarlo come contrasto, tra il sotto e il sopra, che soprattutto sul finale dia un senso di fiducia nel futuro.

Io amo il realismo, lo amo profondamente perché vengo dal mondo del documentario, per cui se il cinema mi restituisce un po’ di verità è una cosa che mi fa immensamente piacere. Non parlo della realtà, proprio di verità, che secondo me è qualcosa che ha a che fare più con il sentimento che con la realtà vera e propria.

Quella che raccontate è una verità di elaborazione che non è stata affrontata così tanto dal punto di vista dei Vigili del fuoco.

Si vede che sia per me che per Gianluca fosse una “presenza” molto forte, l’idea del lutto da questo punto di vista. Io stesso ho fatto il Vigile del fuoco per qualche anno, avendo già un padre pompiere, e Gianluca lo fa ancora. I pompieri si trovano spesso di fronte alla morte, a volte causata da cose anche completamente ineluttabili, e accogliere questa naturalezza con cui si muore, scusa il cinismo, non è una cosa semplice da accettare, soprattutto per la sua componente di “semplicità”.

Passiamo la vita facendo progetti, programmi, invece poi si spegne la luce in un niente. Dobbiamo farci i conti tutti, ma chi fa lavori di soccorso, come i pompieri, i dottori etc., ci si ritrova molto più spesso, quasi quotidianamente, quindi per superare questo tipo di trauma c’è chi si rifugia nella spiritualità, chi nell’arte, chi nei valori della famiglia, io ho deciso di farlo nella creazione; è un tema che sento tantissimo, l’ho sentito sempre e fa parte anche della nostra cultura occidentale probabilmente.

Il corto è infatti prodotto dal Dipartimento dei Vigili del fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa civile, che ruolo effettivo hanno avuto i pompieri?

Ho iniziato con i Vigili del fuoco una collaborazione nata pochi anni fa; In Re minore è il secondo lavoro di una trilogia che ho chiamato “dell’empatia”.

Loro mi hanno dato la possibilità di raccontarli in maniera non retorica, lasciandomi libero di creare, suggerendomi però il tema dell’Aquila, volevano in qualche maniera raccontare il legame che c’è tra la città dell’Aquila e i Vigili del Fuoco. Il terzo capitolo della trilogia tratterà un’altra storia con una tematica differente, ma comunque relativa a un altro volto dell’empatia.

In Re minore, di Antonio Maria Castaldo e Gianluca Grazini
In Re minore, di Antonio Maria Castaldo e Gianluca Grazini

In Re minore verrà proiettato il 21 settembre 2025, in collaborazione con il dipartimento dei Vigili del Fuoco, alla 17esima edizione di Ortigia Film Festival.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.