Onslaught, I Wonder Pictures
Onslaught, I Wonder Pictures

Una vocazione esplicita della casa di produzione e distribuzione americana A24 è da sempre quella di coltivare autori di genere o di riscoprirne alcuni passati in sordina. Un autore di horror come Ti West ha beneficiato di questo trattamento espresso dalla trilogia composta da X, Pearl e Maxxxine, per cui ora è un autore associato alla griffe A24.

Con Onslaught è il turno di Adam Wingard, regista noto per aver diretto gli ultimi film di King Kong e Godzilla ma che si afferma nel circuito indie dell’horror americano dopo una lunga gavetta. Anche quest’opera è parte di una trilogia che, però, è cominciata nel 2011 con You’re Next e The Guest (2014), frutti di altri contesti produttivi. Entrambi erano B movie antimilitaristi che raccontavano tranquilli contesti borghesi colpiti da azioni militari incontrollabili e inaffrontabili. Dietro queste azioni, direttamente o meno, c’era il KPG, classico programma supersegreto di sviluppo del super soldato. Questa volta il centro dell’azione è un insediamento di roulotte di veterani, dove vive la protagonista Celeste Cross (Adria Arjona), che viene attaccato da tre brutali soldati zombie riprogrammati per uccidere chiunque intersechi la loro retta di distruzione e morte.

Un B movie solido e patinato con poco da aggiungere

Onslaught, grazie al bollino A24, portava con sé il rischio di essere il film d’azione per persone che si vergognano a ritrovarsi compiaciute nel vedere le spacconate di Jason Statham o l’ennesimo tassello della saga di John Wick. 

Il risultato, invece, è un film decisamente solido ma come può esserlo un’anonima sbarra d’acciaio. Riesce infatti a essere scarno e a faticare enormemente a raggiungere un minutaggio adeguato, come dimostra la sottotrama espansa eccessivamente legata al patinatissimo cleaner governativo Cyrus (Drew Starkey). Il tutto è singolare dato che l’incipit mette molta carne al fuoco tra esperimenti militari paranazisti e cospirazioni intergovernative.

Paradossalmente, la scrittura è fin troppo asciutta e telefonata, per esempio, nel costruire un colpo di scena piuttosto decisivo relativo ai tre super killer, ma anche a caratterizzare il loro creatore, il mad doctor nazista Hans Kammler (un Dan Stevens truccato in modo posticcissimo, come se mancassero alcuni strati di prostetico). Non è molto sottile e sofisticato, infatti, l’accostamento tra l’esoterismo e la postura nazionalsocialista e i meandri più reconditi dell’esercito americano. Nonostante tutto, Wingard riesce comunque a fare del suo meglio, in particolare nello showdown realizzato con la sua consueta abilità, soprattutto nel costruire la tensione dell’assedio che rimanda a classici carpenteriani come The Fog e Distretto 13. Al netto di questi esercizi di stile, tuttavia, non rimane granché di memorabile, se non la prova convincente di Arjona, a suo agio nei panni di una novella Sarah Connor opposta a dei veri e propri Terminator.

Un elenco di caselle da spuntare

È bello che Wingard sia riuscito a chiudere il suo trittico sul rapporto predatore/preda tra comunità civile e quella militare. Questa volta, come variazione sul tema, riesce ad aggiungere al conflitto anche dei civili ex militari, non appartenenti alle branche deviate che generano soldati “inumani”. 

Tuttavia, si ritrovano le sensazioni che avevano accompagnato anche You’re Next e The Guest, ossia opere realizzate da un abilissimo mestierante che fatica però a imporre una propria estetica o un proprio sguardo al genere. Come il classico secchione dai pieni voti ma privo di qualsivoglia personalità, che si limita a spuntare le caselle che servono per guadagnarsi le stigmate del film post-carpenteriano.

Il cinema, ovviamente, è pieno di abili esecutori come Wingard (e sono necessari), ma cercare di elevarlo ad autore sembra una forzatura. D’altronde, questa sua natura gli permette la versatilità necessaria a muoversi abilmente tra bassi budget come questo e opere titaniche come i Kong vs Godzilla. Gli amanti del genere action resteranno sicuramente soddisfatti, salvo sentire la sensazione di trovarsi di fronte a una artificiosa versione gourmet di un film di serie B. Una pietanza popolare resa troppo pretenziosa.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
5.5
recensione-di-onslaught-adam-wingard-chiude-la-sua-trilogia-horror-con-un-solido-ma-insipido-b-movieDella visione di Onslaught non rimane granché di memorabile, se non la prova convincente di Arjona, a suo agio nei panni di una novella Sarah Connor opposta a dei veri e propri Terminator