Marcel the Shell

Il titolo è già uno scioglilingua, indice dello spirito con cui Marcel the Shell with the Shoes on dovrebbe essere guardato e interpretato. È un gioco di adulti che sognano di tornare bambini ma che, sapendo di non poterlo fare fino in fondo, mantengono sempre la nostalgia di un’attitudine persa per sempre. È il gioco di Dean Fleischer Camp, regista, e Jenny Slate, co-sceneggiatrice e doppiatrice di Marcel (oltre che attrice comica celebre negli Stati Uniti). La coppia torna a lavoro insieme sul lungometraggio, il primo per Fleischer Camp, dopo una serie di fortunati corti con protagonista la piccola conchiglia con le scarpe e un occhio solo.

Il falso documentario

Marcel vive in una casa ormai vuota, adibita ad alloggio Airbnb, con l’anziana nonna (Isabella Rossellini). C’erano tante altre conchiglie come lui e la nonna, una volta. Erano una famiglia, una comunità. Tutto è cambiato nel momento in cui gli umani si sono separati, svuotando la casa e portando via da un cassetto, senza saperlo, tutta la vita e gli affetti di Marcel. A raccontarlo è lui stesso, minuscolo e curiosissimo, quando Dean il regista arriva nell’Airbnb e, scoprendo la sua presenza, inizia a riprenderlo.

Colpisce subito l’idea del mockumentary in stop motion, un dialogo fra il regista e la conchiglia che riproduce, o almeno prova a riprodurre, una struttura classica di documentario in cui l’osservatore si fa invisibile e lascia che sia l’osservato a raccontarsi da sé. Ci prova perché in realtà Marcel è incuriosito da tutto, incapace di resistere alla tentazione di fare domande, di scoprire come funziona la videocamera, di far finta che non si crei un legame con Dean.

Così Marcel impara ogni minuto di più, assorbe come una spugna tutto ciò che Dean gli spiega e gli fa scoprire. A loro volta, tutte le domande che fa, incessantemente, insegnano qualcosa a Dean e al pubblico. Insegnano a guardare di nuovo il mondo con la mente libera dei bambini.

La sua vocina – un grande lavoro di Jenny Slate – disarma lo spettatore con tenerezza e spontaneità. Al tempo stesso il suo umorismo – sempre opera di Slate – induce a nuove riflessioni, da punti di vista diversi dal solito. Fa ridere ma anche riflettere, si direbbe con un meme. E commuove.

Il metalinguaggio, del cinema nel cinema, non è poi altro che la ciliegina sulla torta, un gioco cinefilo che rende Marcel the Shell with the Shoes on un film-fenomeno, come spesso accade con i titoli A24. Nel 2022 ha collezionato una quindicina di premi, nel 2023 ha già centrato i due obiettivi più importanti: i Golden Globes e la shortlist degli Oscar. Non vedete l’ora anche voi di conoscere Marcel?

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valeria-verbaro-framed-magazine
Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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