Non ho mai - Netflix

Se non avete mai visto né sentito la serie Non ho mai… (Never Have I Ever), vi stiamo forse facendo scoprire la vostra prossima ossessione. A differenza di molte altre serie Netflix dell’ultimo anno – come Bridgerton o Emily in Paris – che hanno avuto un’inaspettata ed enorme risonanza, Non ho mai… è rimasta inspiegabilmente nell’ombra. Eppure, forte soprattutto della scrittura solidissima ed esilarante della showrunner Mindy Kaling (The Office), è uno dei prodotti migliori della stagione.

Dove eravamo rimasti

I nuovi episodi riprendono esattamente dove avevamo lasciato la protagonista Devi alla fine dell’episodio 1×10, quindi se non l’avete visto, non proseguite la lettura. Spoiler alert!

Dunque, Devi Vishwakumar (Maitreyi Ramakrishnan) si scambia un tenero bacio con Ben (Jaren Lewison), nemico-amico di scuola, con cui durante la prima stagione ha stretto un legame molto particolare. Poco dopo riesce finalmente ad ascoltare il messaggio lasciatole in segreteria da Paxton (Darren Barnet), l’atleta belloccio, innamorato ma non abbastanza da sfidare il giudizio altrui per stare con lei. Si riapre così definitivamente il triangolo adolescenziale su cui la stagione si era conclusa. Da un lato l’attrazione mentale e la dolcezza di una storia nata lentamente, quella con Ben. Dall’altro l’infatuazione per qualcosa di idealizzato e irraggiungibile, anche se più desiderabile: Paxton. In mezzo, si trova una protagonista indomabile, risucchiata dall’egocentrismo tipico della sua età e da un vortice di decisioni impulsive, che convenzionalmente risultano sbagliate.

Devi infatti fa sempre l’opposto di quel che ci si aspetterebbe in una comune interazione. Lo fa però con una tale sistematicità da diventare prevedibile. La caratteristica principale del suo carattere è proprio l’esplosione di energia, positiva o negativa che sia. Qualcosa che né lei stessa né le persone accanto sono in grado di controllare, generando episodi di imbarazzo e umiliazione, ma anche momenti di notevole profondità emotiva.

Non bisogna dimenticare, infatti, che una parte consistente della scrittura della prima stagione ruotava attorno al lutto di Devi e della sua famiglia per la perdita del padre. Un sentimento così forte da cambiarla, fisicamente e psicologicamente. Per questo per il pubblico è facile provare empatia e affezionarsi a lei, ma è anche facile stancarsi del suo temperamento. In questa seconda stagione non siamo appunto lontani dagli eventi degli episodi precedenti e questo vuol dire che Devi non cambia. C’è una perfetta continuità temporale, interrotta solo dall’arrivo di un nuovo personaggio: Aneesa (Megan Suri).

Aneesa: continuità e discontinuità con la prima stagione

MAITREYI RAMAKRISHNAN e MEGAN SURI in Non ho mai 2x04 - Credits: ISABELLA B. VOSMIKOVA/NETFLIX © 2021
Maitreyi Ramakrishnan e Megan Suri in Non ho mai 2×04 – Credits: ISABELLA B. VOSMIKOVA/NETFLIX © 2021

Aneesa è l’unica altra ragazza indiana nella scuola. C’è qualcosa che spinge quindi Devi ad ammirarla e respingerla allo stesso tempo. La rilevanza culturale del suo personaggio è chiarissima, oltre che ben spiegata all’interno dei dialoghi: è una spalla, un volto simile e amico di cui Devi ha bisogno in un mondo in cui chiunque attorno a lei è diverso. Allo stesso tempo, Aneesa diventa una minaccia da abbattere, un corpo estraneo che invade gli spazi di Devi in un momento di estrema fragilità. L’interazione di Devi – con tutti, ma con lei in particolare in questa stagione – diventa quasi snervante, anche perché addensata solo negli episodi centrali e poi lasciata da parte.

Crazy Devi e la narrazione egocentrica

La storyline di Aneesa inoltre apre e chiude un breve risvolto drammatico che, proprio per la superficialità con cui viene trattato, aiuta a capire quanto Devi – e così la serie stessa – sia egoriferita e trincerata, invece, nel suo mondo. Così distaccata da indurre chiunque attorno a sé a considerarla pazza, sociopatica. Crazy Devi è appunto un epiteto dispregiativo che ricorre spesso in questa stagione e che ha un notevole peso nell’economia della storia. La mancata corrispondenza alle aspettative degli altri, ossia ciò che impropriamente chiamiamo pazzia, non è solo un segno della libertà caratteriale di Devi. È soprattutto parte del suo trauma e del suo processo di guarigione, di cui tendiamo a dimenticarci, perché in fondo la serie ci distrae con la sua leggerezza.

In realtà Non ho mai…, già a partire dal titolo focalizzato sull’Io, ha un punto di vista esplicito e dichiarato, sempre interno al personaggio di Devi. Non possiamo uscire dalla sua testa e, se lo facciamo, è sempre e solo in un episodio su dieci. Lo riconosciamo all’istante, perché è quello in cui cambia la voce narrante. Un escamotage brillante, di cui abbiamo parlato a proposito dell’episodio 1×06, dedicato a Ben e che qui si ripete con il corrispettivo episodio dedicato a Paxton (2×03). Normalmente, infatti, gli episodi sono commentati dalla vera voce del tennista John McEnroe, scelta per affinità elettiva con il temperamento infuocato di Devi. I pensieri di Ben erano narrati invece da Andy Samberg e quelli di Paxton da Gigi Hadid, scoprirete perché.

Jaren Lewison, Maitreyi Ramakrishnan e Darren Barnet in Non ho mai NETFLIX © 2021
Jaren Lewison, Maitreyi Ramakrishnan e Darren Barnet in Non ho mai NETFLIX © 2021

Questi due, finora, sono gli unici momenti in cui il flusso continuo dei pensieri e delle emozioni di Devi si interrompe per dare spazio al resto del mondo. Servono a respirare e poi tornare dalla protagonista con una consapevolezza diversa, raggiungendo un livello di comprensione un po’ più profondo. Ma davvero una semplice serie teen può far scaturire tutte queste riflessioni? Sì, può, e come accennato il merito è di una brillante autrice come Mindy Kaling. Il bello, però, è che se state semplicemente cercando qualcosa da guardare per trascorre un pomeriggio libero, non sbagliate comunque cliccando play. Alla fine Non ho mai…è la storia di una ragazza un po’ sopra le righe, sempre con la risposta pronta e incapace di restare in un angolo, inosservata. È impossibile non amarla almeno un po’.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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