Foto di Laurie Sparham. © Disney Enterprises Inc. All Rights Reserved
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Con più di 47 costumi solo per la protagonista, Cruella (2021) si nota soprattutto per il magnifico lavoro della costumista Jenny Beavan (già premio Oscar per Camera con vista nel 1987 e nel 2016 per Mad Max: Fury Road) e del suo eccellente team di realizzatori.

A ben vedere, il film, soprattutto nella seconda metà, non sembra mettere in primo piano la storia di Crudelia De Mon, ma della rivalità tra due griffe di moda, quella di Cruella (Emma Stone) e della Baronessa (Emma Thompson) che si sfidano a colpi di capi e collezioni. E così sono proprio i costumi a diventare protagonisti, facendosi estensione delle personalità delle due rivali.

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CRUELLA vs LA BARONESSA

L’ambientazione, Londra metà ‘70, è un terreno florido ed estremamente interessante per lavorare sui costumi, soprattutto se, come in questo caso, vengono mostrati due mondi agli antipodi: da un lato una società inglese dell’alta borghesia, dal tono conservatore e aristocratico, dall’altro una Londra giovane ed energica che già dalla fine degli anni ‘60, la Swinging London, stava cercando di emergere ed affermarsi. Cruella e La Baronessa sono ambasciatrici di questi due mondi e per questo fin da subito non possono essere altro che rivali. 

Dietro Cruella c’è Estella, una ragazza che viene dalla strada, cresciuta vivendo alla giornata, arrangiandosi. La sua ambizione è mossa dalla fame e le sue energie tutte volte verso il nuovo. Le energie della Baronessa (e il nome è emblematico), in linea con la società aristocratica che rappresenta, sono indirizzate a mantenere il proprio status, costi quel che costi. A differenza della baronessa però Estella non ha nulla da perdere, e osa. 

IL PUNK ROCK

Le loro personalità si rispecchiano negli abiti che realizzano: i capi che La Baronessa cerca e produce sono indubbiamente eleganti (nel concetto borghese di “eleganza”) e d’alta classe, e risentono del gusto di Dior degli anni ‘50 e ‘60. Ma siamo negli anni ‘70: ormai quello stile è passato. I capi di Cruella, dall’anima punk-rock sono invece il futuro (la costumista ha guardato a Vivienne Westwood e persino ad Alexander McQueen). Sono abiti irriverenti negli accostamenti di tessuti e colori, di un’eleganza aggressiva ed esuberante.

Cruella guida una rivoluzione della moda contro l’Ancien Régime della Baronessa. Iconica l’immagine di lei in piedi sull’automobile della Baronessa, con una giacca da alta uniforme e una gonna di petali di organza: come una Marianne punk. In questa rivoluzione Cruella crea un nuovo tricolore, sostituendo il nero al blu.

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LA SFILATA

Il divario tra la Baronessa e la stella nascente della moda (anche per Estella il nome è allegorico) emerge ulteriormente nel modo in cui scelgono di proporre le loro creazioni. La Baronessa rimane legata a un concetto di moda “classista”, in cui la moda non è per tutti. È un mondo di nicchia, che si può dischiudere solo a una stretta cerchia di eletti. Così le sue collezioni sono presentate in serate di gala esclusive, organizzate nella tenuta della stessa o al limite nello spazio del suo atelier.

La passerella di Cruella è invece la città. Il suo stile si offre a tutti e presenta una nuova concezione della moda: moda che comunica e si fa influenzare dalla musica e dalle altre forme d’arte, che risponde alle esigenze della società. Il concetto di sfilata è cambiato: non è più un ricevimento ma evento e installazione.

Non è un caso quindi che i titoli di coda siano organizzati come una sfilata di moda (nel senso contemporaneo del termine), la prima vera sfilata del brand di Cruella. 

Il passato è morto, Cruella is The Future.

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Sono un ragazzo di campagna con la testa tra le nuvole immerso tra mille progetti, se fossi una canzone sarei Confessioni di un malandrino di Branduardi. Dopo la laurea in Scenografia a Brera ho intrapreso un corso di specializzazione presso i laboratori della Scala. Quello che più mi piace è raccontare punti di vista: lo faccio disegnando, scrivendo, progettando. Più che le storie mi attraggono le persone, la loro psicologia, come vengono resi sullo schermo o su un palco il loro dramma interiore e la loro personalità (fantasticando su come le renderei io).

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