Angelo Azzurro, scritto e diretto da Tommaso Acquarone
Angelo Azzurro, scritto e diretto da Tommaso Acquarone

Presentato in concorso nella sezione Orizzonti Corti dell’83esima Mostra del Cinema di Venezia, Angelo Azzurro (My First Day of Summer) è il nuovo cortometraggio diretto e sceneggiato da Tommaso Acquarone. Prodotto da Rai Cinema e da Fondazione Apulia Film Commission, il cortometraggio vede nel suo cast i giovani Thomas Di Federico (che si è aggiudicato il premio come Miglior Attore alla quarta edizione di Incanto Film Festival), Pietro Paolo Marziani e Vida Tunguz.

Angelo Azzurro, il desiderio di cambiare

Ambientato lungo la Costa Adriatica durante una giornata estiva, Angelo Azzurro segue le vicende di Alessandro (Thomas Di Federico), un quattordicenne, alle prese con l’ambigua amicizia con Filippo (Pietro Paolo Marziani), di due anni più grande di lui, che prende una svolta improvvisa dopo l’arrivo di Lena (Vida Tunguz), una ragazza croata per cui entrambi prendono una cotta. Tra desideri inespressi e primi impulsi, Alessandro si confronta per la prima volta con la complessità della sua identità, sospeso tra l’innocenza di un’infanzia che giunge al termine e il tumulto di un’adolescenza dietro l’angolo.

Tommaso Acquarone, il cui precedente lavoro, il cortometraggio I miei occhi, si è qualificato per gli Oscar nel 2023, con Angelo Azzurro procede con la sua ricerca sul corpo e sul suo cambiamento. Questo cortometraggio, infatti, esplora l’età sospesa tra infanzia e adolescenza, quel momento di passaggio in cui ciascuno di noi ha urgenza di crescere per sentirsi accettati e compresi. Un territorio fragile, fatto di esitazione, sguardi trattenuti e piccoli gesti, in cui il desiderio di crescere convive con la paura di perdere qualcosa di sé. Un corto in cui l’estate, i corpi e le presenze silenziose diventano spazio di trasformazione.

Le parole del regista Tommaso Acquarone

Nel corto, Alessandro sembra voler bruciare le tappe della propria adolescenza, e appena quattordicenne si finge sedicenne per conquistare Lena. Quanto era necessario raccontare di questo desiderio, sempre più attuale, di crescere così in fretta? Come dichiarato da Acquarone: “Sicuramente al centro di Angelo Azzurro c’è la volontà di Alessandro di essere altro da sé, di crescere il più in fretta possibile, di bruciare le tappe, e l’unico modo che ha per farlo in questa lunga giornata d’estate è ricorrere alla bugia e alla menzogna. Quella che oggi magari crescendo può sembrare una bugia innocente, in realtà, quando si vive quell’età ha un peso importante. È proprio anche al centro della ricerca di Angelo azzurro: il desiderio di voler raccontare delle cose che oggi ci sembrano piccole, ma all’epoca quando si aveva quell’età, avevano una grande importanza. Anche nelle scelte registiche c’era la voglia di mettere queste cose sotto la lente di ingrandimento e da lì anche le scelte di stare molto vicini ad intercettare i moti emotivi nei volti dei personaggi.”

Tommaso Acquarone ha indagato poi i motivi che risiedono dietro questa scelta, da parte del protagonista, di voler bruciare le tappe. Come dichiarato, Alessandro è un riflesso delle sue esperienze personali, e questa sua volontà proviene quindi da un forte senso di inadeguatezza che, soprattutto a quell’età, si respira. La vera forza di Alessandro risiede però nel momento in cui decide di dire la verità, smascherando l’illusione del volersi allontanare da sé per essere guardati.

Un altro tema del cortometraggio è senza dubbio il fatto che i due protagonisti, Alessandro e Filippo, incarnino due modi di essere maschio molto diversi tra di loro.

Secondo Acquarone, contestualizzando l’epoca in cui questo corto è ambientato (estate 2005), il modello di mascolinità di Filippo è quello dominante, ma al contempo, il suo modo di atteggiarsi è anche una sorta di protezione. “Ha delle insicurezze tipiche di quelle età, perché non stiamo parlando di un adulto, ma anche lui è un ragazzo.” Parlando di Alessandro, invece: “Alessandro, il protagonista, mi viene da dire che si trova a tra due fuochi, cioè tra due modelli, quello di Filippo e quello di Lena. Lui pensa che bisogna per forza passare da alcuni atteggiamenti che non gli sono neanche troppo consoni; quindi, cerca di usare un linguaggio che sente intorno a lui, quello di Filippo, da cui è anche affascinato. Ma è nel finale che capirà che invece, forse, si deve lasciare andare a quello che veramente è.”

Il regista Tommaso Acquarone

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Rebecca Fulgosi
Mi chiamo Rebecca, classe 2000 e ho una passione smisurata per il mondo della settima arte. Studio alla facoltà di Beni Culturali con il sogno di diventare critica cinematografica, perché guardare film è una delle cose che mi riesce meglio. Il mio genere preferito è L’horror insieme ai cinecomic di cui sono appassionata sin da piccola. Tra i miei film preferiti: "La La Land", C’era una volta a ...Hollywood", "A Star is Born", "Jojo Rabbit" e "Titanic". Le mie serie preferite, "American Horror Story" e "La casa di carta".