quello-che-tu-non-vedi-Copyright: Courtesy of Roadside Attractions
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Tratto da Words on the Bathroom Walls, romanzo di Julia Walton, Quello che tu non vedi è un teen movie che parla di schizofrenia, tra pro e contro.

Adam (Charlie Plummer) scopre di soffrire di schizofrenia durante una lezione di chimica, al liceo. Nel mezzo di un esperimento (abbastanza pericoloso) una serie di persone non reali e una voce insistente e profonda iniziano ad affollare la sua mente. Il ragazzo sarà costretto a cambiare scuola, iniziare una terapia di farmaci, ma soprattutto a fare i conti con una nuova prospettiva di vita, molto più complessa di qualsiasi sua aspettativa.

Quello che tu non vedi (Words On Bathroom Walls) – PRO

Il film di Thor Freudenthal, scritto da Nick Naveda, riesce a riportare un disegno abbastanza coerente e dettagliato del disturbo psicotico che affligge Adam, che spesso compare in soggetti maschili proprio nell’età che va dai 17 ai 30 anni. Il protagonista, Charlie Plummer (Premio Marcello Mastroianni come attore emergente per l’interpretazione in Charley Thompson nel 2017), regge l’opera fornendo sensazioni ed emozioni forti, ed inserendosi in un’impalcatura registica solida in grado di comunicare le visioni e il malessere del ragazzo, legato ad una particolare tipologia di schizofrenia paranoide.

Le continue minacce percepite da Adam si manifestano sotto forma di allucinazioni visive ed uditive che si configurano come parte della sua quotidianità, difficili da spiegare agli altri, costanti e martellanti visioni più o meno minacciose.

Nel cast anche interpreti più noti; gli “adulti” in una rappresentazione prevalentemente a misura di adolescente: Molly Parker nel ruolo della madre di Adam e Walton Goggins in quello del suo nuovo compagno. Senza dimenticare la partecipazione di Andy Garcia, sacerdote nella scuola cattolica di Sant’Agata. Guida “umana” in un contesto che in un primo momento lo costringe a dare un supporto unicamente spirituale e quindi insufficiente alle condizioni del ragazzo.

Quello che tu non vedi (Words On Bathroom Walls) – CONTRO

Al di là di una traduzione “nostrana” che del titolo originale annienta qualsiasi significato (le “parole” sui muri del bagno sono le dichiarazioni e confessioni che i liceali fanno sui loro compagni e le loro compagne in totale e anarchica libertà, e su cui Adam ha paura di leggere di essere considerato un pazzo), i CONTRO ristagnano nelle convenzioni di un genere che è rigido e inespugnabile.

Sto parlando del teen movie “duro e puro”, scandito da fasi obbligate e leggerezze poco accattivanti. In questo senso il film non arriva dove vorrebbe (o dove avrei voluto io guardandolo, come forse tanti altri spettatori). Fonde un’analisi che poteva toccare picchi più alti con una narrazione per adolescenti, che lo tiene incatenato a dogmi necessari, ma limitanti. Come la relazione con Maya (Taylor Russell), immancabile ma, purtroppo, resa superficiale dall’abbondanza di tematiche in ballo.

A prescindere, da vedere

Nonostante il tono teen, Quello che tu non vedi è un film che non solo consiglio da guardare, ma da far guardare proprio ad un pubblico giovane. Magari in un contesto di dialogo ed apertura nei confronti di una patologia più diffusa di quanto si possa credere.

Quello che tu non vedi è un’opera profondamente inclusiva, che serve per muovere i primi passi verso la consapevolezza di una malattia che fa vedere e sentire cose che non esistono, ma che non definisce la persona che ne è affetta. Andando a scardinare il concetto di normalità che le persone i cui nomi compaiono sui muri dei bagni “trasgrediscono“, così come Adam, uguale ma diverso.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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