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Ha dato il via all’ottava edizione di Cinema al MAXXI il docu-film biografico, di Leonardo Celi e Roberto Savoca, sui ricordi e la vita di Veronica Lazar.

L’opera ha inaugurato l’ottava edizione di Cinema al MAXXI, il cui programma, a cura di Mario Sesti, si svilupperà attorno ad Extra Doc Festival, il primo, tra i festival della Capitale, che tornerà a svolgersi con la partecipazione del pubblico, e Video Essay Film Festival (VEFF).

Cinema al MAXXI è “la manifestazione che porta la settima arte in uno dei più importanti luoghi dedicati alle espressioni del contemporaneo“, e quest’anno inizia con una riflessione sul cinema stesso, attraverso una grande interprete: Veronica Lazar.

Tornare al cinema, tornare al museo

L’emozione di tornare in sala non è poca, e traspare dalla voce di Alexandra Celi. E chiunque vorrebbe realizzare un documentario sui propri genitori, dice davanti allo schermo prima della proiezione suo fratello Leonardo, la fortuna sta nel trovare il materiale da raccontare.

In questo caso Alexandra, figlia dell’attrice, con il fratello alla regia, affiancato da Roberto Savoca, dedica a sua madre un docu-film biografico nato dal ritrovamento, postumo alla sua morte nel 2014, di lettere a loro dedicate. Parole perfette posate su carta dalla grande Veronica Lazar, attrice, psicologa, organizzatrice culturale.

Documentare come atto d’amore

Un film breve, il progetto di parlare con le persone vicine all’attrice: Bernardo Bertolucci, Tatti Sanguineti, Dario Argento e tanti altri. Emerge l’esigenza di ricordare e celebrare la memoria di un’esistenza segnata da “molte vite”. Sul palco, sul grande schermo, nelle strade a manifestare per i diritti delle donne.

Era la più bella di tutti noi (necrologio scritto alla sua morte da Bernardo e Claire Bertolucci) è un atto d’amore. Inizia con la lettura di una lettera mentre scorrono le immagini di repertorio della famiglia Celi. Il racconto di Veronica e della sua persona avviene attraverso immagini mentali descritte con occhi sognanti da chiunque vi fosse entrato in contatto.

Le origini a Bucarest, il sogno premonitore, che la salvò dalla deportazione nei campi di concentramento, e l’arrivo a Roma negli anni ’60, l’amore con Adolfo Celi, e i ruoli che resero celebre il suo volto al pubblico cinematografico. Basti pensare alla prima interpretazione significativa, moglie suicida di Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi, e poi negli altri film di Bertolucci come La Luna e Il tè nel deserto. Mater Tenebrarum in Inferno di Dario Argento, fino all’ultima apparizione ne Il giovane favoloso di Martone.

Il volto dell’attrice si arricchisce e si modifica ad ogni scena, grazie ad ogni racconto, e per questo “le molte vite” del titolo riescono a comunicarsi. Era la più bella di tutte noi. Le molte vite di Veronica Lazar, nonostante l’artigianalità che lo tiene incollato ad un modo di vedere fin troppo interno, riesce a far luce su Veronica e a condurre lo spettatore nel suo passato attraverso le testimonianze. E potrebbe essere un ottimo incipit per qualcosa di più grande.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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