Natale in casa Cupiello. Un classico del teatro italiano, il dramma che forse più di tutti condensa quel sapore agrodolce delle feste natalizie, quest’anno più che mai strane, sobrie, forse spente.

Gli sforzi di una TV pubblica che cerca di portare i capolavori teatrali alla conoscenza del grande pubblico vanno premiati. Per celebrare il 120esimo anniversario della nascita del grandissimo Eduardo De Filippo, Natale in Casa Cupiello diventa un film creato appositamente per il medium televisivo e, al di là del risultato (criticato ampiamente sui social dai “puristi”), l’operazione va senza dubbio incoraggiata.

Magari a qualcuno sarà venuta voglia di andare a rivedere le precedenti trasposizioni televisive a opera dello stesso De Filippo. Magari sarà stata addirittura un’occasione per riscoprire le altre opere del drammaturgo, maestro napoletano e italiano.

Primi motivi per cui l’operazione risulta riuscita: è una bellissima rilettura del testo, non contiene nessuna insana tentazione di reinventare o peggio di attualizzare la commedia, e risulta quindi un’intelligente e rispettosa messa in scena (seppur televisiva).

“Te piace o’ presepe?”

Eduardo De Filippo è stato uno dei maggiori interpreti del Novecento. Ma i suoi testi sopravvivono (“per grazia di Dio”) al suo essere attore. È giusto quindi che il drammaturgo napoletano venga ancora messo in scena, riletto, divulgato.

Un applauso sincero e sentito va al coraggio di Sergio Castellitto di aver evitato accuratamente tutto ciò che si conosce a memoria: il napoletano verace, le battute di una commedia famosissima ma soprattutto i tempi, le pause, l’omonimo intercalare del genio di De Filippo.

Castellitto ha dimostrato ancora una volta di essere un validissimo attore, calandosi perfettamente nel suo personaggio, avvicinandosi alla figura di Luca Cupiello a suo modo ma senza minimamente snaturarla, senza scimmiottare nessuno.

Lui come tutti gli altri interpreti di questo film, in particolare Marina Confalone, meravigliosa nel ruolo della madre e moglie afflitta da mille preoccupazioni e pensieri, colei che tira veramente le fila della numerosa e problematica famiglia.

Marina Confalone e Sergio Castellitto in Natale in casa Cupiello

“Questo Natale si è presentato come comanda Iddio. Co’ tutti i sentimenti si è presentato.”

I tre atti del testo teatrale si condensano qui in un’unica, scorrevole narrazione. La regia di Edoardo De Angelis, attenta ai più (apparentemente) superficiali dettagli, risulta forse troppo incentrata su primi piani a tratti non necessari, ma carica del denso clima in cui è inserita la vicenda.

In una fredda e povera Napoli invasa dai fiocchi di neve, un’umile famiglia si prepara a celebrare il Santo Natale. Sono gli anni ’50, e gli strascichi della guerra si fanno ancora sentire. Nonostante questo, il sacro rito viene celebrato con tutti i crismi. O almeno questo si auspica il capofamiglia, talmente impegnato nella preparazione dell’amato presepe da non accorgersi (tenuto ingiustamente fuori da certi meccanismi) di tutti i problemi che brulicano nel sottosuolo della facciata dei rapporti interpersonali dei suoi cari.

Sergio Castellitto nei panni di Luca Cupiello

L’inconfondibile tocco musicale di Enzo Avitabile contribuisce alla stratificazione narrativa del dramma, accompagnando dapprima con la discrezione di sottofondi solo strumentali la splendida drammaturgia, esplodendo poi nel finale con E duorme stella, che corona lo struggente quadro familiare riunito al capezzale del capofamiglia.

Malgrado tutto, “mamma Rai” si è rivelata ancora fonte di divulgazione, essenziale per assolvere a quel dovere di incuriosire i giovani telespettatori che magari, martedì sera, guardando Natale in casa Cupiello, hanno sentito per la prima volta il nome di uno dei più grandi geni teatrali del Novecento e si sono emozionati come bambini che ricevono un regalo inaspettatamente gradito il giorno più magico dell’anno.

Continua a seguire il teatro con FRAMED anche su Facebook Instagram.

Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui