
Dopo The Card Counter (Il collezionista di carte), presentato a Venezia nel 2021, Paul Schrader torna al Lido con la sua ultima fatica: The Basics of Philosphy. Presentato nella sezione Fuori Concorso, il cast comprende Jack Huston, Sofia Boutella, Daniel Zovatto, Bill Pullman, Dana Delany, Shiloh Fernandez, Karl Glusman ed Elizabeth Petruso.
The Basics of Philosphy, quando la filosofia è usata in modo errato
John Jorissen (Jack Huston) è un rinomato e stimato professore di filosofia in un’università americana. La sua vita è all’apparenza perfetta: ha un lavoro, una famiglia benestante alle spalle, una compagna, Rebecca (Sofia Boutella), che sta per sposare, ed è impegnato nella stesura di un libro a stampo filosofico dedicato alla figura di Spinoza. La sua vita cambia radicalmente quando, dopo un tragico evento, rincontra Miguel Vasque (Daniel Zovatto), un giovane agente immobiliare, legato a John da un oscuro segreto che lo tormenta da anni, non lasciandogli scampo.
Utilizzare la filosofia come chiave di lettura della propria vita può essere ambedue un bene o un male. In questo caso Paul Scharder decide di utilizzare questa complessa, quanto antica materia, per realizzare The Basics of Philosophy, un lungometraggio che all’apparenza desidera essere complesso e profondo, ma che finisce per trasformare la riflessione filosofica in un elemento più decorativo che funzionale, ma soprattutto non del tutto compreso. Il film, infatti, indaga il rapporto tra destino, colpa e senso di colpa, responsabilità individuale e perdono, senza dare però una forma davvero incisiva al suo contenuto.
Siamo in grado di cambiare?
Una colpa può davvero essere superata? O rimane impressa nella persona in modo perenne e definendone le scelte? In The Basics of Philosophy, Schrader imposta come fulcro narrativo del proprio discorso il cambiamento e il perdono, trasformandoli però in nuclei ambigui e molto problematici. Si può assolvere chi ha compiuto un gesto imperdonabile? Forse. Il film cade qui in una trappola rischiosa: più che interrogarsi sul senso di colpa di John, sembra giustificare l’operato del suo protagonista, in questo caso colpevole, attraverso l’idea che l’essere umano non possa davvero cambiare.
L’errore è però dietro l’angolo: in questo modo si riduce la responsabilità individuale e si arriva alla conclusione che, dopo un episodio grave, colui che davvero si può riprendere è il carnefice, che finirà poi per ricadere nella stessa trappola che lo aveva catturato in precedenza. In questo caso, inoltre, il perdono diventa una scorciatoia narrativa legata ad un principio filosofico utilizzato tramite un’interpretazione strettamente personale; il perdono perde la sua complessità etica e umana, perché nonostante il confronto con la vittima in questo film ci sia, non è funzionale al cambiamento del protagonista.
Il limite del film risiede proprio nell’interpretazione errata e nell’incapacità di distinguere tra comprensione e assoluzione. Se si comprendono le origini del comportamento negativo (fattore che nel film viene analizzato superficialmente) non ne si annulla la gravità, anzi, lo si comprende meglio e da lì può scaturire un perdono. Responsabilità e pentimento, all’interno di The Basics of Philosophy, restano elementi superficiali, deboli e talvolta assenti. Schrader preferisce costruire una riflessione astratta sul destino umano partendo da un concetto filosofico, più che confrontarsi realmente con la portata morale del crimine.
In breve
Con The Basics of Philosophy, nato da un soggetto al quale Schrader stava lavorando dai tempi di Taxi Driver, il regista finisce per realizzare un’opera che intende essere profonda, ma che si perde all’interno di una sceneggiatura che inganna sé stessa.
Le persone possono davvero cambiare? Siamo in grado di perdonare? Secondo Schrader la risposta è no, le persone non riescono a cambiare ma, anche se il torto subito rimane grave, qualcuno in grado di perdonare esiste ancora.
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