Guardiani della Galassia, Disney+

Il 14 luglio 2012, nella celebre Sala H del Comic Con di San Diego, viene dato l’annuncio che nessuno si aspettava: il film sui Guardiani della Galassia, un team improbabile che comprende un albero senziente e un procione parlante, tratto da una serie a fumetti semi-sconosciuta nel grande panorama della produzione Marvel. In pochi avrebbero potuto immaginare l’incredibile successo che avrebbe ottenuto il film e soprattutto la saga personale del suo regista: all’epoca un altrettanto improbabile e semi-sconosciuto autore chiamato James Gunn.

Guardiani della Galassia, da outsiders a eroi (2014)

Fino a quel momento, il curriculum di Gunn non era esattamente quello del regista di film ad alto budget per famiglie: tra pellicole splatter indipendenti per la Troma Entertainment, la sceneggiatura del remake de L’Alba dei Morti Viventi diretto da Zack Snyder e la realizzazione di Slither e Super, la produzione che più si avvicinava ad un progetto adatto al grande pubblico erano gli script dei due film in live action di Scooby-Doo. Ma anch’essi, tra riferimenti all’utilizzo di droghe leggere e all’omosessualità del personaggio di Velma (presente nello script ma poi tagliata dal film), mostravano i tratti caratteristici di un autore a cui le regole stavano strette.

In un momento di crisi personale in cui stava per abbandonare il mondo del cinema, nel quale non vedeva più un futuro per il genere di film che aveva sempre realizzato, Gunn viene avvicinato dai Marvel Studios. Gli propongono di portare sul grande schermo il team dei Guardiani della Galassia nell’incarnazione nata dalla penna di Keith Giffen tra le pagine dell’evento fumettistico Annihilation Conquest. Gunn, grande appassionato di comics, covava da sempre il sogno di realizzare una space opera e accetta subito l’incarico. 

Gli scenari erano due: o i Marvel Studios avrebbero prodotto il primo film fuori dagli schemi, o Gunn si sarebbe dovuto piegare alla loro visione. Conoscendo le strategie di Hollywood, insomma, quello sembrava un copione già scritto: quante volte abbiamo dovuto assistere alla straziante scena di un giovane regista indipendente di belle speranze spolpato da un branco di major affamate?

Gunn invece prende la sceneggiatura di Nicole Perlman, inizialmente assunta per scrivere il progetto, la smonta e la riassembla aggiungendo il suo tocco personale. La ghiotta occasione di utilizzare personaggi poco noti al grande pubblico permette infatti al regista di giocare col materiale di partenza, tra fedeltà e tradimenti ai fumetti. Non si fa scrupoli a scegliere come protagonisti un caratterista come Chris Pratt, il cui unico ruolo di spicco all’epoca era nella serie Parks & Recreation, ed un wrestler nelle cui doti recitative nessuno riponeva fiducia come Dave Bautista. Ciliegina sulla torta, affida a Bradley Cooper e Vin Diesel, gli attori più noti del cast, due ruoli completamente in CGI. La giustificazione? Ci vuole talento per trasmettere vere emozioni dietro al volto di un procione e di un albero parlante. 

Queste scelte rivelano tutto quello che c’è da sapere della visione del regista: ogni elemento del film, anche il più bizzarro, viene trattato con grande rispetto. Ed è proprio la sensibilità l’arma segreta che permette a Gunn di imprimere il suo tocco personale alla pellicola. Guardiani della Galassia stupisce per la capacità dell’autore di dosare con sicurezza tutti gli elementi: dall’umorismo scurrile alle scene drammatiche, dai massicci effetti speciali ai momenti più intimi che esplorano tematiche come il lutto e la capacità di rimettersi in gioco.

Gunn si dimostra perfino in grado di inserire in maniera organica nella narrazione il personaggio di Thanos e gli accenni al disegno più grande della Fase 2 del Marvel Cinematic Universe, rendendo la pellicola perfetta per essere fruita anche senza sapere nulla degli altri pezzi del mosaico che avrebbe poi condotto ad Avengers – Infinity War ed Endgame. Dove invece Gunn risulta più ingessato è nei movimenti di macchina e nelle scene d’azione, frutto della mano ancora incerta nel gestire una produzione di quel calibro.

La vicenda raccontata nel film, che porta gli outsiders Peter Quill, Gamora, Drax, Rocket e Groot a formare un’improbabile alleanza per affrontare una missione più grande di loro che li trasformerà in eroi, risuona come un’eco: da regista che stava per abbandonare tutto, Gunn diventa uno degli autori di punta dell’MCU nel momento di massimo spicco.

Guardiani della Galassia Vol. 2, problemi di Ego (2017)

Al suo arrivo nelle sale, nessuno riponeva particolari speranze nella riuscita di Guardiani della Galassia, che si presentava come ottimo candidato al titolo di primo flop dei Marvel Studios. Nonostante tutto, il film ottiene un solido successo al botteghino. Ma, cosa ancor più importante, si dimostra in grado di radunare attorno a sé un pubblico affezionato grazie ad una serie di intuizioni azzeccate (come l’utilizzo di una nostalgica colonna sonora di brani anni ’70-’80) e alla tridimensionalità dei personaggi. Non passa quindi molto tempo prima che la Marvel decida di mettere in cantiere un sequel.

