Il Presente, Francesca Romana Zanni

Il Presente è il cortometraggio diretto da Francesca Romana Zanni, autrice teatrale, regista, sceneggiatrice per il cinema e la tv, autrice e conduttrice radiofonica, scrittrice di podcast e storyteller: un’opera che si sarebbe potuta estendere benissimo come lungometraggio, e che fornisce in pochi minuti uno specchio ricco e diversificato di cosa significhi diventare genitori oggi, affrontando il tema della maternità surrogata.

Distribuito da Premiere Film, e prodotto da Briciolafilm in associazione con The Box Films e Trebisonda Produzioni, il cortometraggio vede nel cast Massimiliano Caiazzo, Barbara Chichiarelli, Iaia Forte, Alberto Malanchino,

Il Presente è stato selezionato per la XXII edizione di Alice nella Città nella sezione Onde Corte – Panorama Italia, ed è stato presentato lo scorso 16 Dicembre al The Cinema Club, a Roma, con un talk che ha visto protagoniste la psicologa e psicoterapeuta Maddalena Cialdella, la regista Francesca Romana Zanni e Iaia Forte.

La trama

Che cosa siamo disposti a fare oggi per avere un figlio? Stella (Iaia Forte), ex diva del cinema ormai in declino, propone al figlio Giovanni (Massimiliano Caiazzo) e al marito di lui, Jonathan (Alberto Malanchino), una gravidanza surrogata con Monica (Barbara Chichiarelli). Ma i due uomini questo figlio non lo vogliono o almeno così sembra, mentre Stella nasconde dietro questa proposta il progetto di tornare in auge sulla scena sfruttando questa notizia.

Due segreti che si intrecciano e raccontano quanto, in fondo, fare un figlio sia un atto di egoismo. Ma anche quanto non sia necessaria una famiglia tradizionale per desiderare e crescere un bambino felice.

La lettura del presente

Il Presente ritrae uno spicchio di attualità, sfruttando due registri sovrapposti e mettendo in scena l’ironia, senza tralasciare l’estrema serietà delle tematiche affrontate. Così la regista Francesca Romana Zanni realizza un’espressione estremamente contemporanea di un nuovo modo di percepire il desiderio di genitorialità, incarnato da quattro personaggi guidati da volontà e obiettivi differenti.

Quello che inizia come uno scenario quasi teatrale, diventa un messaggio diretto a chi guarda, coronato da uno sguardo in macchina che rivela i risvolti complessi dell’operazione narrativa, volta a mostrare le questioni, le problematicità, ma anche le possibilità che il discorso sulla maternità surrogata può determinare. La forma non preclude nessuna possibilità di interpretazione per chi guarda, poiché il corto non fornisce giudizi morali o letture del presente, ma lascia che molti spunti rimangano aperti, e lascino un pretesto di ragionamento, senza dimenticare che, per quanto la famiglia che viene fotografata appaia in alcuni momenti disfunzionale, è una famiglia presente, e consapevole di quanto fare un figlio non sia solo un atto d’amore ma anche di egoismo.

Si parla di gravidanza, di maternità, e di cosa significhi essere una donna senza figli oggi. La maternità surrogata si trasforma in un pretesto capace di suscitare una moltitudine di risvolti complicati, che esulano da risposte semplici. Così l’autrice scava nelle notizie di cronaca e nell’arte del racconto per trovare una chiave provocatoria, che alimenta un senso profondo di riflessione.

Ho scelto di fotografare il presente senza voler dare giudizi e senza moralismi, semplicemente mostrando una realtà verosimile, qualcosa che sta già succedendo sotto i nostri occhi.

Francesca Romana Zanni

Il Presente, Francesca Romana Zanni

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.