L'estranea, Paolo Strippoli. Foto di Andrea Miconi
L'estranea, Paolo Strippoli. Foto di Andrea Miconi

“L’estranea è una figura che sembra venire da fuori, ma che evidentemente è una parte di noi che risuona fortemente”, le parole di Jasmine Trinca attraversano il mistero familiare che pervade il nuovo film diretto da Paolo Strippoli, quello di cui tutti parlano, il film che dopo essere stato presentato in concorso a Venezia 83 rappresenterà l’Italia alla 99ª edizione degli Academy Awards, nella selezione per la categoria International Feature Film Award.

In uscita nelle sale italiane da oggi 8 ottobre (con 01 Distribution), L’estranea è il quarto lungometraggio del regista, che qui raggiunge una maturità stilistica e cinematografica che non si limita a portare sul grande schermo un film “di genere”, ma un film che lascia senza fiato, che va a colpire proprio dove ci fa più male.

Perché non perderlo, soprattutto al cinema? Perché L’Estranea mette in scena una tragedia che rispecchia la vita stessa, dove momenti di straordinaria bellezza convivono con eventi terribili, e ci restituisce un’esistenza costellata di errori e decisioni, distacco e disperazione.

Prima della tempesta

Anna Colonna (Jasmine Trinca) va a Roma a trovare la figlia Alice (Romana Maggiora Vergano), che vive da sola in un appartamento disordinato, staccata dal resto della famiglia. L’obiettivo di Anna è confessare ad Alice la verità sulla loro famiglia e rivelarle il patto fatto con un’estranea che ne ha stravolto l’esistenza. La donna inizia il suo racconto in un’atmosfera cupa, mentre sulla città sta per scatenarsi un forte temporale, mentre i suoi ricordi della vita a Bari, rappresentata anche da una foto incorniciata nell’appartamento di Alice, tornano all’apparente perfezione e felicità della famiglia prima che tutto cambiasse.

La famiglia Colonna (composta da Anna, il marito Walter e i figli Alice e Tobia) era in realtà una normale famiglia borghese, caratterizzata da un amore verso i figli che diventa controllo, ma anche dalla sete di successo e dal desiderio di emergere. Durante un pranzo di Ferragosto negli anni ’90, un grave incidente incrina drammaticamente questo scenario impeccabile, macchiando di sangue la perfezione e gettando incertezza sul loro futuro.

Nell’appartamento romano, Anna rivela ad Alice la cronologia esatta degli incontri avuti negli anni con una misteriosa “estranea”, la cui influenza l’ha spinta a compiere scelte estreme. La regia di Strippoli trasforma questa vicenda in un’esperienza visiva e fisica disorientante, immergendo lo spettatore in una spirale di eventi irreversibili. Questo simbolo ricorrente (che dà anche il titolo internazionale al film L’Estranea) cattura progressivamente i membri della famiglia Colonna.

Verso una direzione diabolica

“La spirale è una caduta senza appigli verso il basso. A noi piace l’idea di fare un cinema molto fisico, viscerale, “di pancia”, che non sia solo un’elucubrazione filosofica, ma che si sveli attraverso le azioni dei personaggi”, lo racconta proprio a FRAMED Salvatore De Chirico, co-sceneggiatore insieme a Strippoli del film (qui l’intervista completa).

L’Estranea si snoda tra passato e presente, facendo emergere un orrore legato a un “troppo amore” e a una spirale da spezzare per salvarsi, mentre Roma si allaga. Paolo Strippoli conferma la propria poetica e uno stile di regia che ribalta la percezione, portando a galla punti di vista nascosti, come quello di una madre che ha seguito una strada diabolica ignorando le fragilità dei figli.

Qui la recensione completa da Venezia 83.

Continua a seguire FRAMED. Siamo anche su Facebook, Instagram e Telegram.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
9
Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.
oltre-il-genere-perche-lestranea-e-il-film-italiano-piu-coraggioso-dellanno-recensionePaolo Strippoli conferma la propria poetica e uno stile di regia che ribalta la percezione, portando a galla punti di vista nascosti, come quello di una madre che ha seguito una strada diabolica ignorando le fragilità dei figli.