Questa volta i protagonisti, in fuga dopo uno sconsiderato furto di Rocket, si imbattono nel potente padre mai conosciuto di Peter Quill: l’enigmatico e onnipotente Ego. Se il primo capitolo raccontava di un gruppo di reietti costretto ad allearsi e formare una famiglia, il Vol. 2 racconta di quella stessa famiglia che rischia di sfaldarsi proprio per questioni di ego (questa volta con l’iniziale minuscola). Come vuole la tradizione dei secondi capitoli, da L’Impero Colpisce Ancora in poi, i Guardiani devono dividere le loro strade e seguire ognuno il proprio viaggio: da Peter, che ha sempre desiderato conoscere suo padre ma ne scopre l’ingombrante natura, a Rocket, che respinge chiunque tenti di avvicinarglisi per il timore di perdere persone care. Un percorso necessario ma tortuoso che porterà la squadra a rafforzare ancora di più il proprio legame e a diventare davvero Guardiani della Galassia.

Più colorato, roboante e fracassone, senza trascurare la componente intima alla base del successo del film del 2014, il secondo capitolo mostra finalmente un James Gunn più sicuro delle proprie capacità di regista. Dove risulta più auto-indulgente è la sceneggiatura, meno a fuoco del Vol. 1 e penalizzata da momenti comici non sempre azzeccati. Si tratta, forse, dell’imposizione più scomoda dei Marvel Studios: dopo la formula dettata da Joss Whedon grazie al successo del primo The Avengers, imprime sui propri film il fastidioso marchio di fabbrica delle gag che sabotano puntualmente ogni accenno di pathos. Ma, anche in questo caso, il regista è capace di imporre la propria visione e riprendersi grandiosamente nel finale, dove regala attimi di sincera emotività.

Anche Guardiani della Galassia Vol. 2 si rivela campione di incassi, convincendo pubblico e critica. James Gunn è indissolubilmente legato ai suoi personaggi, tanto che viene coinvolto in ogni progetto Marvel in cui essi appaiono: collabora alla realizzazione della giostra di Dinseyland Guardians of the Galaxy – Mission: Breakout! e supervisiona le loro scene in Avengers – Infinity War ed Endgame. Voci di corridoio sostengono perfino che l’autore stia prendendo le redini del lato cosmico dell’universo narrativo Marvel, progettando film e serie TV in grado di introdurre nuovi personaggi tratti dai fumetti. Insomma, il suo futuro e quello dei Guardiani della Galassia sembra luminoso.

Peccato che, il 20 luglio 2018, James Gunn viene licenziato dai Marvel Studios.

I Am Groot e Guardiani della Galassia Holiday Special, per ingannare l’attesa (2022)

Nell’occhio del ciclone della cancel culture, in cui grandi nomi del mondo del cinema venivano ostracizzati per episodi problematici del loro passato, anche Gunn viene travolto dalle accuse. Oggetto della controversia è una serie di tweet dall’umorismo scorretto risalenti al periodo precedente all’assunzione come guida del franchise dei Guardiani. La Disney, proprietaria dei Marvel Studios, sembra rendersi conto a scoppio ritardato di aver assunto proprio il regista di tutte quelle pellicole ben poco family-friendly. Nonostante la sceneggiatura del terzo film fosse già pronta, lo rimuove in tronco dall’incarico nel tentativo di correre ai ripari. Anche in questo caso, il copione sembra già scritto: la carriera di Gunn è terminata proprio nel momento di massima esplosione, e tutti i progetti in cui è coinvolto vengono bloccati. Ma, di nuovo, le cose vanno diversamente.

Nel frattempo, infatti, si era verificato un altro colpo di scena. La DC, storica rivale della Marvel, boccheggiava sul fronte cinematografico a causa di una serie di film pasticciati e accolti sempre peggio. Disperata, aveva approfittato della situazione di stallo per affidare a Gunn la regia di un nuovo film sulla Suicide Squad, concedendogli completa carta bianca.

Dalle parti della Marvel, tuttavia, era rimasta aperta una questione di non poco conto: chi mai avrebbe potuto sostituirlo alla guida di un franchise così legato alla sua visione? Inoltre, a differenza di altri personaggi pubblici coinvolti nelle accuse, il regista aveva ammesso fin da subito le proprie colpe, e tutte le star dei film si erano schierate dalla sua parte. Deve essersene resa conto anche la Disney, perché nel marzo del 2019 torna sui suoi passi e annuncia il ritorno di James Gunn e la realizzazione di un terzo capitolo conclusivo. Ma era ormai passato molto tempo dall’uscita al cinema del Vol. 2, e il Vol. 3 non sarebbe arrivato prima di qualche anno. Dopo una breve apparizione dei Guardiani in Thor: Love and Thunder di Taika Waititi, la Marvel mette così in cantiere due progetti destinati alla piattaforma streaming Disney+ per colmare l’attesa.

