Rami Malek, premio Oscar come Miglior attore protagonista per Bohemian Rhapsody, ha alle spalle tanti piccoli ruoli che in pochi ricordano.

Alzi la mano chi se lo ricorda vestito da faraone! Oppure con strani poteri magici e canini affilati accanto a Robert Pattinson? Prima di impersonare il carismatico Freddie Mercury o Elliot Alderson nella serie Mr. Robot, l’attore di origini egiziane ha ricoperto tanti piccoli e diversissimi ruoli per il cinema e la TV. Ne volete ripassare qualcuno tra quelli più impensabili?

TV: Iniziare con Una mamma per amica

La prima apparizione televisiva di Rami Malek è in una delle serie TV più amate dei primi anni 2000: Una mamma per amica (Gilmore Girls), ideata da Amy Sherman-Palladino. Nell’episodio 4×11 (2004) l’attore fa una comparsata ma non passa inosservato. Appare giovanissimo nel contesto universitario-religioso di un incontro tra studenti nel famoso negozio di antiquariato della signora Kim. Lo vediamo proprio accanto a Lane, con un gilet di lana e due basette retrò, si chiama Andy e sarà l’unica puntata della serie in cui sarà presente.

Rami Malek in Gilmore Girls – © NETFLIX

Nel corso degli anni farà altre apparizioni in serie TV molto diverse da questo inizio decisamente girly, come Medium nel 2005, Alcatraz nel 2012, entrambe per una o due puntate.

Parteciperà anche per un periodo più lungo alla sitcom The War at Home, con il ruolo di Khaleel Nazeeh detto “Kenny”, ragazzo omosessuale di origini arabe innamorato, segretamente, del suo migliore amico.

Il ruolo televisivo che consacrerà Rami Malek come protagonista e non più spalla o comparsa sui generis sarà Mr. Robot. Serie creata da Sam Esmail (Homecoming), quattro stagioni, ritmi concitati e trip estetici e narrativi tra allucinazioni e visioni, in cui l’attore interpreta l’informatico Elliot Alderson, hacker con una pessima attitudine nel rapportarsi con gli altri. Sociofobico e solitario, è l’indiscussa punta di diamante di un piccolo capolavoro a puntate.

Tra cospirazioni e complotti informatici, Rami Malek si rivela capace di dare vita ad un ruolo complesso e sfaccettato. Elliot è sensibile e sopravvive ai disturbi e ai deliri paranoici che lo perseguitano, il tutto inserendosi nella ricchezza dello stile di Esmail.

Cinema: da faraone a vampiro

Come per i ruoli televisivi, anche nel cinema l’attore ha percorso parecchia strada prima di ricoprire un ruolo da protagonista, e spesso le sue origini lo hanno relegato a personaggi stereotipati per film leggeri in cui questo tipo di problematica non viene contemplata. Anzi, la caratterizzazione grossolana contribuisce a renderli semplici e catchy per un pubblico ampio.

È il caso di Una notte al museo (Night at the Museum), di Shawn Levy (2006). Film per ragazzi con Ben Stiller e Robin Williams su un particolare museo di storia naturale che di notte prende vita, dalle statue di cera ai soldatini nei diorama.

Rami Malek è Ahkmenrah, il faraone della sezione egizia. Ha uno smaccato accento inglese (prima era “esposto” a Londra), una carnagione visivamente più scura e un outfit di bende da mummia prima di indossare oro e pietre preziose. L’ attore accetta di partecipare anche al sequel (2009) e al terzo capitolo (2014), in cui acquista un’importanza sempre maggiore.

Ci saranno ancora un paio di piccole parti, anche in opere di tutt’altro livello (come The Master di Paul Thomas Anderson), ma nel 2012 avrà un ruolo nel capitolo finale della Twilight Saga, ovvero Breaking Dawn – Parte 2 (di Bill Condon).

Per chi non fosse esperto della trasposizione della storia d’amore tra Bella ed Edward, nella parte finale si assiste alla riunione di vampiri da ogni parte del mondo. Sono abbigliati e caratterizzati come in un libro per bambini sugli usi e i costumi delle varie popolazioni.

Rami Malek è Benjamin, vampiro egiziano con il potere di controllare gli elementi naturali, due occhi rosso sangue da lenti a contatto di qualità non proprio eccelsa e abiti dal gusto orientale.

Prima di Wembley

Dopo ha la fortuna di lavorare con Spike Lee in due occasioni, il remake Oldboy (2013) e Il sangue di Cristo (Da Sweet Blood of Jesus, 2014). Inoltre nel 2017 lo troviamo, finalmente, co-protagonista al fianco di Charlie Hunnam in Papillon, diretto da Michael Noer (altro remake dell’omonimo film del 1973).

Piano piano si avvicina Bohemian Rhapsody (Bryan Singer, 2018), film che lo farà conoscere al grande pubblico e che gli varrà il premio Oscar come Miglior attore protagonista.

Meritato? Assolutamente sì. Il ruolo di Freddie Mercury è perfetto per lui. Sebbene alcune scelte narrative si dimostrino lacunose e non tutti i fatti rispecchino la realtà delle vicende, Rami Malek si erge sopra a qualsiasi mancanza dando di nuovo vita al frontman dei Queen. Vale la pena passare sopra alle inesattezze della storia per godere dell’interpretazione dell’attore, in particolare durante l’esibizione al Live Aid (1985).

Bohemian Rhapsody, Brian Singer, 2018
Bohemian Rhapsody (2018) – 20th Century Fox

E dopo averlo visto al fianco di Denzel Washington e Jared Leto nel recente Fino all’ultimo indizio (The Little Things), aspettiamo la sua apparizione in No Time to Die, venticinquesimo film della serie dedicata all’agente segreto James Bond (in uscita quest’anno). Sarà diretto e co-scritto da Cary Fukunaga e Rami Malek interpreterà il pericoloso terrorista Lyutsifer Safin.

Un volto che non passa inosservato e la capacità di sperimentare: Rami Malek compie oggi 40 anni e sicuramente ha ancora tantissime sorprese in serbo per il suo pubblico.

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In copertina “Rami Malek se ha divertido en El Hormiguero…” by ElHormiguero su licenza CC BY-NC 2.0

Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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