Ceniza en la boca, Anna Diaz, Diego Luna. Foto Pallai
Ceniza en la boca, Anna Diaz, Diego Luna. Foto Pallai

Presentato al Festival di Cannes 2026, Ceniza en la boca, quarto film diretto da Diego Luna, arriva alla Festa del Cinema di Roma. Il regista, insieme a Alba Castillo e Diego Rabasa, ha tratto la sceneggiatura dal romanzo omonimo di Brenda Navarro, ricostruendo la vita turbolenta e costellata da eventi fortemente traumatici della giovane protagonista, Lucila, continuamente alla ricerca del suo posto nel mondo.

Confrontarsi con la propria solitudine

A proposito della fonte della storia Diego Luna racconta:«Il libro mi colpì profondamente per i molti temi che affrontava; è la storia di una bambina che vive un abbandono materno che non si può spiegare. Quella bambina, da adulta, si confronta con la donna, trovando dall’altra parte tutt’altra narrativa».

Il film gli ha permesso inoltre di mettere in scena anche qualcosa di personale, è proprio lui a spiegare come l’aver perso la madre a soli due anni abbia segnato indelebilmente tutta la sua vita, nonché le relazioni che ha vissuto e che continua a vivere, come quella con suo padre, con il suo lavoro, e con il suo stesso ruolo di genitore, affermando:«Sento di poter parlare di qualcosa che capisco, o che sto provando a capire».

Ceniza en la boca affronta una solitudine riconoscibile, specifica, che appartiene direttamente a chi è costretto a migrare. La protagonista, interpretata da Anna Diaz, prova passo dopo passo a costruire una vita in cui potersi sentire al sicuro. La stessa attrice sottolinea come l’universo descritto nel libro l’abbia aiutata a creare il suo personaggio, intraprendendo un processo molto “umano”, sostenuto da tanta gente che credeva nel progetto durante la lavorazione. In un presente in cui parlare di chi si lascia alle spalle la propria casa per andare alla ricerca di un futuro perlomeno accettabile risulta problematico, Diego Luna continua a sostenere il potere del cinema:«Il cinema ci invita a metterci nei panni dell’altro creando una connessione».

Continua a seguire FRAMED. Siamo anche su Facebook, Instagram e Telegram.

Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.