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100 anni fa, il 14 agosto 1921, nasceva Giorgio Strehler, destinato a rivoluzionare il teatro italiano (e non solo). I suoi spettacoli, caratterizzati da un’essenzialità ricca di senso e poesia, hanno dominato il panorama teatrale per cinquant’anni.

IL RAGAZZO DI TRIESTE

Giorgio Strehler nasce a Trieste (Barcola), città dal grande patrimonio intellettuale, dallo spirito libero e aperto, oltre che luogo di incontro fra culture. Fattori che hanno sicuramente influito sulla formazione del giovane Strehler, insieme al contesto familiare. Quest’ultimo, senza dubbio, contribuisce a sviluppare nel ragazzo di Trieste una mentalità particolarmente vivace: suo nonno è musicista, la madre violinista di professione.

Dopo gli studi in legge a Milano, si forma all’Accademia dei Filodrammatici: nasce come attore ma fin da subito sposta il suo interesse verso la regia.

Dall’incontro con Paolo Grassi (un incontro fortuito, raccontano entrambi, alla fermata di via Petrella del tram numero 6) nasce un’intesa e un’amicizia che li porterà a fondare nel 1947 – con Nina Vinchi – il Piccolo Teatro della Città di Milano. Un progetto che nasce dal desiderio di entrambi di creare un teatro diverso dal loro panorama contemporaneo.

IL TEATRO DI PROSA – TUTTO NELL’UOMO

“Tutto nell’uomo, tutto per gli uomini. Solo l’uomo esiste” dirà Satin, uno dei protagonisti de L’albergo dei poveri di Gor’kij, con il quale il Regista inaugurerà il Piccolo Teatro. Una costante del teatro di Strehler è proprio l’interesse per l’uomo e le sue azioni, il suo rapporto con la società, con la politica, con l’altro. Da regista, i suoi autori cardine saranno Goldoni (il suo Arlecchino sarà lo spettacolo emblema del Piccolo), Pirandello, Cechov (Il giardino dei ciliegi, 1955 e 1974), ma tantissimi sono gli autori che porta sul palco. Si pensi alla Vita di Galileo di Bretch.

In questa visione del teatro non può mancare poi il repertorio shakespeariano. Per il Piccolo produce quello che sarà uno dei suoi spettacoli più celebri: La Tempesta (1977-78). La semplice quanto geniale intuizione di utilizzare un velo di sottilissima seta (che da quel momento in poi sarà chiamata seta tempesta) per risolvere la tempesta, è simbolo di quell’essenzialità poetica del Teatro di Strehler.

Sempre i drammi di Shakespeare saranno alla base di Da Spiel der Machtigen, impresa mastodontica che mette in cantiere per il festival di Salisburgo: uno spettacolo di 8 ore diviso in due serate, che aveva visto una fase embrionale con Il Gioco dei Potenti sperimentato al Teatro Lirico nel 1965.

STREHLER E L’OPERA LIRICA

Accanto alla produzione drammatica, Strehler lavora (e sperimenta) anche nel campo dell’opera lirica dove, seppur in modalità diverse rispetto alla prosa, cerca di portare l’attenzione sull’importanza del testo. Inizia quindi a svecchiare le opere dalle antiche convenzioni che anni di tradizione avevano depositato, ridando valore ai testi. Debutta alla Scala nel 1947 con La Traviata, in cui, seppur in fase embrionale, inizia quel processo di rinnovamento sopracitato.

Più di tutte spiccano le sue regie per la grande produzione mozartiana: Il Ratto dal serraglio (1965), il controverso Flauto Magico (1974) per il Festival di Salisburgo e il memorabile Nozze di Figaro per Parigi (diventato però, dal 1981, anche un allestimento storico del Teatro alla Scala) – solo per citarne alcuni.

Ed è proprio un’opera di Mozart a chiudere la prolifica e leggendaria carriera di Strehler. Nel 1997 Strehler lavora a un Così fan tutte per l’inaugurazione del Nuovo Piccolo Teatro di Milano: la sua ultima regia. Muore il 25 dicembre, un mese prima dal debutto.

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Sono un ragazzo di campagna con la testa tra le nuvole immerso tra mille progetti, se fossi una canzone sarei Confessioni di un malandrino di Branduardi. Dopo la laurea in Scenografia a Brera ho intrapreso un corso di specializzazione presso i laboratori della Scala. Quello che più mi piace è raccontare punti di vista: lo faccio disegnando, scrivendo, progettando. Più che le storie mi attraggono le persone, la loro psicologia, come vengono resi sullo schermo o su un palco il loro dramma interiore e la loro personalità (fantasticando su come le renderei io).

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