Franco Battiato. Il lungo viaggio. Dario Aita fotografato da Azzurra Primavera
Franco Battiato. Il lungo viaggio. Dario Aita fotografato da Azzurra Primavera

Il biopic Franco Battiato. Il lungo viaggio, diretto da Renato De Maria e scritto da Monica Rametta, arriva nelle sale cinematografiche solo il 2, 3 e 4 febbraio 2026 come evento speciale per Nexo Studios. Coprodotto da Rai Fiction – Casta Diva Pictures.

Nel cast, assieme ad uno straordinario Dario Aita, anche Elena Radonicich, Simona Malato, Ermes Frattini, Nicole Petrelli, Giulio Forges Davanzati, oltre ad Anna Castiglia e alla partecipazione straordinaria di Joan Thiele.

Sinossi

Uno sguardo avvincente sulla vita e sulle passioni di uno dei più grandi artisti della musica italiana. Il film segue il percorso del giovane Battiato dalla Sicilia al suo arrivo a Milano, esplorando i momenti cruciali del cammino verso il successo e seguendolo fino al ritorno nell’amata terra d’origine. 

Il racconto di un viaggio interiore, in cui la natura dell’artista, già incline alla spiritualità, si trasforma in una ricerca più consapevole. Al centro della narrazione anche l’evoluzione del suo talento musicale e alcuni degli incontri significativi che hanno plasmato la sua carriera e il suo spirito creativo, tra cui quello con Giuni Russo, Juri Camisasca e Giusto Pio, amico e coautore di molti dei brani più iconici del repertorio di Battiato

Il lungo viaggio musicale ed introspettivo dell’artista

Franco Battiato. Il lungo viaggio non è semplicemente un’opera biografica; è un atto d’amore tradotto in immagini, un pellegrinaggio sonoro che tenta di catturare l’impossibile, l’essenza di un uomo che ha passato l’intera esistenza a cercare di sfuggire ai contorni e alle definizioni. In questo arazzo di ricordi, musica e filosofia, emerge una luce particolare, una presenza che funge da legame tra il mito e lo spettatore, la splendida interpretazione di Dario Aita che assume, con rispetto, ed estrema abilità, le vesti di questo artista.

Il film contempla un doppio binario narrativo, da una parte c’è l’esaltazione onirica e spirituale di Franco Battiato che guarda attraverso le lenti dei suoi occhiali scuri, spettinato dal vento dell’Etna innevato, e assorto in meditazione. Dall’altra, c’è la ricostruzione fisica e sonora, che dallo spirito, si fa carne. La regia sceglie di non seguire una cronologia didascalica, preferendo un montaggio emotivo, e che riflette la struttura delle canzoni del Maestro.

Il “lungo viaggio” del titolo non è solo quello che ha portato il giovane Franco dalla Sicilia a Milano negli anni Sessanta, ma è soprattutto quello interiore verso “l’immutabile” e il discernimento totale del “materiale”. 

Dario Aita ci dona Franco Battiato e la regia ne esalta la voce interiore 

In un’operazione di questo tipo, il rischio del “manierismo” è sempre dietro l’angolo. Interpretare Battiato significa confrontarsi con un’icona sacra; e qui, Dario Aita, compie un vero miracolo attoriale.

L’attore non “imita” Battiato; lo “invoca”. La sua è una prova straordinaria, che riesce a catturarne perfettamente la specifica postura fisica, un misto di eleganza aristocratica e timidezza inconsapevole. L’uso della voce di Aita è misurato, sussurrato, nel pieno rispetto di quel tono colloquiale, e profondamente colto che Battiato usava nelle interviste. La sua mimica facciale si priva di ogni eccesso, lavora sui micro-movimenti, su un lieve cenno del capo, sulla gestualità delle mani; una forma di immedesimazione tale da sopraelevare la dignità spirituale, rispetto alla realtà tangibile. 

Il lavoro registico di De Maria non si focalizza in modo pragmatico, sulle tappe evolutive del cantautorato di Battiato, ma ne analizza l’ascensione incorporea ed intellettuale. Un “lungo viaggio”, che ci viene restituito tramite un racconto, in cui si omaggia l’eredità di un Maestro memorabile, attraverso la sua continua sperimentazione futurista, e la sua grandissima abilità nel dare margine e confine alla voce interiore, ancor prima che a quella canora.

In breve

Il cuore pulsante del lavoro di De Maria è senz’altro lo stato di grazia di un attore come Dario Aita, che ci mostra il suo Franco Battiato con gentilezza, con fare nobile, e una delicatezza che gli ha consentito di non rubare mai la scena al soggetto, ma di ridonarlo con luce nuova. Un lavoro d’interpretazione improntato sulle pause, e sul tempo sospeso esprimibile esclusivamente in un luogo, fisico e metafsico, che è tipico di un “centro di gravità permanente”, nel quale risiede la verità; quella che Battiato ha cercato nel suo lungo viaggio, e osservato da vicinissimo. 

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7
Annamaria Martinisi
Sono il risultato di un incastro perfetto tra la razionalità della Legge e la creatività del cinema e la letteratura. La mia seconda vita è iniziata dopo aver visto, per la prima volta, “Vertigo” di Hitchcock e dopo aver letto “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Mi nutro di conoscenza, tramite una costante curiosità verso qualunque cosa ed il miglior modo per condividerla con gli altri è la scrittura, l’unico strumento grazie al quale mi sento sempre nel posto giusto al momento giusto.
dario-aita-e-franco-battiato-nel-biopic-franco-battiato-il-lungo-viaggio-recensioneFranco Battiato. Il lungo viaggio non è semplicemente un’opera biografica; è un atto d’amore tradotto in immagini, un pellegrinaggio sonoro che tenta di catturare l’impossibile, l’essenza di un uomo che ha passato l’intera esistenza a cercare di sfuggire ai contorni e alle definizioni.