one of us is lying

La scorsa settimana è approdata nel catalogo Netflix la nuova serie tv One Of Us Is Lying (Uno di noi sta mentendo) tratta dal primo libro della trilogia scritta dall’autrice Karen M. McManus. La serie, composta da 8 episodi e filmata nel 2019, ha debuttato negli Stati Uniti il 7 ottobre 2021 distribuita dall’emittente Peacock (da poco arrivato anche in Italia) mentre il 18 febbraio ha fatto il suo debutto internazionale grazie alla piattaforma Netflix. Ecco la recensione.

La trama

La serie verte attorno alle vicende di quattro adolescenti, Addy (Annalisa Cochrane), Cooper (Chibuikem Uche), Bronwyn (Marianly Tejada) e Nate (Cooper Van Grootel) che durante un pomeriggio di punizione a scuola rimangono coinvolti nell’omicidio di Simon (Mark McKenna), un loro compagno divenuto famoso pubblicando i segreti più intimi di tutti i ragazzi della scuola sull’app About that. Quando tutti i ragazzi vengono accusati come responsabili della morte di Simon, cercheranno di difendersi dai loro stessi segreti che piano piano verranno a galla.

Il ritorno del teen drama tra vecchio e nuovo stile

Uno dei titoli rivelazione dell’ultimo anno, la serie in pochi giorni dal suo debutto è subito volata al secondo posto della Top 10 di Netflix, dimostrando di nuovo che il genere mistery young adult fa ancora il suo effetto. La sua carta vincente? Riuscire a mescolare tra loro novità e vecchi archetipi in funzione della buona riuscita del prodotto finale. Se da una parte troviamo citazioni alla cultura pop, l’uso dei social network più famosi e protagonisti che appartengono all’attuale Generazione Z, dall’altro lato abbiamo meccanismi narrativi che sono rimandi a serie TV come Gossip Girl e Pretty Little Liars, che hanno fatto la storia della serialità adolescenziale tra i primi anni 2000 e il decennio passato.

Uno sconosciuto che posta segreti di altre persone infangandole e prendendosi gioco di loro ricorda molto Gossip Girl, mentre la componente dell’omicidio irrisolto di un giovane (e odiato) adolescente, ci riporta con la mente indietro nel tempo al famoso “omicidio” di Alison DiLaurentis, perno delle vicende raccontate in Pretty Little Liars

Una storia che intrattiene

La serie TV gode di una buona linea narrativa che mantiene sempre alta l’attenzione verso il nucleo di tutta la storia, vale a dire chi e perché ha commesso l’omicidio. Intrigante e coinvolgente, nonostante la presenza numerosa e quasi scontata in casi come questi, di alcuni dei più famosi cliché adolescenziali, le vicende raccontate riescono ad intrattenere lo spettatore. I personaggi incarnano i classici stereotipi dei ragazzi americani di ogni storia televisiva e cinematografica: la popolare che ad un certo punto si ritrova il mondo contro, il ragazzo che eccelle negli sport ma ha alle spalle una situazione problematica, fino alla prima della classe con una vita che all’apparenza sembra perfetta. Nonostante questo, è facile familiarizzare con loro e con le loro vicende, grazie alla buona caratterizzazione che la scrittura gli ha donato.

Segreti e bugie – Spoiler alert

Se in principio chi muore sembra quello misterioso e pieno di segreti, con l’avanzare della storia ci si rende conto che l’apparenza inganna e che, coloro a primo impatto puliti, vivono di segreti. Le componenti del mistero, dell’inganno e del mentire diventano alcune delle costanti di ogni episodio, smascherando i vari protagonisti e mostrando quanto le loro vite siano in realtà fondate su bugie e inganni. 

La tensione è ben gestita e, insieme alla suspense, mantiene alta la curiosità che spinge a voler conoscere la verità e a creare ipotesi su chi sia un probabile assassino. Il cliffhanger finale è deducibile ma allo stesso tempo inaspettato, aprendo le porte ad una nuova linea narrativa che verrà sviluppata in una seconda stagione confermata pochi giorni fa. 

In attesa di scoprire che cosa accadrà a questo punto, non resta altro che guardare (o riguardare) la prima stagione della serie, disponibile interamente nel catalogo Netflix. 

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Rebecca Fulgosi Author
Mi chiamo Rebecca, classe 2000 e ho una passione smisurata per il mondo della settima arte. Studio alla facoltà di Beni Culturali con il sogno di diventare critica cinematografica, perché guardare film è una delle cose che mi riesce meglio. Il mio genere preferito è L’horror insieme ai cinecomic di cui sono appassionata sin da piccola. Tra i miei film preferiti: "La La Land", C’era una volta a ...Hollywood", "A Star is Born", "Jojo Rabbit" e "Titanic". Le mie serie preferite, "American Horror Story" e "La casa di carta".

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