
Presentato nella sezione Orizzonti, Rose of Nevada è il nuovo spiazzante film, realizzato in pellicola da 16mm, diretto, sceneggiato e montato da Mark Jenkin. Nel cast George MacKay e Callum Turner nel ruolo dei due protagonisti principali, Francis Magee, Edward Rowe, Rosalind Eleazar, Mary Woodvine e Adrian Rawlins.
Un viaggio nel tempo lungo trent’anni
Un dimenticato villaggio di pescatori nella Cornovaglia, nonostante lo scorrere inesorabile del tempo, ancora non riesce a lasciarsi le spalle un tragico evento che ha coinvolto la comunità trent’anni prima: la scomparsa della Rose of Nevada, un peschereccio salpato con un equipaggio di tre uomini che, dopo il consueto viaggio in mare di tre giorni, non ha più fatto ritorno al porto.
Tre decenni dopo la Rose of Nevada riappare senza preavviso al porto e la comunità è divisa tra coloro che gridano al miracolo e chi è convinto del contrario. Nick (George MacKay), un padre di famiglia, e Liam (Callum Turner), un ragazzo insoddisfatto della sua esistenza, decidono di imbarcarsi sul peschereccio che, come se nulla fosse accaduto, riprende la sua attività. Quello che i due però non sanno è che la realtà che li aspetta una volta di ritorno da questo viaggio è oscura e misteriosa.
La particolarità di Rose of Nevada risiede tutta nel suo inizio, che già presenta il mistero principale della sua trama, nonché la sua protagonista ufficiale: la Rose of Nevada. Il suo improvviso ritorno è un brutto presagio o è un miracolo? Neanche gli abitanti del villaggio, confusi ma stupiti al tempo stesso, riescono a rispondere ad una domanda del genere, e nessuno sembra volersi avvicinare a lei. Jenkin introduce la storia lentamente, abbracciando la confusione dei protagonisti e coinvolgendo in essa anche lo spettatore che, per la prima parte di film, non riesce a fare a meno di chiedersi a che tipo di storia stia realmente assistendo.
Rose of Nevada, la concezione distorta di tempo e spazio
Mark Jenkin ribalta completamente la canonica concezione di spazio e tempo, portando in scena un film che ha proprio queste due componenti come motore principale del racconto. Esiste davvero una divisione tra queste due dimensioni? Ma soprattutto, esiste un confine tra passato e presente? Indirettamente sono domande che si pongono anche i due protagonisti del lungometraggio, Nick e Liam, nonostante il loro approccio sia sostanzialmente molto diverso.
Nick, padre di famiglia partito sulla Rose of Nevada per poter accumulare soldi per poter garantire un futuro migliore a sua figlia e sua moglie, rimane particolarmente scosso dai continui salti temporali al quale è sottoposto. Liam, d’altro canto, non ha nulla da perdere; il suo passato è sconosciuto e non viene presentato in modo chiaro, e lo stesso Liam non ne parla mai volutamente. I due finiscono per essere quindi delle semplici pedine in mano ad un destino che si prende continuamente gioco di loro, così come il regista si diverte a confondere (volutamente) lo spettatore.
In breve
Rose of Nevada è un’opera peculiare e complessa, che preferisce parlare a chi guarda attraverso immagini silenziose ma ricche di significato, privilegiando un ritmo volutamente lento, volto a creare una storia che ricorda per molti versi la poetica di David Lynch. Nel finale, in cui si raggiunge una vera e propria apoteosi di quanto raccontato fino ad ora, è contenuto tutto il senso di un film criptico ma affascinante al tempo stesso.
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