La prima a raggiungere gli schermi è I Am Groot, serie di brevi episodi ambientata tra gli eventi del primo e del secondo film. I corti seguono le avventure del piccolo albero parlante e sono dirette da Kristen Lepore, animatrice di Marcel the Shell, mentre Gunn ne cura la sola produzione.

Nel frattempo, infatti, il regista si occupa di Guardiani della Galassia Holiday Special, un divertente mediometraggio che richiama il famoso (famigerato?) speciale televisivo di Star Wars. Il regista coglie l’occasione per riprendere i fili del discorso da dove erano stati interrotti e soprattutto per creare un ponte con gli eventi accaduti nei capitoli conclusivi della Fase 3 Marvel. Il tutto per preparare il terreno, risolvere qualche sottotrama e liberare il campo per il gran finale.

Guardiani della Galassia Vol. 3, la fine del viaggio (2023)

Mentre i Guardiani costruiscono il loro quartier generale a Knowhere, la testa mozzata di una divinità che fluttua nello spazio, vengono colti di sorpresa da un attacco di Adam Warlock. Nello scontro, Rocket rimane gravemente ferito. I suoi amici decidono così di intraprendere un’ultima avventura per salvargli la vita, che li porterà a conoscenza del passato del procione.

Il film catapulta subito il pubblico nella corsa contro il tempo dei Guardiani della Galassia che è anche il countdown dell’intera saga: in un ennesimo, mirabolante stravolgimento degli eventi, infatti, James Gunn ha preso completamente le redini dei DC Studios insieme al socio Peter Safran. Si trova quindi nell’impensabile posizione di dover rispettare gli impegni contrattuali con la Casa delle Idee mentre è capo a tutti gli effetti della Distinta Concorrenza. Tuttavia, il timore che Gunn possa trascurare il suo ultimo progetto Marvel, soprattutto dopo il trattamento non esattamente garbato ricevuto dalla Disney, è fugato dallo stesso regista: ama troppo i suoi Guardiani della Galassia per dedicargli un finale deludente. Regala anzi ai personaggi, e agli spettatori, il miglior capitolo della saga.

Dopo l’esperienza maturata sul campo in casa DC, Gunn trova finalmente il punto di equilibrio tra regia solida e sceneggiatura raffinata. Porta sullo schermo un film curato nei minimi dettagli, ferocemente divertente e per nulla innocuo – dove riesce perfino a far pronunciare ad un personaggio la prima “F Bomb” di tutto il Marvel Cinematic Universe. Prima di lasciare i personaggi nelle mani di chi verrà dopo di lui, il regista raccoglie alcuni sassolini disseminati nei capitoli precedenti per dare una degna conclusione a tutte le trame rimaste in sospeso, in particolare quella di Rocket.

La scelta di quest’ultimo come cardine attorno al quale costruire tutta la vicenda conclusiva non è un caso. Prendendo qualche vago spunto dalla serie a fumetti del 1985 scritta da Bill Mantlo e disegnata da Mike Mignola, Gunn racconta la propria versione delle origini del personaggio. Un tempo un semplice procione, sottoposto ad una serie di crudeli esperimenti dall’Alto Evoluzionario (uno dei migliori villain del MCU) che lo portano a sviluppare l’intelletto, Rocket rappresenta la chiave di lettura dell’intera saga. Fin dai tempi del primo film, Gunn ha sempre ribadito la sua empatia per il personaggio, e così affida anche al pubblico un compito delicato: immedesimarsi in un “creep” (come canta Thom Yorke durante i titoli di testa).

Guardians of the Galaxy Vol.3 by Simone Muscioni

Il membro meno umano dei Guardiani della Galassia incarna, a conti fatti, quello più umano di tutti: dopotutto, chi non si è mai sentito un’accozzaglia di parti fuori posto, strappato in pezzi e rimesso insieme più volte, costretto a muoversi in un mondo più grande e spaventoso? Il viaggio che lo porterà finalmente ad accettare sé stesso in una delle scene più toccanti del film è quello affrontato da tutti i Guardiani nell’arco della trilogia. Ma non solo, è il percorso vissuto dallo stesso regista e, a conti fatti, da ognuno di noi.

Emerge ancora una volta, insomma, tutta la sensibilità di un autore che sa essere sopra le righe ma anche estremamente sincero. E finalmente la scommessa è vinta: da regista indipendente, James Gunn ha piegato le regole di Hollywood ed è pronto a dare la sua impronta all’intero genere dei cinecomic in un momento in cui la marcia trionfale dei Marvel Studios sta per consegnare il testimone ai DC Studios. Dopotutto, ha dimostrato di trattare i fumetti proprio come i suoi personaggi: abbracciando la loro natura a volte drammatica, a volte ridicola, amando i loro tratti bizzarri e quelli più seri. 

Ora siamo nelle mani di James Gunn e non potremmo sentirci più al sicuro.

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